Altro che favole della buonanotte. Quando ai nonni veneti si chiede di guardare al futuro dei nipoti, il racconto cambia tono: guerra, clima, precarietà, sicurezza, lavoro dei genitori. Il futuro, insomma, non appare esattamente come una passeggiata al parco.

“Il futuro è molto incerto: venti di guerra, emergenza climatica, occupazione lavorativa dei genitori”, racconta una nonna veneziana di 60 anni. Un nonno veronese di 80 anni mette invece il dito su un’altra ferita: “Sono preoccupato di questa società che pensa solo ai soldi e all’esteriorità, e molto poco alla solidarietà e all’inclusione umana: lasciamo un mondo peggiore ai nostri nipoti”. Non è pessimismo da salotto. È la fotografia restituita dalla quinta edizione del questionario per la Festa dei Nonni della Fnp Cisl Veneto, al quale hanno partecipato 401 persone. E le risposte alla domanda sulle maggiori preoccupazioni per il presente e il futuro dei nipoti sono tutt’altro che rassicuranti.

Il futuro è diventato una faccenda da nonni
Tra le 245 risposte raccolte alla domanda aperta, il tema dominante è l’incertezza: il 46,9% dei nonni indica proprio instabilità e imprevedibilità come principale preoccupazione, senza sostanziali differenze tra uomini e donne. Il 37,6% guarda con preoccupazione alla società attuale, comprese le nuove tecnologie e i temi legati alla sicurezza. Poi arrivano le paure più concrete: il 14,3% teme la guerra, percentuale che sale al 16,7% tra le donne contro l’11,5% degli uomini. La stessa quota, il 14,3%, indica precarietà economica e lavoro, ma qui sono gli uomini a mostrare maggiore apprensione: 18,6% contro il 10,6% delle donne. Il cambiamento climatico preoccupa il 7,3%, mentre il 5,3% teme di non riuscire a mantenersi in salute o ad avere accesso alle cure. Numeri che raccontano una generazione consapevole che il passaggio di testimone non è più così semplice: ai nipoti non si consegna soltanto un’eredità familiare, ma anche un mondo attraversato da crisi che i nonni percepiscono come sempre meno controllabili.

E mentre il mondo traballa, qualcuno deve pur prendere i bambini
Poi c’è l’altra faccia della questione. Il mondo può essere instabile quanto vuole, ma alle 16.30 bisogna comunque uscire da scuola, accompagnare a calcio, preparare la cena e, se serve, curare la febbre. Dei 401 partecipanti, 322 dichiarano di occuparsi dei nipoti. Il 60% segue contemporaneamente almeno due nipoti e quasi la metà, il 49,7%, lo fa con frequenza, una o due volte alla settimana. Un altro 24,2% è impegnato tutti i giorni. La famiglia italiana, insomma, continua a reggersi anche su un ammortizzatore generazionale che raramente finisce nei bilanci: il tempo dei nonni. E qui arriva il capitolo più interessante del questionario, quello dedicato alle differenze tra uomini e donne.

Il nonno fa il tassista, la nonna apre l’ambulatorio domestico
La divisione dei compiti racconta uno schema familiare che, nonostante gli anni, resiste. Il 70,5% dei nonni accompagna i nipoti a scuola, allo sport o alle varie attività: il grande classico del nonno-tassista. Tra le nonne la percentuale scende comunque a un consistente 58%. Quando però entra in scena la casa, il rapporto si ribalta. Il 55,1% delle nonne cucina per i nipoti, contro il 37,7% dei nonni. E quando il bambino sta male, sono soprattutto loro a occuparsene: 58% delle nonne, contro il 36,3% degli uomini. Il quadro è quasi una fotografia d’epoca: lui al volante, lei ai fornelli e al capezzale. Con una differenza importante: questa volta i numeri arrivano da un questionario del 2026.

Il prezzo dell’aiuto? Tempo tolto a se stessi
Essere disponibili per i nipoti, però, non è sempre gratis. Non in termini economici, almeno non soltanto. Tra i 322 nonni coinvolti nella cura dei nipoti, 143 dichiarano di aver rinunciato a qualcosa. La percentuale è del 51,4% tra gli uomini e del 38,6% tra le donne. Quando si chiede a cosa si rinuncia, però, le differenze di genere si riducono. La voce più pesante riguarda il tempo per interessi personali, hobby e volontariato, indicata dal 78,3%. Seguono il tempo per amici e socialità, 42%, e quello per l’attività fisica, 30,8%. C’è poi un dato meno vistoso, ma forse più delicato: il 15,4% dichiara di avere meno tempo per la prevenzione della propria salute. Il paradosso è evidente: mentre si preoccupano del futuro e della salute dei nipoti, alcuni nonni finiscono per sacrificare proprio il tempo necessario a occuparsi della propria.

Nonni tappabuchi? Non più, almeno secondo loro
Se in passato era emerso un certo malessere per l’essere considerati una sorta di servizio familiare ‘a comando’, oggi il 73,8% ritiene che il proprio sostegno sia pienamente riconosciuto e apprezzato dalla famiglia, sia per l’aiuto concreto sia per il ruolo educativo. Resta però il problema di fondo: in un caso su due, spiegano i risultati del questionario, ricorrere ai nonni è soprattutto una questione di logistica. Se mamma e papà lavorano e i servizi non bastano, la soluzione è ancora una volta quella più vicina e disponibile: i nonni. Anche chi non riesce a occuparsi dei nipoti conserva un forte desiderio di farlo: il 60,6% vorrebbe poter dare un aiuto maggiore, ma spesso a impedirlo è la distanza geografica, indicata dal 42,4%. E c’è un ultimo dato che dice molto del legame tra generazioni: il 93,5% rifarebbe la stessa scelta, tornando indietro.

La richiesta dei nonni: non essere lasciati soli a costruire il futuro
“Le preoccupazioni per la pace o, quanto meno, di una stabilità sociale sono la testimonianza di un’alleanza intergenerazionale che chiede risposte concrete per il futuro dei nostri giovani”, osserva Tina Cupani, segretaria generale Fnp Cisl Veneto. Ed è forse questo il punto politico e sociale del questionario, senza bisogno di trasformarlo in uno slogan: i nonni non chiedono soltanto di poter accompagnare i nipoti a scuola. Chiedono, implicitamente, che il mondo nel quale li stanno accompagnando sia ancora abitabile, sicuro e capace di offrire opportunità. Perché il nonno può fare il tassista, la nonna può preparare la cena e tutti insieme possono tappare qualche buco nell’organizzazione familiare. Ma guerre, crisi climatica, precarietà e servizi insufficienti non si risolvono con un passaggio in macchina o con una pentola sui fornelli. E forse è proprio questa la fotografia più pungente che esce dal sondaggio: una generazione di nonni continua a dare una mano a costruire il futuro dei nipoti mentre, allo stesso tempo, teme di non sapere più che futuro sta consegnando loro.

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