Lo spettro di un lockdown energetico si avvicina. A confermare i timori già espressi nei giorni scorsi dal commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen è stato il ministro della Difesa Guido Crosetto, che in un’intervista al Corriere della Sera ha ammesso che “non tutto, ma molto” in Italia potrebbe chiudere nel giro di un mese se la crisi energetica dovesse aggravarsi.

La situazione appare sempre più delicata. Come ricordato anche dalla presidente del Consiglio, le riserve energetiche italiane “non sono sufficienti” a garantire un’autonomia prolungata. La prospettiva di nuove interruzioni nelle forniture di petrolio e gas – dovute alla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran e alla quasi chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico energetico mondiale – preoccupa Bruxelles e le principali capitali europee.

Secondo Jørgensen, l’Unione europea “non si trova ancora in una crisi di approvvigionamento”, ma deve “prepararsi agli scenari peggiori”, inclusi razionamento dei carburantirilascio delle riserve strategiche e limitazioni ai consumi industriali e domestici. L’UE sta elaborando piani di emergenza per affrontare “gli effetti strutturali e di lunga durata del conflitto”, avvertendo che i prezzi dell’energia “resteranno alti per molto tempo”.

Nel frattempo, alcuni Paesi membri hanno già avviato misure di austerità energetica: in Slovenia i privati possono acquistare al massimo 50 litri di carburante al giorno, mentre alle imprese ne sono concessi 200. Altri governi stanno discutendo interventi simili, come la riduzione degli orari di illuminazione pubblica o l’obbligo di abbassare il riscaldamento negli edifici pubblici .

In Italia, fonti governative spiegano che il piano d’emergenza prevede diversi livelli di allerta: contenimento dei consumi domesticilimitazioni alla mobilità privata, e – in una fase più acuta – stop temporaneo alle attività industriali non strategiche. Tutto dipenderà dall’evoluzione geopolitica in Medio Oriente e dalla capacità europea di rifornirsi da mercati alternativi, come quelli nordafricani e statunitensi.

Come ha sintetizzato Jørgensen: “Meglio essere preparati che pentirsi”.

 

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