Negli ultimi due anni il lupo (Canis lupus) è stato oggetto di attacchi mediatici basati su atteggiamenti antiscientifici, allarmismi e strumentalizzazioni di singoli episodi di cronaca. In Italia anche i media tradizionali stanno raccontando la realtà del lupo confusa con la favola, spesso a detrimento delle verità sostanziali e dell’informazione verificata. Mentre il declassamento del lupo è in discussione al Parlamento italiano, 13 associazioni mandano una lettera agli organi di stampa.
“È stato necessario mezzo secolo di tutela continuativa perché il lupo italiano – Canis lupus italicus – sfuggisse al rischio d’estinzione. Ma è bastato un solo atto europeo, per fargli perdere il diritto alla ‘protezione rigorosa’ che l’ha fatto sopravvivere. Declassato in Europa a specie potenzialmente cacciabile, il lupo italiano torna ad essere a rischio”, denunciano le associazioni.
Da animale rigorosamente protetto a specie potenzialmente cacciabile, nel giugno del 2025, il lupo è stato “declassato” con atto europeo di modifica della Direttiva UE Habitat. Tuttavia, i singoli Stati dell’ UE possono decidere se trasporre il declassamento in legge nazionale oppure mantenere il lupo ‘rigorosamente’ protetto sul loro territorio nazionale.

DUE RICORSI CONTRO IL DECLASSAMENTO

La rivista Science ha recentemente pubblicato una lettera in cui scienziati spiegano come il declassamento del Canis lupus in Europa non abbia alcun fondamento scientifico; inoltre al momento ci sono due ricorsi (del 2025 e del 2024) legali alla Corte Europea di Giustizia (Causa T-563/25; Causa T-634/24) presentati da varie Associazioni per annullare il declassamento del lupo a livello europeo che, se accolti, potrebbero ribaltare la decisione dell’UE e ristabilire la protezione rigorosa.

SUL LUPO NARRAZIONE “DISTOPICA”

‘Negli ultimi due anni il lupo (Canis lupus) è stato oggetto di attacchi mediatici basati su atteggiamenti antiscientifici, allarmismi e strumentalizzazioni di singoli episodi di cronaca- segnalano le 13 sigle ambientaliste ai media- Ne sono stati protagonisti alcuni segmenti del mondo degli agricoltori, sostenuti da una significativa parte della galassia venatoria. Ne è scaturita una narrazione distopica che ha finito per contraddire le normative europee di protezione delle specie selvatiche, le conoscenze scientifiche, la stessa etologia della specie, spesso facendo riferimento a singoli episodi, distorti e amplificati dai social media’.
Oggi, purtroppo, ‘anche i media tradizionali in Italia stanno raccontando la realtà del lupo confusa con la favola, a detrimento della verità sostanziale dei fatti e dell’informazione verificata’. E’ quindi ‘tempo di fare chiarezza, di restituire al lupo la sua dignità e di riconoscere il suo ruolo fondamentale di ‘ingegnere ecosistemico’, la cui presenza è di interesse collettivo per il corretto funzionamento degli equilibri naturali, a vantaggio delle nostre generazioni e di quelle future’.
La tutela del Canis lupus italicus – sottospecie geneticamente unica del Canis lupus – era stata una grande vittoria della conservazione Made in Italy – che andava rivendicata come patrimonio nazionale. ‘Invece assistiamo proprio allo smantellamento degli sforzi fatti e dei traguardi raggiunti in 50 anni di impegno. Assistiamo ad un salto indietro a valori medioevali’.

“INVECE CHE PARLARE DI ECOSISTEMI, SI RIPROPONE LA FAVOLA DEL LUPO CATTIVO”

‘Avevamo sperato che i media dedicassero attenzione alla promozione della conoscenza e del rispetto delle specie selvatiche e del loro ruolo negli ecosistemi, sia prima che dopo la modifica della legge. Al contrario, abbiamo assistito alla riproposizione della favola distorta del ‘lupo cattivo’, basata su pregiudizi e ignoranza’, proseguono le 13 associazioni. Pertanto, ‘ci appelliamo a voi prima che sia troppo tardi. Riepiloghiamo sinteticamente alcuni fatti e verità consolidate che ci auguriamo possano trovare spazio e rappresentazione nel mondo giornalistico italiano quando si parla del lupo’.
Le 13 associazioni segnalano quindi ai media ‘soltanto alcune informazioni tra le più rilevanti’.
Statisticamente le predazioni del lupo sulla popolazione ovo-caprina europea rappresentano soltanto lo 0,07% delle cause di mortalità; in Europa ci sono nove sottopopolazioni di lupo e due sottospecie genetiche, i dati sul loro monitoraggio sono scarsi e non comparabili tra loro perché le metodologie usate sono diverse.

I NUMERI

Secondo fonti ufficiali, in Italia nel periodo 2019-2023 sono stati rinvenuti 1.639 lupi morti con una media annuale pari a 327,8 animali con un trend in crescita. Le cause della mortalità sono plurime, tali numeri hanno un’incidenza diretta sul rischio della conservazione della specie.
I sistemi di prevenzione alla predazione da parte dei lupi funzionano e sono sussidiati in Europa con decine di milioni di euro l’anno, con fondi UE come parte della politica di ‘coesistenza’, ‘ma sono scarsamente utilizzati dal mondo agricolo: si preferisce generare allarmismo gridando ‘Al lupo, Al lupo’”.
I più ostinati detrattori del lupo sono proprio i cacciatori, i quali “vedono ridursi le prede a loro disposizione e faticano ad accreditarsi quali ‘salvatori del mondo agricolo, come tendono a presentarsi. Inoltre, il bracconaggio in Italia e in Europa è consistente e scarsamente perseguito.
Il tasso di crescita delle popolazioni di lupi non aumenta all’infinito. Anzi, laddove siamo vicini a raggiungere la densità ottimale il tasso riproduttivo si avvicina allo zero. “Sono quindi prive di fondamento le ipotesi – avanzate da più parti del mondo agricolo e soprattutto del mondo venatorio – di un’inarrestabile crescita numerica del lupo“.
Questi, concludono le 13 associazioni, “sono solo alcuni dei fatti dimostrati e verificati sul lupo totalmente ignorati dalla stampa”.

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