AltoVicentinOnline

Attentato all’ex direttore del Gdvi Gervasutti e mafia: dove sono i leoni da tastiera?

di Natalia Bandiera

La firma è quella del cronista di giudiziaria più autorevole di tutta la Provincia di Vicenza e tra quelli più bravi del Veneto. La notizia fa gelare il sangue e non leggevo vicende del genere da quando vivevo in Sicilia, dove gli attentati incendiari, gli avvertimenti a suon di pistolettate e gambizzazioni sono all’ordine del giorno. Ma in “Terronia” queste notizie non fanno notizia spesso, anche se dopo la morte di Falcone e Borsellino molte cose sono cambiate. Certi tipi di “missioni punitive” risalgono a quando i cronisti dell’Ora osavano scrivere la parola ‘mafia’ o ‘pentito’. Erano gli inizi degli anni ’90 e in Sicilia adesso, giovani e persone di tutte le generazioni fanno notizia perchè sanno scendere in strada per denunciare il malaffare e quella mafia che non è più quella di Provenzano e Riina, ma dei colletti bianchi che fanno il bello e cattivo tempo infiltrati nella res pubblica. Leggere stamattina, che un ex senatore della Repubblica, non conta di che partito sia, avrebbe commissionato un attentato ai danni dell’ex direttore de Il Giornale di Vicenza Ario Gervasutti perchè gli  avrebbero dato fastidio degli articoli del più letto quotidiano vicentino mi lascia scioccata. Siamo ancora in fase di indagini preliminari e non si può non usare il condizionale, ma pubblicare nome e cognome, foto del presunto mandante di un attentato avvenuto nel luglio 2018 ai danni di Gervasutti, che risiede a Padova, significa che il giornalista ha le carte di questa inchiesta che vede indagate 43 persone tra cui l’ex senatore Alberto Filippi, che secondo l’accusa, avrebbe commissionato l'”avvertimento” a Santino Mercurio, che avrebbe confessato di aver esploso 5 colpi di pistola all’indirizzo della casa di Gervasutti .

Un fatto aggravato, secondo gli inquirenti, dall’essere stato commesso al fine di agevolare «l’attività del sodalizio mafioso, accrescendone la capacità operativa, economica e la forza di intimidazione funzionale ad assicurare le condizioni di vantaggio nel controllo del territorio da parte dell’organizzazione criminale di appartenenza».

Filippi è accusato di associazione mafiosa e ad incastrarlo ci sarebbero delle intercettazioni telefoniche, che non lascerebbero dubbi. Al vaglio della Procura antimafia, un altro atto intimidatorio fuori dal Veneto.

Oggi, prima di scrivere, mi sono presa la briga di andare a vedere i commenti facebook sotto l’articolo del Giornale di Vicenza. A parte qualcuno che più che condannare ironizza, sono davvero pochi coloro i quali hanno scritto come solitamente fanno i leoni da tastiera per fatti molto meno gravi. Ed è un peccato non leggere lo stesso sdegno da parte dei lettori, che sono sempre pronti a massacrare anche il ragazzino che imbratta la panchina del parco o danneggia la giostrina, il ladruncolo che ruba il panino al supermercato, che insorgono quando sbagliamo una foto dopo una lunga giornata di lavoro. Quelli che ci chiamano giornalai e prezzolati senza sapere cosa c’è dietro un mestiere difficile anche per noi. Una professione fatta di ripercussioni e ‘tirate d’orecchie’ se osi scrivere quello che  non piace al politico di turno. Ario Gervasutti avrebbe subito un attentato in pieno stile mafioso (la giustizia stabilirà tutti i dettagli e confermerà o meno i sospetti degli inquirenti contro Filippi) : 5 colpi di pistola , alcuni dei quali all’indirizzo della stanza dei figli che si trovavano in casa con la moglie. E perchè? Perchè avrebbe scritto “articoli scomodi”. E’ vero che esistono giornalisti prezzolati e venduti agli editori, ma l’ex direttore de Il Giornale di Vicenza ha dimostrato di non esserlo, come non lo sono tanti bravi cronisti che non hanno paura di mettersi contro quelli che credono di poter mettere il bavaglio alla stampa. Perchè non tutti i giornalisti sono al soldo di chi comanda e molti non si fanno comprare, a costo di non vivere in pace.

E adesso, dove sono i commentatori da tastiera, che non sorvolano su nulla, anche quando l’errore è fatto in buona fede? E dove sono le reazioni politiche di chi manda un comunicato stampa per la scritta sul muro?

E’ vero, il giornalismo italiano è scaduto da tempo, ma la qualità dei lettori non la stimola a migliorare dato il silenzio su fatti di mafia in casa propria, che dovrebbero fare insorgere le masse,  e la tempesta di commenti sotto l’articolo di Elettra Lamborghini.