Tagliare del 50% (rispetto al 2015) lo spreco pro-capite a livello di vendita e consumo e ridurre le perdite lungo le catene di produzione e fornitura entro il 2030 sono gli obiettivi dell’Agenda delle Nazioni Unite, che anche quest’anno risultano disattesi.

Nel nostro Paese lo spreco alimentare è sceso di 63,9 grammi rispetto alla precedente edizione, arrivando a 554 grammi pro capite settimanali. Ma siamo ancora lontani dall’obiettivo. La fotografia della situazione viene dal Rapporto 2026 “Il caso Italia” dell’Osservatorio Waste Watcher, l’indagine promossa dalla Campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero di Last Minute Market con l’Università di Bologna – Distal e con il monitoraggio di IPSOS.

Secondo il rapporto, lo spreco domestico riguarda soprattutto frutta fresca (22,2 g), verdura (20,6 g) e pane fresco (19,6 g), seguiti da insalata (18,8 g) e cipolle/aglio/tuberi (17,2 g) poi latticini e piatti già cucinati non consumati in tempo. I più esposti allo spreco sono quindi gli alimenti freschi e deperibili, a causa di cattiva conservazione o acquisti eccessivi. Una conferma che lo spreco alimentare è ancora legato soprattutto all’organizzazione della spesa e del frigorifero più che a una mancanza di consapevolezza.

Significativa la disparità regionale: si spreca meno al Nord (516 g) e più al Sud (591,2 g), al Centro si registra invece un valore di 570,8 g. E si spreca meno nelle famiglie con figli (-10%) e nei Comuni fino a 30mila abitanti (-8%). Secondo il monitoraggio 2026, presentato il 3 febbraio, il miglioramento rispetto al 2025 si deve soprattutto alla generazione dei boomers ovvero i nati fra il 1946 e il 1964 (ben il 96% dichiara un’elevata attenzione alla questione dello spreco di cibo) che sprecano solo 352 grammi a settimana. La Generazione Z (i nati tra il 1997- 2012) invece è consapevole e autocritica, ma meno organizzata o disposta a ritagliare il tempo necessario alla pianificazione, tende ad acquistare in eccesso “per sicurezza”, con il risultato di 799 grammi di spreco settimanali. I Millennials (1981-1996) e la Generazione X (1965-1980) occupano una posizione intermedia: mostrano maggiore consapevolezza dei giovani e buone competenze organizzative, ma faticano a stabilizzare le pratiche nel tempo.

Un altro dato interessante del Rapporto “Il caso Italia 2026” di Waste Watcher è l’indice di insicurezza alimentare, che misura la difficoltà di accesso a cibo sufficiente, sicuro e nutriente, utilizzando strumenti come la scala FIES (Food Insecurity Experience Scale) dell’ONU, che indaga la preoccupazione, la qualità e la quantità del cibo. La nuova rilevazione denota un significativo aumento nell’allarme sociale in Italia, perché l’indice sale di mezzo punto rispetto all’ultima rilevazione 2025, toccando quota 14,36 – confermandosi quindi un fenomeno strutturale e non marginale – con un incremento del 28% a sud e addirittura del 50% per i giovani della generazione Z. Se il divario territoriale è netto, il rischio si presenta molto più elevato nelle periferie (+13%), mentre risulta significativamente più basso nel Nord (–15%) e nelle aree rurali (–15%). Le disuguaglianze sociali sono il fattore più critico: il ceto popolare presenta un rischio oltre triplo (+218%), contro una forte protezione del ceto medio (–51%).

Ma se ormai abbiamo imparato a non sprecare al ristorante, in cui è prassi comune chiedere un contenitore per portare a casa il cibo avanzato, da quest’anno ci sarà una nuova soluzione per gli esercenti, impegnati nel diminuire gli sprechi. Dal 2026 è infatti attivo il Donometro, la nuova piattaforma della Campagna Spreco Zero e dell’applicazione Sprecometro realizzata con il sostegno di FIPE: una piattaforma digitale che facilita la donazione delle eccedenze alimentari da parte di pubblici esercizi a enti del Terzo Settore. Il principio è semplice: ogni giorno bar, pasticcerie e negozi si trovano con alimenti invenduti ma ancora perfettamente consumabili. Trasformare questo surplus in risorsa sociale ed evitare che diventi rifiuto è l’obiettivo del Donometro. Attraverso la piattaforma, l’esercente potrà con pochi clic registrare e confermare la donazione. L’associazione beneficiaria riceve notifica immediata e può quindi organizzare il ritiro e la distribuzione a chi ne ha più bisogno.

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