Dalle accuse di paralisi all’attuale Movimento 5 Stelle alla rottura definitiva con Marco Travaglio, fino alla difesa del figlio Ciro e all’affondo su Roberto Vannacci. Dopo anni di riserbo, Beppe Grillo rompe il silenzio ed è il protagonista del primo episodio della nuova stagione di Pulp Podcast, condotto da Fedez e Mr Marra. A loro rilascia un’intervista fiume che spazia dalla cronaca giudiziaria alla politica, fino allo stato dell’informazione in Italia.

“Come faccio a fondare un partito, a organizzarlo? Mi dispiace, ma non ho il potere di farlo, non ho le facoltà. Posso dare degli input, delle idee…”, dice l’ex garante e fondatore del M5S. È sull’amarezza per l’estromissione dal progetto politico a cui ha dedicato gran parte della vita che l’intervista raggiunge il picco di durezza.“Sono stato estromesso” dai Cinquestelle, “però non ho rimpianti: oggi il Movimento è un’altra cosa, in mano al reverendo Jones (n.d.r Giuseppe Conte), all’uomo che sussurrava ai cavilli”.

Poi liquida senza appello l’attuale corso dell’M5S: “Ad oggi ci sono queste persone che si agitano dentro un movimento che di progressista c’è solo la paralisi della mente, cioè non hanno un’idea”. E chiosa sulla forza della comunicazione diretta: “Se hai un’ idea e sei convinto e la riesci a comunicare, con la televisione con le immagini, è difficile mentire”.

SU VANNACCI

I temi politici irrompono rapidamente nel dialogo. Sollecitato sull’evoluzione delle tecnologie e della società, Grillo analizza l’impatto dell’intelligenza artificiale per poi smontare l’attuale dibattito politico e i suoi interpreti, a partire dal generale Roberto Vannacci.

“Ci buttiamo nel fascismo, nel nazionalismo, nella bandiera, nella patria…sono malattie infantili. Il futuro di Vannacci sono le domande stupide, con un sottile astio sotto a cui lui risponde con un italiano corretto. Vannacci è come una decalcomania: più gli sputi sopra, più la inumidisci e più si appiccica“, dice Grillo.

Ampio spazio viene dedicato anche al sistema dei media e all’evoluzione de Il Fatto Quotidiano, nato come voce indipendente e progressivamente sovrapposto alle vicende del Movimento 5 Stelle. Pur riconoscendo la crescita della testata tra teatro, TV, carta e digitale, e ammettendo di aver smesso di leggerla, Grillo definisce senza filtri il suo attuale rapporto con il direttore Marco Travaglio: “Non lo sento e non ho nessun tipo di rapporto perché lui va per la sua strada e non abbiamo più niente da dividere quando una persona ha una un’idea della realtà che deve combaciare con la propria opinione…io trovo che sia ancora un ottimo giornalista. No, non ho critiche personali da fare è che il giornalismo è una professione in via di estinzione”.

IL FIGLIO CIRO

Il confronto si apre sul piano personale, con un passaggio accorato rivolto ai sostenitori e in particolare al figlio Ciro: “L’ho visto da bambino diciannovenne a maturare così con questa spada di Damocle che ha sulla testa. Si è laureato…studia per diventare avvocato penalista e giurare al mondo la sua innocenza”.

VANNACCI RISPONDE A GRILLO

Caro Grillo, continua pure a sputare. Mi definisci una decalcomania: più mi sputano addosso e più mi appiccico. Su una cosa, allora, siamo d’accordo. Da anni mi sputano addosso etichette, insulti e accuse. Eppure sono ancora qui“. Così sui social il leader di Futuro nazionale Roberto Vannacci rispondendo alle parole di Beppe Grillo a Pulp Podcast. “Vannacci è come una decalcomania: più gli sputi sopra, più la inumidisci e più si appiccica“, ha dichiarato l’ex garante e fondatore del M5S.

“Poi dici che patria, bandiera e nazionalismo sarebbero ‘malattie infantili’. Io invece la Patria la rispetto, la bandiera la difendo e dell’Italia non mi vergogno. Se per qualcuno amare la propria Nazione è una malattia, allora diffonderò il contagio ovunque. Quanto alla decalcomania, Beppe, hai già spiegato tu come funziona: più sputate, più si appiccica”, conclude Vannacci.

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