Italia, stipendi da serie B: umiliati in casa d’Europa.

La nuova mappa Eurostat sui salari netti corretti per il potere d’acquisto mostra l’Italia nella fascia bassa europea (20-30 mila euro l’anno), sotto la media Ue e distante da Francia, Germania e Paesi del Nord. Un arretramento che si riflette anche nel Pil pro capite: vent’anni fa l’Italia era sopra la media europea, oggi è sotto.

Non è solo colpa dell’inflazione recente: da decenni i salari reali italiani crescono poco o arretrano, mentre negli altri grandi Paesi avanzati continuano a salire. La radice principale è la produttività ferma: imprese piccole, pochi investimenti in innovazione e capitale umano, mercato dei capitali debole. A questo si sommano una quota ridotta di laureati, una forza lavoro che invecchia e la fuga di molti giovani qualificati all’estero.

Accanto alle fragilità strutturali, pesa un’ampia area di lavoro povero e precario, concentrata nei servizi e nel turismo, dove contratti discontinui e bassi salari sono la norma. Per questo il ritardo italiano non è una crisi passeggera, ma il sintomo di nodi mai sciolti: finché non si interverrà su produttività, istruzione, innovazione e qualità del lavoro, la distanza dai partner europei resterà visibile sia nelle statistiche sia nella vita quotidiana delle famiglie.

di Redazione AltovicentinOnline

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