(Agen Food)  Il biologico in Veneto non è più una nicchia. “Tra vigneti, orticole, cereali e frutteti – spiega  Italia Bio – la regione sta vivendo una trasformazione agricola che negli ultimi anni ha accelerato ritmo e investimenti”. A trainare la crescita sono soprattutto le province di Verona, Rovigo, Padova e Treviso, dove sempre più aziende scelgono di convertire superfici produttive puntando su sostenibilità, export e qualità certificata.

Secondo i dati diffusi dalla Regione Veneto e dal Sinab, le superfici biologiche venete hanno superato i 50 mila ettari, con una crescita costante rispetto agli anni precedenti. Gli operatori bio – tra produttori, trasformatori e importatori – continuano ad aumentare e il Veneto si conferma una delle regioni del Nord più dinamiche sul fronte della transizione ecologica agricola.

A fare la parte del leone sono i seminativi, in particolare cereali e soia, ma il simbolo del bio veneto resta il vigneto. La viticoltura biologica è cresciuta rapidamente, spinta dalla domanda internazionale di vini sostenibili e dalla necessità di ridurre l’impatto ambientale in territori ad alta intensità produttiva. Importante anche il peso dell’ortofrutta biologica, soprattutto nelle aree vocate del Veronese e del Rodigino.

Dietro i numeri ci sono storie imprenditoriali che raccontano un Veneto agricolo diverso. Nel Trevigiano, si trova una tra le prime realtà italiane a investire con decisione nel prosecco biologico, puntando su biodiversità e filiera corta. Un caso di successo come altri che oggi esportano in numerosi mercati internazionali e rappresentano i casi più noti della viticoltura bio regionale.

 

Cresce anche l’attenzione verso l’orticoltura biologica ad alta innovazione. Nel Padovano e nel Veneziano diverse aziende stanno investendo in serre efficienti, irrigazione di precisione e tecniche di difesa naturale per rispondere alla domanda della grande distribuzione e dei mercati esteri.

“Anche in questa regione – osservano a Italia Bio – non sono tutto rose e fiori . I produttori lamentano, soprattutto per le aziende più piccole, come resti elevato il costo della conversione al biologico. A pesare sono anche la frammentazione fondiaria, la pressione fitosanitaria in alcune aree viticole e l’aumento dei costi energetici. Inoltre, il mercato chiede prodotti bio ma spesso non riconosce agli agricoltori margini adeguati”.

Sul fronte opposto, il Veneto può contare su punti di forza importanti: una forte cultura imprenditoriale, infrastrutture logistiche avanzate, buona capacità dell’export e una crescente rete di distretti biologici. La regione sta infatti lavorando per consolidare sistemi territoriali in cui agricoltura, turismo e sostenibilità possano dialogare sempre di più.

Il futuro del biologico veneto si giocherà soprattutto sulla capacità di innovare senza perdere identità territoriale. Perché oggi il consumatore non cerca solo un prodotto certificato: vuole sapere da dove arriva, come viene coltivato e quale impatto lascia sul territorio. Ed è proprio qui che il Veneto bio prova a costruire la sua sfida più ambiziosa.

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