di Federico Piazza
Elettricisti disperatamente cercasi. Il problema è comune alle aziende di impiantistica civile e industriale, conferma Livio Gemmo, presidente della sezione “Tecnologie e servizi degli impianti e delle costruzioni” di Confindustria Vicenza e amministratore delegato della Livio Gemmo srl di Thiene.
Gli elettricisti non sono ovviamente l’unico profilo professionale tecnico in cui c’è carenza di personale e di giovani che si formano. Mancano infatti anche idraulici, saldatori, carpentieri, operatori di macchinari industriali a controllo numerico, operai edili. Ma la difficoltà per le aziende di reperire addetti con competenze elettrotecniche è particolarmente sentita per via del fatto che sono oggigiorno molto richiesti in diverse attività legate alla transizione energetica in corso, come la produzione e l’installazione di pannelli fotovoltaici e sistemi di accumulo, l’efficientamento degli impianti industriali, l’aumento dell’alimentazione elettrica dei consumi domestici con pompe di calore e domotica.
«Anch’io ho dovuto rinunciare a delle commesse a causa della mancanza di manodopera», osserva Gemmo, che ha più volte partecipato a incontri tra imprese e studenti delle scuole tecniche e professionali della provincia di Vicenza. «Siamo una piccola realtà di cinquanta persone e possiamo fortunatamente contare su uno zoccolo duro di operativi molto bravi, che sono con noi da diversi anni e che coltiviamo con grande attenzione. Ci siamo anche inventati una sorta di academy aziendale in cui cerchiamo di trasmettere la passione per l’elettrotecnica. Ma non è facile trovare personale nuovo da inserire in produzione e nelle squadre di elettricisti che lavorano nei cantieri».
Le scuole tecnico-industriali dell’Alto Vicentino con indirizzi di studio in elettronica ed elettrotecnica sono l’ITT Giacomo Chilesotti di Thiene e l’ITIS Silvio De Pretto di Schio: in ciascuno istituto il triennio con classi di automazione e di elettronica curvatura energia conta intorno ai 170 iscritti e sforna mediamente una sessantina di diplomati all’anno. Ma almeno la metà prosegue gli studi all’università. Quindi quelli che entrano immediatamente nel mercato del lavoro sono ben meno di quanti ne assumerebbero le aziende del territorio, osservano i dirigenti scolastici. E il trend delle iscrizioni, stabile sia al Chilesotti che al De Pretto, probabilmente risentirà nei prossimi anni del calo demografico di giovani.
Il quadro non cambia a livello di formazione professionale. La sottosezione impianti elettrici del triennio di manutenzione e assistenza tecnica dell’IPS G.B. Garbin della sede di Schio diploma in media poco più di una ventina di ragazzi all’anno. Mentre il percorso triennale dell’Engim Thiene – SFP Patronato San Gaetano rilascia annualmente una ventina di qualifiche come operatore elettrotecnico, a cui si aggiungono venti diplomi tecnici professionali equiparati conseguiti al quarto anno. Il tasso di occupazione è molto alto, perché appunto l’offerta è molto inferiore alla domanda delle aziende del territorio.
É improbabile che il numero di diplomati locali in elettronica-elettrotecnica sia destinato ad aumentare, mentre la vecchia guardia di tecnici andrà via via in pensione. Fondamentale per le imprese che se li contendono è pertanto essere attrattive non solo in termini di offerta economica per i neo assunti, ma anche di qualità dell’ambiente di lavoro. «Noi – spiega a tal proposito Gemmo – abbiamo una policy di gestione del personale molto orientata all’ascolto e al rispetto: cerchiamo di creare un clima aziendale in cui si stia bene, curando molto le relazioni umane. L’obiettivo è che la squadra valga più della somma delle singole persone. E mi sembra che questo approccio ci abbia reso più attrattivi anche nei confronti degli operai, che sanno che da noi possono tranquillamente parlare di qualsiasi problema».
Livio Gemmo, terza generazione alla guida dell’azienda di famiglia, è molto orgoglioso di definirsi un “imprenditore umanista”: «Sono un po’ contro corrente: la figura dell’HR Manager è molto importante, anche se l’azienda è piccola, perché gli operai hanno bisogno di un riferimento con cui parlare. E la gestione dell’impresa ne risente positivamente: la mia esperienza è che un atteggiamento aperto e accogliente consente di avere più informazioni da tutto il personale e di conseguenza aiuta a prendere le decisioni. I giovani specialmente – osserva Gemmo – prestano molta attenzione al clima aziendale: cercano fiducia e responsabilizzazione. Non vanno quindi paralizzati per la paura di commettere degli errori. Il rispetto viene prima di tutto: io per esempio do del lei a tutti i neoassunti, qualsiasi sia la loro funzione, e solo quando si instaura un rapporto di confidenza passo al tu. E ho notato che funziona».
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