Il lupo Mirco è stato ucciso. Forse per errore, o perchè scambiato per un lupo la cui presenza nei giorni scorsi era stata segnalata vicina ad alcune case. Ma Mirco non c’entrava niente con questi avvistamenti e non costituiva una minaccia, anzi. Era un esemplare importante e sotto studio. A lanciare l’allarme e denunciare l’abbattimento di Mirco è l’associazione ‘Io non ho paura del lupo’, che manda una nota e rilancia un’intervista pubblicata dal giornale ‘Dolomit’ al professor Marco Apollonio, responsabile scientifico del progetto, rimasto deluso e amareggiato dopo il destino di Mirco. Ma chi ha autorizzato la sua uccisione in Tirolo, in Austria? E come mai non si è pensato prima di controllare che non si trattasse dell’esemplare di lupo, monitorato con un radiocollare, che si stava spostando dal Parco nazionali delle Dolomiti bellunesi verso l’Austria? A maggior ragione visto che il suo arrivo era stato preavvisato dagli esperti italiani.

GLI SPOSTAMENTI DI MIRCO

Mirco era stato catturato il 15 marzo scorso e ora, dotato di radiocollare satellitare, era inserito in un’attività di monitoraggio dedicata allo studio della dispersione dei giovani lupi, fase biologicamente fondamentale per comprendere dinamiche di espansione, colonizzazione di nuovi territori e connessioni genetiche tra popolazioni. Il progetto era coordinato dal Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi e dal Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Sassari, che stavano seguendo i suoi spostamenti (e quelli di altri due lupi). Mirco, che in tra aprile e maggio si trovava all’interno del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi dove viveva il suo branco, aveva poi iniziato a spostarsi, andando in “dispersione”, alla ricerca di un nuovo territorio e di una compagna con cui fondare un nuovo branco. Il 9 maggio il lupo era in Cadore, vicino a Perarolo, il 12 maggio a Giralba e il 14 maggio, in un solo giorno, ha superato le Tre Cime di Lavaredo per arrivare a nord di San Candido. Il 15 maggio ha varcato il confine con l’Austria, dove è rimasto fino alla fine del mese. Nei primi giorni di giugno era rientrato in provincia di Bolzano, esplorando l’area a sud di Lappago, per poi spostarsi nuovamente in territorio austriaco, nella valle della Zillertal. Poi però è stato ucciso, a quanto pare senza che chi gli ha sparato fosse consapevole di uccidere proprio ‘quel’ lupo. Era stata emessa, infatti, il 2 giugno, un’ordinanza per l’abbattimento di un lupo dopo ripetuti avvistamenti nel paese di Schlitters. Ma in quei giorni ‘Mirco’ era nella zona di Bolzano, quindi non poteva di certo essere lui. E il professore Apollonio sottolinea che pochi giorni più tardi gli scienziati avevano avvisato l’Austria che l’esemplare stava arrivando. Mirco, nei suoi spostamenti, effettivamente da Schlitters ci è passato, ma solo una notte (e successivamente agli avvistamenti) e per poi dirigersi in quota.

UN BRUTTO COLPO PER IL PROGETTO

Il professore Apollonio, ora denuncia che “con l’abbattimento di Mirco il progetto accademico subisce un duro colpo, anche economico”. E l’associazione ‘Io non ho paura del lupo’ rincara la dose: “Mirco faceva parte di un progetto scientifico complesso e di lungo periodo, costruito attraverso mesi di preparazione, investimenti economici rilevanti, attività di cattura in sicurezza, installazione del radiocollare e successivo lavoro di raccolta e analisi dei dati. La sua uccisione non rappresenta soltanto un episodio discutibile sul piano gestionale, ma interrompe concretamente un’attività di ricerca scientifica di grande valore, costruita attraverso competenze, risorse pubbliche e cooperazione tra istituzioni italiane. Da tempo osserviamo con crescente preoccupazione come in Austria la gestione del lupo stia seguendo una linea estremamente aggressiva, caratterizzata da abbattimenti autorizzati in circostanze spesso controverse e accompagnati da motivazioni che sollevano più di un dubbio sul piano tecnico. Il caso di Mirco rischia di rappresentare un precedente particolarmente grave. Non soltanto perché è stato abbattuto un animale coinvolto in un progetto scientifico internazionale, causando un danno concreto a un’attività di ricerca costruita con tempo, risorse economiche e lavoro specialistico, ma soprattutto perché emerge l’impressione di una gestione sempre meno fondata sull’analisi puntuale dei singoli casi e sempre più orientata verso interventi generalizzati”.

La richiesta al ministero dell’Ambiente è di capire cosa sia successo: “Chiediamo alle autorità italiane, agli enti scientifici coinvolti e al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di approfondire formalmente quanto accaduto e verificare eventuali responsabilità, considerando che si tratta di un animale inserito in un progetto di ricerca italiano. Parallelamente, ci muoveremo legalmente e porteremo il caso all’attenzione della Commissione europea affinché venga valutata la correttezza delle procedure adottate dalle autorità austriache nell’ambito delle deroghe previste dalla normativa europea, anche nell’ottica di valutare eventuali procedure di infrazione”.

lupo “Mirco”, Si tratta di un giovane maschio fra il primo ed il secondo anno di età, del peso di 31 chili, appartenente al branco che gravita attorno all’area di Cajada, splendida foresta Tra marzo e maggio l’animale

Come spesso accade i giovani esemplari in dispersione percorrono grandi distanze in tempi brevi. Il radiocollare di Mirco funziona regolarmente, registra le posizioni dell’animale e consente di monitorare costantemente i suoi spostamenti.

(foto di Daniele Nesci)

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo su:
Stampa questa notizia