a cura dell’avvocato Angelo Greco

La convivenza civile nelle nostre città è spesso messa a dura prova da comportamenti che oscillano tra la semplice maleducazione e la vera e propria violazione delle norme. Capita frequentemente di assistere a liti condominiali o discussioni per un parcheggio che sfociano in gesti di profondo disprezzo. Tra questi, uno dei più sgradevoli e purtroppo diffusi è l’atto di sputare verso i beni di un’altra persona, come ad esempio la carrozzeria di un’automobile. Ci si chiede spesso se un’azione del genere, oltre a essere moralmente condannabile, possa avere conseguenze davanti a un giudice. In altri termini: sputare in faccia o sull’auto altrui è reato e obbliga al risarcimento? Questa domanda non è affatto banale, poiché tocca il confine tra il diritto di proprietà e la libertà di comportamento. La legge italiana non resta indifferente di fronte a chi, per rabbia o ripicca, decide di insudiciare i beni altrui. Attraverso una lettura attenta del codice e delle più recenti interpretazioni della magistratura, è possibile delineare un quadro preciso delle responsabilità che si assumono compiendo un gesto simile. Non si tratta solo di una questione di etichetta sociale, ma di un vero e proprio obbligo giuridico che mira a tutelare l’integrità dei beni e il decoro urbano, garantendo che ogni offesa al patrimonio venga adeguatamente sanzionata e riparata.

Il nostro sistema giuridico prevede una protezione specifica per i beni mobili e immobili contro chiunque tenti di rovinarli o semplicemente di sporcarli. Quando una persona decide volontariamente di lanciare delle secrezioni contro un oggetto che appartiene a un altro soggetto, entra in gioco una norma precisa del codice. Si tratta del reato di deturpamento e imbrattamento di cose altrui (art. 639 c.p.). Questa disposizione è stata pensata proprio per colpire quelle condotte che, pur non distruggendo il bene, ne alterano l’aspetto estetico e la pulizia, rendendolo sgradevole o obbligando il proprietario a interventi di ripristino.

Quando lo sputo configura il reato di imbrattamento?

Non ogni singolo episodio di maleducazione finisce automaticamente in tribunale. La Corte di Cassazione ha stabilito dei parametri molto chiari per distinguere un gesto isolato e privo di rilevanza penale da un vero e proprio delitto. Secondo i giudici supremi, affinché si possa parlare di reato, non è sufficiente un unico e fortuito sputo. La condotta deve avere una certa consistenza e una carica offensiva reale verso il bene (Cass. sent. 45924/2011).

In particolare, per far scattare la condanna, le espettorazioni devono presentare alcune caratteristiche: devono essere numerose e ripetute nel tempo; devono essere particolarmente dense e consistenti; devono essere idonee a insudiciare in modo significativo l’oggetto; devono dimostrare la chiara volontà di sporcare e rovinare il bene altrui.

Il concetto fondamentale è che il gesto deve essere capace di alterare lo stato della cosa in modo non irrilevante. Se una persona, in un momento di rabbia, colpisce ripetutamente un veicolo con numerosi sputi, creando una situazione di sporcizia evidente che richiede un lavaggio professionale o una pulizia profonda, allora la soglia della punibilità viene superata. In questo caso, il giudice riconosce che non siamo più nell’ambito della semplice villania, ma in quello di un attacco al patrimonio altrui finalizzato al suo deturpamento.

Articolo completo a cura dell’avvocato Angelo Greco

Sputare in faccia o sull’auto altrui è reato e obbliga al risarcimento?

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