“Dobbiamo avere il coraggio di buttare il cuore oltre l’ostacolo”.
La Lega torna a interrogarsi su se stessa. E lo fa nel luogo simbolico della sua riflessione politica, la tre giorni “Idee in Movimento”, dove però le idee, più che convergere, sembrano divergere. Sul maxischermo dell’hotel Aqua Montis compare Luca Zaia, collegato dal Veneto, e il suo intervento finisce per cristallizzare una frattura che da tempo attraversa il Carroccio: quella tra una Lega identitaria, sovranista e refrattaria ai temi etici, e una Lega liberale, territoriale, attenta ai diritti civili e pronta a contendere questi temi alla sinistra.
La domanda gliela pone il vicesegretario federale Claudio Durigon, che guarda già alle politiche del 2027: quale strada deve imboccare il centrodestra? La risposta di Zaia è netta, quasi programmatica. «Io sono convinto che vinca sempre la destra liberale. Una destra liberticida e troppo concentrata sugli aspetti fondamentalisti non può portare ai risultati che i cittadini si aspettano». È il cuore del suo “manifesto”, ribadito davanti alla platea leghista.
Diritti civili e fine vita: il terreno dello scontro
Zaia insiste soprattutto su un punto che nella Lega resta divisivo: i diritti civili, e in particolare il fine vita. «Dobbiamo avere il coraggio di buttare il cuore oltre l’ostacolo», afferma, sottolineando che il centrodestra non può permettersi un approccio ideologico lasciando questi temi agli avversari politici. «C’è un’ala moderata che ha bisogno di interlocutori», aggiunge, chiamando in causa non solo la Lega ma l’intera coalizione.
Ricorda che in Italia il suicidio medicalmente assistito è già ammesso in casi precisi, come stabilito dalla Consulta nel 2019, ma denuncia l’assenza di una legge parlamentare: «Ci vuole una legge in questo Paese. Il popolo dice: “Risolvete il problema”». Un appello che trova il sostegno di Durigon, che racconta anche una vicenda personale legata alla morte della madre, rivendicando la legittimità del dibattito interno: «Un partito è anche pluralità di pensiero». Applausi convinti arrivano da Francesca Pascale, ospite della kermesse, che si dice «totalmente d’accordo». Ma la reazione non è unanime. La vicesegretaria della Lega Silvia Sardone frena: «Il nostro partito non si è mai occupato di temi etici, quindi credo debba continuare così». Una frase che fotografa la distanza tra le due sensibilità che convivono – sempre più faticosamente – nello stesso simbolo.
Autonomia e modello bavarese: una Lega federale
Zaia torna anche su un altro cavallo di battaglia: l’autonomia, definita una delle sue “incompiute”. «Se non verrà fatta per scelta, si farà per necessità», avverte. E propone una riflessione più ampia sull’assetto del partito, evocando il modello bavarese della Cdu-Csu. Non una scissione, chiarisce, ma un modo per valorizzare i territori: «La Lega è una e una sola, indivisibile. Ma il militante di Campione d’Italia ha istanze diverse da quello di Canicattì». Una visione autenticamente federalista, che riconosce l’esistenza non solo di una questione meridionale, ma anche settentrionale. «Non è egoismo», precisa Zaia, trovando ancora una volta il plauso di Durigon, oggi responsabile del partito nel Mezzogiorno.
L’ombra di Salvini e la polemica su Tommy Robinson
Mentre Zaia parla di diritti, libertà e moderazione, Matteo Salvini è assente dalla sala. Ma la sua figura torna al centro del dibattito poche ore dopo, per tutt’altro motivo: la foto che lo ritrae al ministero delle Infrastrutture mentre stringe la mano a Tommy Robinson, influencer dell’ultradestra britannica, con precedenti penali e posizioni apertamente estremiste.
L’immagine provoca reazioni immediate. Dall’opposizione, Matteo Orfini (Pd) attacca duramente: l’incontro, sostiene, rappresenta «un ulteriore passo nell’involuzione della Lega», accusata di legittimare un personaggio considerato un punto di riferimento delle reti neofasciste europee. Da Forza Italia, Antonio Tajani rivendica invece la primazia del suo partito sui diritti, segnando un ulteriore elemento di tensione dentro la coalizione.
La giornata di Rivisondoli restituisce così l’immagine di una Lega in bilico tra due identità. Da un lato la spinta di Zaia verso una destra liberale, europea, capace di affrontare senza tabù i temi civili; dall’altro una linea più rigida, identitaria, che continua a privilegiare sicurezza, confini e battaglie simboliche.
Non è solo una disputa interna: è una domanda politica di fondo. Che Lega vuole essere il Carroccio nei prossimi anni? E soprattutto, quale Lega pensa di poter vincere? Zaia una risposta ce l’ha già. Il partito, per ora, sembra ancora diviso nel formularla.
di Redazione AltovicentinOnline (foto Ansa)
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