Il settore tech italiano accelera, ma si scontra con un ostacolo sempre più critico: la scarsità di talenti qualificati. In un contesto in cui la domanda di professionisti digitali raggiunge livelli massimi e la crescita occupazionale segna un +26% anno su anno, le aziende sono chiamate a ripensare strategie di attrazione e sviluppo per sostenere la trasformazione digitale. È quanto emerge dall’ultimo report sul mercato del lavoro tech in Italia realizzato da Robert Walters, che fotografa un ecosistema in forte evoluzione, trainato da intelligenza artificiale, big data e cybersecurity.
DOMANDA RECORD E COMPETIZIONE GLOBALE: IL TALENTO TECH È SEMPRE PIÙ CONTESO
Oggi in Italia oltre 400.000 professionisti operano nel settore IT e digitale, con poli principali a Milano, Roma, Torino, Napoli e Bologna. Tuttavia, la disponibilità di competenze non riesce a stare al passo con la crescita della domanda, alimentando una competizione sempre più serrata tra aziende – anche a livello internazionale. Non solo: città come Berlino, Amsterdam e Lisbona continuano ad attrarre professionisti italiani grazie a condizioni più competitive, mentre nel Nord Italia la vicinanza con hub europei come Svizzera, Germania e Francia intensifica ulteriormente la pressione sul mercato.
START-UP E INNOVAZIONE: L’ITALIA SI RAFFORZA COME HUB EMERGENTE
A sostenere questa crescita è anche l’espansione dell’ecosistema start-up. Dopo aver raggiunto circa 1,5 miliardi di euro di investimenti nel 2024, il mercato ha superato gli 1,7 miliardi nel 2025, con oltre 430 round chiusi. Un segnale chiaro di un sistema sempre più dinamico, che genera nuove opportunità per profili altamente qualificati in ambito data, digital e tecnologia. AI E BIG DATA: DALLA SPERIMENTAZIONE ALLA STRATEGIA
Se negli ultimi anni l’intelligenza artificiale è stata al centro dell’attenzione, il 2026 segna un cambio di passo: dalla sperimentazione alla piena integrazione nei processi aziendali. Parallelamente, il mercato dei Big Data ha raggiunto i 4,1 miliardi di euro, con una crescita del 20% nel 2025. Tuttavia, emerge un gap significativo: solo il 38% delle grandi aziende dispone di una strategia strutturata di gestione dei dati e appena una su cinque ha nominato un Chief Data Officer. Questo scenario evidenzia una sfida chiave: non basta investire in tecnologia, ma è necessario sviluppare una governance solida e competenze adeguate per trasformare i dati in valore. I
PROFILI PIÙ RICHIESTI E PIÙ DIFFICILI DA TROVARE
Tra le figure più ricercate dalle aziende italiane emergono: esperti in intelligenza artificiale e machine learning; professionisti della cybersecurity; data scientist; sviluppatori full-stack; specialisti cloud e DevOps. Oltre alle competenze tecniche, cresce la domanda di leader capaci di guidare team multidisciplinari, integrare tecnologie emergenti e garantire sicurezza e resilienza operativa.
LE PRIORITÀ PER IL 2026: DATI, SICUREZZA E SOSTENIBILITÀ
Guardando al futuro, tre direttrici guideranno le strategie aziendali: – Data governance: trasformare i dati in asset strategici; – Cybersecurity: rafforzare la protezione in un contesto di minacce crescenti; – Sostenibilità digitale: integrare pratiche ESG nei progetti tecnologici. A queste si aggiunge una nuova realtà: il talento è globale. Il lavoro da remoto amplia il bacino di candidati, ma aumenta anche la competizione, spingendo le aziende a offrire maggiore flessibilità e percorsi di crescita concreti. L’ANALISI – “Il 2026 segna per l’Italia il passaggio dall’entusiasmo per l’IA alla concretezza dei dati. Non può esserci un’intelligenza artificiale evoluta senza una solida e sicura data platform aziendale: è questa la vera spinta della trasformazione digitale oggi. In un mercato dove esperti di dati, AI e cybersecurity sono rari e contesi, la vera sfida per le aziende non è solo adottare la tecnologia, ma attrarre i talenti capaci di guidare questa nuova trasformazione digitale” ha commentato Alberto Sala, senior principal Tech & Digital Robert Walters Italia.
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