Con un sopralluogo alla Casa della Comunità di Malo prende avvio un percorso di visite e monitoraggio delle strutture della sanità territoriale nelle Uldd7 7 Pedemontana . L’iniziativa, illustrata dalla consigliera regionale del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Sanità, Chiara Luisetto, punta a verificare sul campo lo stato di attuazione della riforma che dovrebbe garantire servizi di prossimità realmente accessibili ai cittadini.
Secondo Luisetto, la realtà di Malo rappresenta un caso avanzato dentro il distretto: la Casa della Comunità è già inserita nella rete, ha beneficiato di lavori di adeguamento e di una sperimentazione partita un anno fa, sostenuta dalla presenza di Medicine di Gruppo Integrate storicamente strutturate. Alcuni servizi sono operativi e costituiscono una base concreta su cui costruire. Ma il quadro, avverte la consigliera, resta a luci e ombre.
I nodi principali riguardano la presenza effettiva dei medici di medicina generale all’interno della Casa, la piena operatività e gli orari del Punto Unico di Accesso (PUA) e la disponibilità continuativa degli specialisti. Elementi che, se non risolti, rischiano di limitare la funzione stessa delle Case della Comunità: presìdi nati per ricucire la rete territoriale dopo anni di progressivo impoverimento e depotenziamento di dipartimenti e servizi.
“Le Case di Comunità sono un tassello importante per avvicinare la sanità alle persone, ma siamo ancora in una fase di avvio,” sottolinea Luisetto. “Non possiamo raccontare una realtà diversa da quella che cittadini e operatori vivono ogni giorno.” Da qui la critica alle dichiarazioni rilasciate nelle scorse settimane dall’assessora regionale alla Sanità, Manuela Lanzarin Gerosa, secondo cui la rete sarebbe già pienamente operativa: “Dire che un servizio è completamente attivo non lo rende tale. Al contrario, si alimentano aspettative che spesso non trovano riscontro nella realtà. I cittadini hanno bisogno di servizi che funzionano, non di annunci.”
Il tour, precisa la vicepresidente della commissione Sanità, non intende stilare classifiche né sovrapporre giudizi sommari, ma individuare, struttura per struttura, ciò che funziona, ciò che manca e gli interventi necessari a far sì che le Case della Comunità svolgano pienamente il ruolo loro assegnato. Un metodo, quello del monitoraggio sul campo, che mira a restituire una fotografia aderente ai bisogni: accessi semplificati, presa in carico multidisciplinare, continuità assistenziale tra medico di famiglia, specialisti e servizi sociali, orari realmente fruibili.
Il caso Malo, con servizi già attivi e un impianto organizzativo in evoluzione, viene quindi assunto come punto di partenza. Ma l’obiettivo resta più ampio: testare la tenuta della rete territoriale nelle aree delle ULSS 7 e 8, confrontare modelli organizzativi, carenze di personale e coperture orarie, e verificare l’aderenza tra gli annunci e l’erogazione effettiva delle prestazioni.
“L’obiettivo non è fare classifiche,” conclude Luisetto, “ma capire cosa realmente funziona, cosa manca e quali interventi siano necessari perché queste strutture possano svolgere pienamente il ruolo per cui sono state pensate.” Una linea che richiama a responsabilità condivise: pianificazione regionale, governance aziendale e confronto con professionisti e comunità locali. Perché la prossimità, per tradursi in servizio, ha bisogno di presenze stabili, orari certi e percorsi chiari dalla porta d’ingresso alla presa in carico.
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