«Mentre la Giunta regionale continua a sventolare il vessillo dell’autonomia come la panacea di tutti i mali, i cittadini veneti scoprono l’unica, certissima sovranità rimasta loro: quella di pagare i debiti altrui fino al 2059». Con queste parole Giovanni Manildo, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale del Veneto, commenta i dati emersi sulla gestione finanziaria della Superstrada Pedemontana Veneta (SPV).

«I numeri sono ostinati e, nel nostro caso, decisamente amari», incalza Manildo. «Il bilancio regionale deve farsi carico di un esborso di 54 milioni di euro per coprire i mancati ricavi da pedaggi: 45 milioni prelevati direttamente dalle casse regionali e 9 milioni dagli utili di CAV. È un paradosso squisitamente veneto: utilizziamo le risorse pubbliche per tappare i buchi di un progetto che, a fronte di una previsione di 27 mila veicoli al giorno, ne vede scorrere poco più di 17 mila. Si sta avverando, riga dopo riga, quanto la Corte dei Conti aveva già profilato anni fa, mettendo in guardia sulla sostenibilità di un’opera il cui rischio è stato interamente scaricato sul pubblico».

L’esponente dem sottolinea lo sbilanciamento tra il sacrificio collettivo e i profitti dei soci: «È quasi ammirevole la capacità di questo contratto di proteggere il privato. La società concessionaria mostra un margine operativo lordo (Ebitda) di 113,5 milioni di euro, pari a oltre il 75% dei ricavi. Eppure, il bilancio chiude in perdita a causa degli oneri finanziari: interessi che remunerano i soci finanziatori con un tasso del 9% annuo, per un valore di 21 milioni di euro nel solo 2024. In breve: mentre la Regione stenta, il business finanziario dei privati resta blindato».

Manildo punta poi il dito sulla gestione futura e sulla tanto citata autonomia: «Non si può spacciare per “modello Veneto” un sistema che ci lega a un canone di disponibilità che nel 2025 toccherà i 165 milioni di euro e che peserà sulle prossime generazioni per i prossimi 33 anni. L’idea della Holding autostradale appare sempre più come un tentativo di creare una “scatola magica” per diluire queste perdite, usando i pedaggi delle altre autostrade per nascondere il peso di una scommessa persa. Se questa è l’autonomia che ci aspetta, ovvero la libertà di pagare i canoni a un concessionario privato fino al 2059, allora c’è poco da festeggiare».

«Questa non è autonomia, è un mutuo trentennale a tasso variabile sulle spalle dei veneti», conclude Manildo. «Per fare piena luce su queste proiezioni e sulle clausole che rendono la Regione un “bancomat” per i concessionari, il Gruppo del Partito Democratico presenterà un formale accesso agli atti. La propaganda ha le gambe corte, specialmente quando corre su un’autostrada che costa milioni anche quando è vuota».

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