Il nucleare torna in Italia e il Veneto, questa volta, non vuole stare alla finestra. Dopo il via libera al disegno di legge delega sul nucleare sostenibile, il mondo industriale veneto mette sul tavolo una richiesta tutt’altro che timida: energia stabile, competitiva e programmabile per sostenere una delle principali piattaforme manifatturiere d’Europa.

La bolletta cambia il dibattito
Il messaggio degli industriali, come riportato dal quotidiano il Nordest.it, è netto: il nucleare rappresenta un’opportunità. Ma il punto, per una regione come il Veneto, è soprattutto uno: l’energia è diventata una questione industriale, non più soltanto ambientale o ideologica. Il paradosso è che l’atomo, dopo essere stato per decenni una parola quasi impronunciabile, torna improvvisamente presentabile proprio nel territorio dove l’industria consuma energia in quantità. La crisi dei prezzi ha cambiato il vocabolario. Il tema della sicurezza resta, naturalmente, ma nelle aziende il fantasma delle bollette rischia ormai di fare più paura di quello delle centrali.

Il Veneto guarda al nucleare
Confindustria Veneto Est insiste, riporta il quotidiano, sulla necessità di garantire energia a costi sostenibili per un sistema produttivo fortemente manifatturiero. E il nucleare, nell’ottica degli industriali, non dovrebbe sostituire le rinnovabili, ma affiancarle all’interno di un mix energetico più ampio. Una posizione pragmatica, almeno sulla carta: meno ideologia, più attenzione alla competitività. Ma il vero test deve ancora arrivare. Sempre il quotidiano ricostruisce anche la posizione della Regione Veneto, che sceglie la via della prudenza sul ritorno dell’atomo. Una cautela comprensibile, considerato che appena due anni fa la maggioranza regionale si era schierata contro il nucleare. Oggi il clima è cambiato e il tema è tornato al centro del dibattito, ma Palazzo Balbi sembra muoversi con maggiore cautela rispetto al mondo industriale.

Il problema, ora,  si chiama “dove?”
Perché dire sì al nucleare è relativamente semplice quando si parla di tecnologia, competitività e transizione energetica. Molto più complicato diventa rispondere alla domanda successiva: dove si costruisce? Individuare un territorio, affrontare autorizzazioni, valutazioni ambientali, sicurezza, infrastrutture e soprattutto consenso locale è un’altra partita. Ed è qui che il Veneto potrebbe scoprire che tra il dichiararsi favorevoli al nucleare e l’averlo davvero sul territorio passa una distanza considerevole.Il confronto con il Friuli Venezia Giulia rende il quadro ancora più interessante. Dall’altra parte del confine c’è Krško, mentre Monfalcone dispone già di competenze e di una filiera industriale legata al settore. Il tema, quindi, non è soltanto quello della produzione di energia, ma anche della possibilità per il Nordest di ritagliarsi un ruolo nella nuova industria nucleare europea.

La partita, dunque, è appena cominciata. La legge può aprire la strada, ma saranno i territori a dover affrontare la parte più difficile.

di Redazione AltovicentinOnline
ph web/di repertorio generica

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