Un tempo era presenza fissa in ogni canonica, figura austera e discreta, ma indispensabile. La perpetua – la donna che si occupava della casa del parroco, delle faccende domestiche e spesso anche delle incombenze della chiesa – sta lentamente scomparendo dalle parrocchie italiane. Una sparizione silenziosa, che segna la fine di un mondo quotidiano fatto di dedizione, riservatezza e piccole abitudini radicate nella vita delle comunità.
Il termine “perpetua” affonda le sue radici nel passato rurale e religioso del Paese: la parola deriverebbe da “serva perpetua”, a indicare una donna che dedicava tutta la sua vita al servizio della parrocchia e del suo sacerdote. Non di rado si trattava di vedove o donne nubili, profondamente legate alla chiesa del paese, che si occupavano della cucina, della biancheria, della cura dell’orto e dell’accoglienza dei fedeli.
Nella letteratura italiana la perpetua più celebre resta senza dubbio Agnese di Don Abbondio, nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. Figura ironica e popolare, rappresenta l’archetipo della donna che, pur agendo nell’ombra, conosce e spesso influenza i destini del parroco e del paese. Manzoni ne fa un simbolo di quella saggezza pratica e un po’ pettegola tipica delle comunità lombarde dell’Ottocento.
Oggi, nelle parrocchie del XXI secolo, la perpetua ha lasciato spazio a collaboratori laici, volontari o custodi, e sempre più raramente si incontrano donne che vivono stabilmente nella canonica. La diminuzione dei sacerdoti residenti, l’unione di più parrocchie sotto un’unica guida e l’evoluzione del ruolo femminile nella società hanno contribuito a far scomparire questa figura.
Eppure, per molti, la perpetua non era solo una “governante del prete”: era il cuore pratico della comunità, una sorta di archivio vivente di storie, memorie e confidenze. Con la sua scomparsa, si chiude anche un capitolo di quotidianità popolare, fatto di fede semplice e di umanità condivisa.
Oggi la sua figura sopravvive nei ricordi, nei romanzi e nelle commedie, come simbolo di un’Italia che non c’è più, ma che continua a parlarci con la voce gentile di chi serviva, con discrezione, Dio e gli uomini.
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