La frattura politica e istituzionale nel territorio vicentino si fa sempre più profonda. Al centro della bufera c’è la nascita del Tribunale della Pedemontana a Bassano del Grappa, un progetto che sta dividendo radicalmente i sindaci della provincia. A innescare l’ultima, durissima polemica è la partecipazione ufficiale del presidente della Provincia di Vicenza, Andrea Nardin, al flash mob svoltosi a Bassano a sostegno dell’apertura del nuovo presidio giudiziario. Un’apparizione che Nardin ha voluto suggellare indossando la fascia istituzionale dell’ente provinciale, scatenando l’immediata reazione del sindaco di Thiene, Giampi Michelusi.
L’affondo del sindaco di Thiene: “Tradito il territorio”
Il primo cittadino thienese non usa giri di parole e contesta apertamente la legittimità della scelta del presidente di Palazzo Nievo: «Il presidente della provincia è il massimo rappresentante di tutti i comuni del territorio e, proprio per questo, dovrebbe mantenere un ruolo di equilibrio e rappresentare anche le posizioni di chi non condivide questa scelta».
Per Michelusi, la presenza di Nardin in prima fila a Bassano rappresenta uno strappo istituzionale inaccettabile: «Partecipare con la fascia istituzionale a un’iniziativa a sostegno di quella che considero una vera e propria cattedrale nel deserto significa tradire i tanti amministratori che si sono espressi contro un progetto che non risponde agli standard di professionalità e specializzazione oggi richiesti dalla giustizia».
Il sindaco di Thiene mette in evidenza come l’opera sia tutt’altro che una scelta condivisa e unitaria, richiamando il fronte compatto dei contrari: «Il fatto che numerosi sindaci dell’alto vicentino e gli ordini degli avvocati di vicenza, padova e treviso abbiano assunto una posizione contraria dimostra quanto questa vicenda sia tutt’altro che condivisa. Quanto sta accadendo conferma un’evidente difficoltà del presidente nardin nel rappresentare l’intero territorio».
La solita spaccatura tra Bassano e l’Alto Vicentino
Le parole di Michelusi fotografano un malessere diffuso. Il fronte del “No” all’infrastruttura giudiziaria bassanese solleva da mesi forti perplessità legate soprattutto al rischio di drenaggio di risorse materiali e umane a scapito del Tribunale di Vicenza, una struttura centrale già ampiamente in sofferenza a causa di croniche carenze di organico e del personale amministrativo. Oltre ai numerosi sindaci dell’Alto Vicentino, la netta contrarietà espressa dai fori degli avvocati di Vicenza, Padova e Treviso accentua i dubbi di natura tecnica e organizzativa sulla reale efficienza di un nuovo polo giudiziario isolato.
Dall’altra parte della barricata, i promotori del progetto ,  con in testa il sindaco di Bassano Nicola Finco e i parlamentari del centrodestra della Lega e di Fratelli d’Italia ,  difendono a spada tratta la riapertura della sede. Durante il sit-in a Bassano, Nardin ha replicato alle critiche sostenendo che il Tribunale della Pedemontana rappresenta «un presidio di prossimità che aggiunge, non toglie». Secondo il presidente della Provincia, l’opera non indebolirebbe il capoluogo, ma al contrario ne alleggerirebbe il carico di lavoro, offrendo al contempo un servizio essenziale a un’area fortemente produttiva popolata da aziende e cittadini.
Il caso della fascia e i riflessi politici
La scelta di Nardin di schierarsi apertamente sfoggiando i simboli dell’intera Provincia,  e non agendo a titolo puramente personale o come sindaco del suo comune,  ha sollevato un polverone anche all’interno del consiglio provinciale, dove le opposizioni e diversi consiglieri hanno parlato apertamente di “errore istituzionale”.
“Sul Tribunale della Pedemontana aspettiamo ancora il confronto”
“Abbiamo letto i resoconti giornalistici della manifestazione svoltasi ieri a Bassano, organizzata dalla Lega e da  Fratelli d’Italia a sostegno della riapertura del Tribunale di Bassano.  L’impressione è quella di un vero e proprio “copia e incolla” delle manifestazioni organizzate nei mesi scorsi  davanti al Tribunale di Vicenza.  Con una differenza, però, tutt’altro che secondaria.  Le manifestazioni svoltesi a sostegno dei Tribunali di Vicenza, Padova e Treviso sono nate dall’iniziativa degli  avvocati e dei rispettivi Consigli dell’Ordine, cioè di chi ogni giorno vive la realtà degli uffici giudiziari e conosce le conseguenze che questa riforma produrrebbe sul sistema della giustizia.
Quella di Bassano, invece, è stata una manifestazione promossa e sostenuta da precise forze politiche.  Abbiamo poi letto con stupore le dichiarazioni del Sindaco di Bassano, secondo cui chi è contrario alla  riapertura del Tribunale dovrebbe confrontarsi con il territorio, perché – a suo dire – gli Ordini degli Avvocati  non avrebbero mai chiesto un incontro con il Comitato di Bassano.  Si tratta di un’affermazione semplicemente falsa.
In tutte le sedi, pubblicamente attraverso gli organi di informazione e privatamente con comunicazioni  istituzionali – da ultimo anche con una mail indirizzata alla Consigliera regionale Martini – abbiamo chiesto un confronto pubblico con chi sostiene il progetto del Tribunale della Pedemontana.
A quella richiesta non è mai stata data alcuna risposta. Per questo, se oggi il Sindaco Nicola Finco ritiene davvero utile un confronto, non deve fare altro che  indicare luogo e data.
Il Comitato sarà presente.  Noi siamo pronti a discutere pubblicamente di numeri, carichi di lavoro, geografia giudiziaria, costi, organici
e interesse dei cittadini.  Perché una riforma della giustizia si valuta sui dati e non sugli slogan.  Non possiamo poi non esprimere il nostro stupore per la partecipazione del Presidente della Provincia con  la fascia istituzionale.
È del tutto legittimo che un sindaco partecipi ad una manifestazione per sostenere una posizione che ritiene favorevole al proprio Comune.  Ben diverso è il ruolo del Presidente della Provincia. La Provincia rappresenta tutti i Comuni del territorio, non soltanto quelli favorevoli al Tribunale della  Pedemontana.
E proprio su questo tema non esiste alcuna posizione unitaria.  Anzi, molti sindaci, appartenenti a schieramenti politici diversi, hanno espresso pubblicamente la
convinzione che questo progetto rischi di indebolire ulteriormente il Tribunale di Vicenza.  Non ricordiamo, invece, un solo intervento altrettanto deciso del Presidente della Provincia per chiedere il  rafforzamento degli organici del Tribunale di Vicenza, che oggi serve l’intero territorio provinciale.
La partecipazione con la fascia istituzionale ad una manifestazione che sostiene una sola delle posizioni in  campo appare quindi una scelta quanto meno inopportuna nei confronti di tutti quei Comuni che  sostengono una posizione diversa. Viene spontaneo chiedersi se il Presidente della Provincia abbia scelto di rappresentare l’intera comunità  provinciale oppure soltanto una parte di essa.  Da parte nostra continueremo questa battaglia esclusivamente nell’interesse dei cittadini delle province  interessate e della qualità del servizio giustizia.
Non nell’interesse di tre partiti, né di trentadue sindaci.  Continueremo a chiedere ciò che chiediamo da mesi: un confronto pubblico, serio e trasparente, affinché
siano i dati, e non gli slogan, a orientare le scelte del Parlamento”, così il Comitato per una Giustizia di Qualità a Vicenza.
N.B.
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