((Mondosanità) Il calore di un corpo familiare, il respiro regolare, la sensazione di non essere soli. Per molte persone, addormentarsi accanto al proprio cane o gatto è un piccolo rituale quotidiano, capace di trasformare la camera da letto in un luogo ancora più rassicurante. Ma condividere il sonno con un animale fa davvero bene alla salute? La risposta è meno scontata di quanto suggerisca l’esperienza personale. Il legame con gli animali domestici è associato a diversi benefici per il benessere psicologico: la loro presenza può contribuire ad alleviare la solitudine, favorire il rilassamento e offrire sostegno emotivo. Tuttavia, i benefici della relazione con un animale non dimostrano automaticamente che dormire nello stesso letto migliori la qualità del sonno. È proprio questa distinzione a rendere interessante una questione che riguarda milioni di famiglie. Per qualcuno, la presenza del proprio compagno peloso è una fonte di tranquillità; per altri, significa svegliarsi più volte durante la notte, cambiare posizione continuamente o ritrovarsi con meno spazio a disposizione. La scienza invita quindi a separare ciò che percepiamo come piacevole da ciò che accade realmente durante le ore di riposo.

A fare chiarezza contribuisce uno studio pubblicato nel 2024 sulla rivista scientifica Scientific Reports, che ha analizzato le abitudini del sonno di 1.591 adulti statunitensi, dei quali 758, pari a circa il 48%, riferivano di dormire con i propri animali. I ricercatori hanno osservato un’associazione tra la condivisione del letto e una qualità del sonno percepita come peggiore, oltre a una maggiore gravità dei sintomi dell’insonnia. Le differenze apparivano più consistenti tra le persone che dormivano con i cani, mentre per i gatti i risultati erano meno uniformi. Lo studio, però, era osservazionale e basato su questionari: non dimostra che sia l’animale a causare i disturbi del sonno, né permette di stabilire un rapporto diretto di causa ed effetto. È possibile, per esempio, che entrino in gioco altre caratteristiche personali o abitudini notturne. Inoltre, i ricercatori non hanno trovato prove che la presenza dell’animale attenui gli effetti negativi dello stress sul sonno. Un altro tassello arriva dalla ricerca pubblicata nel 2025 sul Journal of Pediatric Psychology: osservando 175 famiglie con bambini in età scolare, gli studiosi hanno rilevato che quelli che condividevano il letto con un animale tendevano a dormire meno, impiegavano più tempo ad addormentarsi e mostravano una minore efficienza del sonno rispetto ai coetanei senza animali in camera. Anche in questo caso, i risultati richiedono conferme, ma suggeriscono che il letto condiviso può essere meno favorevole al riposo dei bambini.

Perché, allora, tante persone giurano di dormire meglio con il proprio animale? Una possibile spiegazione riguarda il senso di sicurezza e la vicinanza affettiva. La presenza di un cane o di un gatto può rendere più piacevole il momento di coricarsi, soprattutto per chi vive da solo o attraversa periodi di particolare stress. Ma il sonno non dipende soltanto dalle emozioni: è influenzato anche dai movimenti, dai rumori e dalla regolarità degli orari. Un cane che cambia spesso posizione, un gatto che si muove nelle ore notturne o un animale che chiede di uscire possono interrompere il riposo senza provocare necessariamente un risveglio completo. Il risultato può essere un sonno frammentato, con conseguenze sulla sensazione di recupero al mattino. La domanda giusta, dunque, non è soltanto se ci piace dormire con il nostro animale, ma se al risveglio ci sentiamo davvero riposati. Se compaiono stanchezza persistente, difficoltà ad addormentarsi o risvegli frequenti, può essere utile provare a far dormire l’animale nella propria cuccia, anche nella stessa stanza, e osservare se la situazione migliora. Non esiste una soluzione universale: la scelta dipende dalle abitudini dell’animale, dalle esigenze del proprietario e dalla qualità effettiva del riposo.

C’è poi un aspetto da non trascurare: l’igiene e la prevenzione delle infezioni. Cani e gatti possono trasportare pulci, zecche, parassiti o microrganismi, anche quando vivono in casa. Il rischio di trasmissione di infezioni attraverso la convivenza con gli animali è generalmente contenuto, ma non è nullo e merita particolare attenzione in alcune situazioni. I bambini sotto i cinque anni, le persone immunodepresse e gli anziani possono essere più vulnerabili alle infezioni trasmesse dagli animali; anche in presenza di allergie o asma, la condivisione del letto può risultare poco indicata. Per ridurre i rischi sono importanti i controlli veterinari periodici, la prevenzione contro pulci e zecche, le sverminazioni quando raccomandate dal veterinario e la pulizia regolare di coperte e superfici. È inoltre opportuno evitare che l’animale lecchi ferite o mucose e lavarsi le mani dopo averlo accudito. Le indicazioni sanitarie dei Centers for Disease Control and Prevention sottolineano l’importanza di queste precauzioni, soprattutto per le persone più fragili. In definitiva, non è necessario scegliere tra affetto e salute: si può mantenere una relazione stretta con il proprio cane o gatto senza obbligatoriamente condividere il materasso. Una cuccia confortevole accanto al letto può rappresentare un compromesso ideale. La regola più importante resta ascoltare il proprio corpo, rispettare le esigenze dell’animale e ricordare che un buon sonno è una componente essenziale della salute, non un lusso da sacrificare per abitudine.

Fonte Mondosanità

Fonti scientifiche

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