“In Europa servono scelte concrete per salvare l’automotive. Non lo dico per pessimismo, lo dicono i numeri”. Così il cavaliere Marco Bonometti, presidente del Gruppo Omr Automotive, azienda leader nella progettazione e produzione di componenti strutturali, nel corso del suo intervento al Tavolo di #Forumautomotive, tenutosi presso la sede dell’Automobile Club Milano.

Dal 2019 l’Europa produce 3,7 milioni di veicoli in meno, l’Italia ha quasi dimezzato la produzione e i marchi cinesi sono passati dal 2% al 10% del mercato: “Si è deciso dove arrivare senza chiedersi con quale energia, con quali fabbriche e con quali lavoratori”, ha evidenziato Bonometti commentando i dati. Il primo nodo posto sul tavolo è stato quello dell’energia: in Italia l’elettricità costa 115 euro al megawattora, in Francia 61: “Non si può chiedere all’industria di elettrificare e poi venderle l’elettricità più cara d’Europa”.

Sulla transizione, Bonometti è stato netto: “L’obiettivo ambientale non è in discussione, il metodo sì. Le regole le ha scritte Bruxelles e le quote di mercato le ha prese la Cina”. Per il 2030 servirebbe l’80% di auto elettriche, le previsioni dicono 40%. “Così non si guida una transizione: si programmano le multe”, ha affermato. La richiesta è una neutralità tecnologica vera, con le emissioni misurate sull’intero ciclo di vita: “Altrimenti non è una transizione: è una dismissione”, ha sottolineato il presidente di Omr Automotive.

LE “CONDIZIONI MINIME” PER RESISTERE IN EUROPA

Sì al vincolo del 70% di componenti europei per accedere agli incentivi, “non è protezionismo, è buon senso”, purché sia calcolato sul valore reale e valga per tutti. Lo stesso per i dazi: “Servono, ma da soli non sono una politica industriale– ha osservato Bonometti- Chi vuole vendere e produrre in Europa deve avere gli stessi obblighi“.
Sul lavoro: “Il problema non sono i salari, è quello che ci sta sopra”. Per il vertice di Omr servono un taglio strutturale del cuneo fiscale e un fondo per riqualificare chi oggi lavora sui motori tradizionali: “Quelle persone vanno formate e accompagnate, non lasciate a casa”. E sulla burocrazia: “Il costo vero è l’incertezza. Con regole che cambiano a ogni legislatura non investe nessuno”.
“Queste non sono richieste di parte– ha concluso Bonometti- Sono le condizioni minime per continuare a investire, produrre e assumere in Europa. Se queste scelte si fanno, l’Europa resta un continente che le auto le produce. Se non si fanno, diventerà un mercato dove le auto si comprano soltanto”.

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