‘Una scelta di cuore’ è lo slogan scelto per la corsa alle Regionali del leghista Maurizio Colman, un cuore colorato di ‘verde’ dalla lunga militanza nel Carroccio tra gazebi, manifestazioni di protesta e fiaccolate di solidarietà, ma anche da un decennio di vita amministrativa come sindaco di Piovene Rocchette e come Consigliere provinciale.

 

Ingegnere e insegnante nella vita, 42 anni, il ‘sindaco dell’ordinanza anti-rom’, che a Piovene nessuno ha ancora osato toccare ed è stata adottata anche in altri comuni del Veneto, torna alla politica attiva con una candidatura tra i magnifici nove di Luca Zaia al quale porta la sua ininterrotta fedeltà leghista che dura da 20 anni e la sua conoscenza delle problematiche reali del territorio dell’Alto Vicentino vissute da amministratore.

 

Colman, eccoci al dunque. Prima sindaco, poi Consigliere provinciale. Che cosa l’ha spinta adesso ad accettare la candidatura in Regione?

‘La mia convinzione di potere essere un aiuto concreto per risolvere problemi reali, non solo parlare di massimi sistemi per riempire la bocca di belle parole. Porterei tra i banchi del Consiglio regionale il mio senso pratico e la mia esperienza come amministratore di un paese come Piovene non facile, chiuso tra diverse tensioni ma che vuole essere al primo posto quando inizieremo a vedere la fine di questa crisi economica, proprio come il Veneto. Di problemi ne ho affrontati tanti, e ho sempre tentato di risolverli per il bene di tutti i cittadini e per lo sviluppo futuro, mai per l’immediato tornaconto di pochi’.

 

Durante il suo mandato di sindaco di Piovene Rocchette è stato alla ribalta delle cronache per la famosa ‘ordinanza anti-nomadi’, un tema sempre attuale. L’idea è quella di estenderla in Regione?

‘Le cose si trova il modo di farle, se si è disposti a lavorare seriamente e a metterci la faccia, e a volte anche a beccarsi una denuncia per istigazione all’odio razziale come è capitato a me. Nessuna paura ad andare fino in fondo se me lo chiederanno i miei elettori di cui, non dimentichiamo, sarei sempre l’espressione’.

 

Parliamo degli ‘avversari interni’, Finozzi e Ciambetti, in lista con lei. Perché il leghista dovrebbe scrivere il suo nome alle urne anziché quello dei ‘veterani’?

‘Mentre io ero sui banchi dell’università, alcuni occupavano già i banchi del Consiglio regionale. Per vedere una foto portavamo ancora il rullino a sviluppare, pagavamo con le lire e Bill Clinton era ancora presidente degli Stati Uniti. Il mandato da Sindaco dura al massimo 10 anni, e 10 anni per chi vuole e ne ha le capacità sono sufficienti a cambiare faccia ad un paese. In 10 anni infine certe cose diventano ‘vintage’, altre invecchiano solamente’.

 colman e salvini febbraio 2015

I suoi avversari del Pd, Pietro Menegozzo in primis, auspicano di vedere l’Alto Vicentino fuso in un unico grande territorio a dialogare con l’Europa. Qual è la sua opinione?

‘C’è questa convinzione tipicamente di sinistra che ci fa immaginare i piccoli comuni e le identità locali come lo scoglio più grande allo sviluppo, all’essere concorrenziali, all’essere moderni. Se io invece immagino una realtà diversa che mantiene i particolarismi, anzi, fa di questi la nostra forza per lo sviluppo futuro, non credo di dover svegliarmi domani mattina e vestirmi di pelli. Possiamo essere ‘moderni’ e tendere al progresso sorpassando per prima cosa questo luogo comune, che è solo un concetto intriso di falso realismo, una romanticheria da radical chic’.

 

Il rilancio economico del Veneto passa per i banchi del Consiglio regionale?

‘Se avrò l’opportunità di sedere tra quei banchi, sarà il mio impegno quotidiano. So bene quali sono le competenze della Regione, non faccio proclami ma utilizzerò tutti gli strumenti che ho a disposizione e che dobbiamo usare. Un esempio su tutti? Le competenze regionali sulla istruzione scolastica, dalla quale si deve partire per costruire le professionalità di domani’.

 

Quale sarà la prima cosa che chiederà a Zaia per l’Alto Vicentino, se sarà eletto?

‘Di prendersi un giorno per visitare le nostre aziende e dare la mano a imprenditori e dipendenti. Sono loro i nostri modelli, non i parolai di professione che, per citare il giornalista Bini, ‘più sono di sinistra e più abitano in centro’.

 

 

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