Un investimento pesante per consolidare una posizione urbanisticamente debole: l’alternativa esiste, ma resta fuori dalle scelte dell’amministrazione.

La riqualificazione della stazione al Bosco dei Preti riordina l’esistente, ma lascia intatto il problema principale: il traffico delle corriere continua a gravare su via San Gaetano, uno dei nodi più critici della città. Eppure il quadrante Val Cismon–scuole–via Milano emerge già negli atti urbanistici come direttrice possibile per una riorganizzazione più razionale. L’ex sindaco Gianni Casarotto lo aveva detto con chiarezza: spostare il terminal vicino al polo scolastico per alleggerire il traffico e ripensare l’intero comparto. La scelta di Michelusi, invece, sistema un pezzo senza risolvere il problema.

C’è un punto, a Thiene, in cui la città ogni mattina si misura con sé stessa. È l’asse tra via San Gaetano e il Bosco dei Preti: autobus che arrivano, studenti che si riversano sulle fermate, traffico che si comprime e si riallinea a fatica. Non è solo una questione di mobilità. È il punto in cui si vede se una città funziona oppure no. E oggi, mentre quel nodo continua a reggere tutto, l’amministrazione guidata da Michelusi sceglie di investirci oltre 800 mila euro, probabilmente destinati a diventare più di un milione.

Per migliorarlo. Non per risolverlo. A Thiene non si sta semplicemente rifacendo una stazione delle corriere. Si sta compiendo una scelta urbanistica. E, soprattutto, una scelta politica. L’amministrazione ha deciso di intervenire sul Bosco dei Preti, migliorando pensiline, percorsi, illuminazione e servizi. Tutto vero. Peccato che migliori tutto, tranne la cosa più importante: il posto in cui si trova. Perché il problema non è la qualità della stazione. È la sua posizione. Ogni giorno decine di corriere continuano a gravare su una viabilità fragile, risalendo via San Gaetano e attraversando uno dei nodi più delicati della città proprio nelle ore di punta.

È lì che nasce il problema. Ed è lì che questa amministrazione ha deciso di non intervenire davvero. Si interviene sull’effetto. La causa resta dov’è. Eppure la città aveva già individuato una direzione diversa. Gli atti urbanistici comunali parlano chiaro: il quadrante via Val Cismon – via Milano – cittadella degli studi (Corradini e Chilesotti) è già stato pensato come area di riorganizzazione della mobilità scolastica. Non è un’ipotesi alternativa. È una soluzione già scritta nei documenti del Comune.

Su questo punto, peraltro, l’intervento di Gianni Casarotto pesa eccome. L’ex sindaco lo ha detto con chiarezza: la nuova stazione andava collocata vicino alle scuole, sfruttando i 6 mila metri quadrati a sud del tiro a segno e il collegamento con via Val Cismon, così da far scendere gli studenti a ridosso del polo scolastico e sgravare notevolmente il traffico di corriere e autobus che risalgono via San Gaetano verso l’attuale stazione.

È una tesi politica, certo. Ma è una tesi che combacia in modo impressionante con gli atti urbanistici comunali. Qui sta il punto politico centrale. Michelusi non ha fatto una scelta diversa. Ha scelto di non scegliere. Perché investire quasi un milione sul Bosco significa una sola cosa: consolidare un errore urbanistico invece di risolverlo

Il vero fallimento è non aver colto l’occasione per affrontare insieme tutti i nodi di quel quadrante urbano: la viabilità tra via Val Cismon e via Milano, il polo scolastico, i flussi degli autobus, la pressione su via San Gaetano, il riordino del Bosco dei Preti e l’anacronistica presenza del tiro a segno in mezzo a un’area che da decenni aspetta una ricucitura seria.

L’amministrazione ha scelto la strada più comoda: mettere mano a un pezzo e raccontarlo come se fosse la soluzione del tutto Eppure perfino il PAT del Comune suggerisce una prospettiva più avanzata: l’area del Bosco è indicata tra quelle da riconvertire e valorizzare.

In altre parole: il futuro diverso di quell’area è già previsto. Mancava soltanto la volontà politica. E qui entra anche il tema della tempistica. La decisione è di ieri. Il cantiere parte oggi. Con un tempismo perfetto: quello che consente di tagliare un nastro più che risolvere un problema.

Nel frattempo, i costi edilizi aumentano, fino al 20% su alcuni materiali: non è il cuore del problema, ma basta a capire che si rischia di spendere di più per ottenere lo stesso risultato. Questa è la vera accusa: una scelta di corto respiro.

Perché spendere centinaia di migliaia di euro per sistemare una stazione nel posto sbagliato non significa governare la città. Significa rinviare il problema. Una città con visione avrebbe ripensato l’asse Val Cismon–scuole–San Gaetano–Bosco dei Preti. Tutto il resto è amministrazione spicciola travestita da progetto.

Perché una città non si governa sistemando quello che c’è.

Si governa decidendo cosa deve diventare. E quando si rinuncia a farlo, non si risparmia: si paga due volte.

Mds

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