La sua è una decisione maturata da circa un anno, che gli ha fatto capire che non è fatto per una politica che oggi «urla», attacca, sfianca, sfinisce e ti costringe a compromessi che lui ha sempre rifiutato. Giampi Michelusi lo aveva anticipato ad Altovicentinonline un paio di mesi fa, ma qualcuno aveva commentato che si trattava della solita strategia di chi finge di volersi allontanare dalla politica per poi ricandidarsi con l’ormai collaudata scusa: «Me l’hanno chiesto, sono venuti a cercarmi fino a casa, ci ho ripensato».
Lui non ha indietreggiato e, fino alla scorsa notte, qualcuno, a conoscenza del fatto che volesse comunicare alla stampa locale la sua decisione di non ricandidarsi, ha cercato in tutti i modi di convincerlo a non farlo.
«Non voglio più fare il sindaco. Per chi vuole farlo con presenza, rigore, passione e senso di coscienza, è un ruolo difficilissimo, che forse chi vorrebbe farlo non ha percezione di quanta responsabilità ci sia. Io ce l’ho messa tutta. Non solo non mi ricandido, ma il mio è un addio alla politica che ti costringe a compromessi che non fanno per me. Voglio vivere la mia Thiene come Giampi, un uomo che non è stanco fisicamente, che a 65 anni se ne sente la metà, ma che, per fortuna, ha tanti affetti, tanti interessi, tante cose da fare. Ci ho ragionato tanto con la mia famiglia. Ora ho voglia e bisogno di stare con la mia famiglia, che ho tanto sacrificato in 16 anni da amministratore, perché, ricordo, prima di fare il sindaco ero un assessore».
«Ringrazio i miei assessori, i miei consiglieri delegati, il personale del Comune, che sta soffrendo e mi ha detto chiaramente che è tanto dispiaciuto per la rinuncia alla candidatura. Starò fuori dalla campagna elettorale, non appoggerò alcun candidato, non farò il tifo se non per colui che Thiene vorrà alla guida della città».
Un Giampi Michelusi commosso quello che, nella Sala Borse di Confcommercio Thiene, ha parlato ai giornalisti, spiegando anche la scelta di quella sede: «Sono molto legato a questa associazione e non mi sembrava giusto fare l’incontro in Comune».
Non si è sottratto ad alcuna domanda, nemmeno quando il cronista de Il Giornale di Vicenza gli ha chiesto se il suo ritiro fosse dovuto alla discesa in campo di un nome forte come quello di Giovanni Scarpellini: «Assolutamente no. Anzi, Scarpellini mi ha comunicato, prima di dirlo ufficialmente alla città, che si sarebbe candidato e l’ho apprezzato tantissimo. Ha fatto un gesto importante».
«La politica è diventata un attacco giornaliero»
Nessun altro l’avrebbe fatto, ma lui non ha fatto mistero di aver sofferto l’opposizione di Giulia Scanavin: «Non condivido la scelta di chi pensa di fare politica demolendo l’avversario. È sfiancante avere a che fare con chi dà la colpa all’amministrazione anche quando non c’entra. Una contrapposizione permanente, una polemica che non porta a risultati per la cittadinanza, ma finalizzata alla demolizione dell’avversario politico. Anche il personale degli uffici comunali è stanco di tutti gli accessi agli atti di questi anni. Non si può lavorare così».
La riflessione di Michelusi fa riferimento non solo a quanto accadeva in consiglio comunale a Thiene, dove le sedute sembrano riunioni di condominio da quartieri degradati, ma anche al modo di fare politica a livello nazionale, dove si litiga, si urla, ci si accusa con violenza senza che tutto questo porti a qualcosa che incida sulla vita dei cittadini, molti dei quali non arrivano a fine mese con le chiacchiere sterili.
«Oggi è difficile mettere in piedi una lista»
La colpa non è solo di Giulia Scanavin e, anche se Michelusi ringrazia tutti in stile democristiano, si sofferma sulla sua maggioranza attuale, che ha perso molti pezzi, anche se di fatto non si è mai dimesso nessuno.
«Sono partito appoggiato da ben cinque liste. Oggi sarebbe difficile metterne in piedi una, perché è difficile trovare persone che mettano a disposizione il loro tempo, le loro capacità, il loro impegno. A meno che non ti metta in lista gente senza arte né parte, giusto per fare numero, e poi ti ritrovi persone che non sono in grado di dare un minimo contributo. Della mia nutrita maggioranza, ora, chi c’è?».
Negli occhi di Michelusi la commozione di chi lascia, ma ha una vita talmente solida alle spalle, due figlie, due generi e 4 nipoti che lo amano, da capire che la politica sa essere perversa e sfiancante e non vale la pena sottrarre tempo ai propri cari per chi è sempre con il dito puntato, a prescindere da quello che fai e dici. <Chiedo scusa a mia moglie e alla mia famiglia per la pazienza e la comprensione che hanno avuto in questi anni, sono mancato spesso e non voglio più perdere momenti preziosi con loro. Thiene continuerò ad amarla e ad aiutare chi avrà bisogno senza ruoli e senza politica>.
<Devo depurarmi>
N.B.
Leggi anche:
Stampa questa notizia




