Il prezzo del cioccolato vola e l’uovo di Pasqua diventa un lusso. Secondo la nuova ricerca dell’Osservatorio BIG – Business Intelligence Group, diretto dal sociologo Gianni Bientinesi, nel 2026 una famiglia su quattro rinuncerà all’acquisto dell’uovo a causa dei rincari record.
Il dato più impressionante riguarda il prezzo al chilo: dai 26 euro/kg del 2010 si è passati agli oltre 80 euro/kg del 2026, con punte che superano i 120 euro/kg, “praticamente come il caviale di salmone Keta”, sottolinea Bientinesi. Nel frattempo, il peso medio delle uova si è ridotto del 32%.
Una crisi del cacao senza precedenti
Tra gennaio 2023 e aprile 2024 il cacao è passato da 2.400 dollari a tonnellata al record storico di 12.220 dollari/tonnellata (+456%). “Il cacao ha superato persino il rame, diventando la commodity più performante al mondo”, osserva Bientinesi.
Nei supermercati lo scenario è altrettanto estremo: lo studio documenta uno spread da 17 a 122 euro/kg per uova della stessa categoria. Il prodotto più caro costa 7,3 volte quello più economico.
La “colonizzazione degli scaffali”: le uova finiscono ovunque
La ricerca segnala un fenomeno curioso: in 12 punti vendita su 34, le uova non si trovano più nel reparto dolci. Occupano la parte alta di scaffali dedicati ad altre categorie: sopra patatine, passate di pomodoro, sughi, condimenti, perfino nel banco frigo dei latticini. Una scelta che riflette la pressione sugli spazi e la competizione interna alla GDO.
Il ritorno del fondente: dal gusto “adulto” al simbolo di qualità
Nel 2026 si registra un forte rimbalzo del cioccolato fondente, che sale al 67% delle preferenze, mentre il latte scende al 29%. Per la prima volta compare anche l’uovo al pistacchio (2%).
- Baby Boomers (60+): 68% preferisce il fondente, associato a “qualità, sobrietà, artigianalità premium”. Lo acquistano soprattutto in pasticceria.
- Gen X (45-59): 60% lo sceglie per la “qualità”.
- Millennials (28-44): 50% lo preferisce per “autenticità, etica della filiera, storytelling”.
- Gen Z (<28): meno del 40% sceglie il fondente; preferiscono alternative “inedite”, pistacchio, gusti fusion o trend visti sui social.
Perché il fondente è percepito come “snob”?
La definizione non è casuale. Bientinesi spiega che il gusto amaro è biologicamente rifiutato dai bambini perché associato a potenziali tossine (recettori T2R). Eppure, l’85% degli adulti desidera il fondente.
Il motivo? Un processo di apprendimento chiamato conditioned taste preference: il cervello impara che all’amaro seguono effetti positivi (teobromina, serotonina, endorfine). Serve tempo, esposizione, contesto culturale. In altre parole: un investimento. Ed è proprio questo investimento a trasformare il fondente in un segnale di distinzione sociale.
Fonte Foodaffairs.it
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