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L’orso non è un assassino

Big brown bear (Ursus arctos) in the forest

RICEVIAMO DALLA LETTRICE MARTA FRIGO E PUBBLICHIAMO INTEGRALMENTE

Premesso il dovuto rispetto per la morte del giovane e il dolore della famiglia, dopo aver ascoltato la conferenza stampa di Fugatti e il precedente intervento dell’assessore Zanotelli per il caso di MJ4, ritengo doveroso fare una profonda riflessione su quanto è successo.

Mi sto chiedendo da molto tempo se siamo nel 21° secolo o ai tempi della “Santa Inquisizione” in cui bisognava dare il “mostro” in pasto alla folla inferocita, abilmente manipolata dall’autorità politica e religiosa del tempo…sì, siamo nel 21° secolo ma ci sono ancora, purtroppo, rappresentanti delle Istituzioni che, invece di governare guidati dal buon senso e dalla ragionevolezza, alimentano con ferocia e cinismo una terribile, crudele e ingiustificata caccia alle streghe nei confronti di animali selvatici, gli orsi, la cui unica colpa è quella di essere tali.

Non so se veramente la morte del giovane sia stata causata dall’orso…i tempi dell’autopsia così tempestivi fanno sorgere qualche dubbio ma anche fosse così credo che alla base ci sia ancora una volta una comportamento umano non idoneo…

Non è giusto a mio avviso criminalizzare gli orsi, che non sono assassini in quanto solo noi “sapiens” lo siamo, bensì sarebbe giusto che gli amministratori trentini si facessero un bell’esame di coscienza su tutti gli errori che hanno fatto negli anni della gestione del Progetto Ursus Life, nato per proteggere gli orsi ed ora trasformato in un’arma di sterminio, errori che fanno pensare ad una precisa volontà politica (più che incapacità) di farlo fallire. Era evidente che gli orsi si sarebbero moltiplicati e che sarebbero sorti i conflitti con la popolazione e per ridurli al minimo la convivenza andava gestita giorno per giorno, come avviene in altre regioni dove gli orsi sono considerati una risorsa ambientale e in alcuni casi, con le corrette modalità, anche turistica.

Vogliamo fare un elenco di ciò che non è stato fatto e si doveva fare per la buona riuscita del progetto?

1) Una corretta formazione e informazione nei confronti di cittadini, turisti e operatori del settore, sull’importanza della presenza degli orsi e sul giusto modo di rapportarsi ad essi, in particolare sono mancati i percorsi didattici nelle scuole; 2) I corridoi faunistici, che oltre a limitare l’impatto con le comunità avrebbero potuto favorire la diffusione degli orsi lungo l’arco alpino; 3) Un adeguato programma di monitoraggio, studio e controllo dei territori dove vivono gli orsi; 4) L’arricchimento dell’habitat; 5) La tutela delle zone in cui vivono gli orsi, limitando l’accesso in alcune aree e in alcuni periodi dell’anno; 6) L’installazione dei cassonetti anti-orso per evitare che gli orsi scendano nei centri abitati in cerca di cibo; 7) La regolamentazione dell’attività di foraggiamento della selvaggina per scopi venatori, che ovviamente attira gli orsi e non solo. L’elenco potrebbe continuare…insomma un disastro su tutti i fronti e i complici di questo disastro sono amministratori e cittadini.

Lassù dove ci sono le montagne più belle del mondo, gli orsi avrebbero potuto renderle ancora più belle e magiche, ma invece di scegliere la via della tutela e della sostenibilità, si è preferito investire sul turismo di massa che tutto devasta e consuma e lasciare che ognuno fosse libero di andare dove voleva, di giorno e di notte, raggiungendo anche con messi motorizzati i luoghi più inaccessibili, perfino nei boschi, come se la natura fosse una cosa nostra da sfruttare e consumare senza porci limiti e senza alcun rispetto per i legittimi abitanti che lì hanno la loro casa.

In Abruzzo ci sono sentieri off limits, in Trentino libero accesso ovunque…In Abruzzo piangono la morte dell’orso Carrito, in Trentino gli orsi li vogliono sterminare…

Cari trentini siete ancora in tempo per non passare per la 2^ volta alla storia come un popolo sterminatore di orsi.

Mi auguro che il buon senso, la prudenza e la ragionevolezza prendano il posto di questa terribile, insensata e incivile voglia di morte e vendetta.

Marta Frigo