Un copione già visto in altre città italiane e che adesso sta tenendo banco a Thiene con due visioni contrapposte.
La recente decisione del Consorzio di Polizia Locale “Ne.Vi.” di avviare la sperimentazione del Taser 10 ha acceso un acceso dibattito pubblico in provincia di Vicenza. Con 17 Comuni consorziati e 9 convenzionati, il Consorzio rappresenta circa 150 mila abitanti ed è il più grande del Veneto, rendendo questa scelta particolarmente significativa per l’intero territorio.
Il Taser 10, dispositivo di ultima generazione, può sparare fino a dieci dardi e operare a distanze comprese tra 3 e 13 metri. La sperimentazione mira a fornire agli agenti uno “strumento intermedio” per gestire situazioni potenzialmente pericolose, secondo principi di necessità e proporzionalità. Strumenti analoghi sono già in uso da tempo da Carabinieri e Polizia di Stato a livello nazionale. Tuttavia, l’iniziativa ha suscitato critiche da parte del consigliere Kaabouri Alaeddine (Alleanza Verdi e Sinistra), che ha espresso la propria contrarietà. Secondo il consigliere, il Taser comporta rischi particolari per le persone vulnerabili, in stato di disagio mentale o con fragilità fisiche, e potrebbe diventare una scorciatoia operativa che sostituisce l’intervento dei servizi socio-sanitari e della rete territoriale. Kaabouri ha invitato a un dibattito pubblico trasparente, sottolineando come la sicurezza non possa basarsi solo su strumenti tecnologici, ma richieda investimenti in prevenzione, salute mentale e formazione degli operatori.
Dal canto suo, il presidente del Consorzio e sindaco di Thiene, Giampi Michelusi, ha replicato che la sperimentazione non è ideologica e riguarda l’intero Consorzio Ne.Vi., non solo la città di Thiene. Michelusi ha sottolineato come gli agenti si trovino a gestire quotidianamente situazioni difficili, in cui è necessario difendere se stessi ed i cittadini. L’adozione del Taser viene descritta come uno strumento normato, già presente in altre forze di polizia, utile a garantire sicurezza e professionalità, nel rispetto delle procedure previste dalla legge.
Il dibattito mette in luce un tema centrale: quale modello di sicurezza costruire? Da una parte la necessità di proteggere gli agenti e garantire interventi tempestivi in situazioni critiche; dall’altra, l’attenzione a non trasformare strumenti potenzialmente pericolosi in routine e a non sottovalutare i bisogni dei cittadini più vulnerabili.
La sperimentazione del Taser nel Consorzio Ne.Vi. rappresenta dunque un banco di prova non solo tecnico, ma anche etico e sociale, che potrà fare da riferimento per altri territori veneti. L’esito del dibattito pubblico e la gestione della sperimentazione saranno fondamentali per capire come bilanciare sicurezza, prevenzione e tutela della comunità.
Michelusi conclude dando una stoccata al consigliere comunale, con cui è entrato in rotta dopo le imbarazzanti dichiarazioni, che sono costate le deleghe fiduciarie: ” Rilevo come ancora una volta non perda occasione per ricercare visibilità su un tema, quello della sicurezza, che non è affatto marginale ma profondamente sentito dalla nostra comunità. Nel suo intervento si fa inoltre una evidente confusione di ruoli: la gestione del disagio mentale e delle fragilità compete ai servizi socio-sanitari e alla rete territoriale, che nessuno intende sostituire o indebolire; la Polizia Locale, così come le altre forze dell’ordine, ha invece il dovere di garantire la sicurezza dei cittadini e di intervenire nelle situazioni di criticità, spesso complesse e talvolta pericolose, nelle quali gli agenti mettono a rischio anche la propria incolumità”.
di Redazione AltovicentinOnline
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