La pensione prima ancora del primo stipendio, anzi, direttamente dalla culla.  In Veneto il futuro previdenziale rischia di diventare una faccenda da bambini: una proposta di legge punta infatti a promuovere la previdenza complementare già dalla minore età, con contributi regionali, sportelli dedicati ed educazione finanziaria nelle scuole. Mentre gli adulti fanno i conti con stipendi, affitti e contributi, il progetto guarda avanti e propone di cominciare a costruire la pensione quando il diretto interessato non ha ancora iniziato a lavorare. E’ un progetto di legge: ossia una proposta che il consiglio regionale deve esaminare e discutere, approvandola o respingendola.

La proposta
Il progetto di legge n. 114 è stato illustrato in sesta commissione dal consigliere Nicolò Maria Rocco, di Riformisti Veneti in Azione. L’obiettivo è favorire la previdenza complementare fin dall’infanzia, attraverso un sistema che permetta alle famiglie di iniziare a costruire per tempo una posizione previdenziale integrativa per i figli. Il principio è quello del lungo periodo: più anni a disposizione per accantonare risorse, maggiore sarebbe la possibilità di costruire una pensione complementare. Ma il progetto non vuole lasciare tutto sulle spalle delle famiglie.

Un contributo regionale
Tra le misure previste c’è infatti un contributo regionale per la previdenza complementare dei minori, che dovrebbe essere modulato anche in base alla situazione economica della famiglia. Un dettaglio tutt’altro che secondario, perché parlare di previdenza integrativa è relativamente semplice,  trovare ogni mese i soldi  lo è molto meno. Restano però da definire importi, requisiti e modalità concrete di accesso. E soprattutto resta da capire quanto la Regione sarebbe disposta a investire.

Pensione spiegata a scuola
Il progetto dell’esponente di Riformisti Veneti in Azione prevede anche uno sportello previdenziale regionale gratuito e campagne di educazione finanziaria, comprese iniziative nelle scuole. Sono inoltre previsti accordi con banche e fondi pensione per ridurre o azzerare i costi di apertura e gestione delle posizioni dei minori.

Il paradosso e la famiglia deve metterci il doppio
La proposta porta così la previdenza fin dalla culla: si comincia a costruire la pensione quando il futuro lavoratore non ha ancora iniziato a lavorare. Il progetto prevederebbe l’avvio della misura dal 1° gennaio del 2027, ma solo se la legge verrà approvata e dopo l’adozione delle regole operative. Ma non solo. Per ottenere il contributo negli anni successivi al primo, la famiglia dovrà aver versato nella posizione previdenziale del figlio almeno il doppio dell’importo del contributo regionale. E non sono spiccioli, perché per i bambini iscritti a un fondo pensione entro i due anni la Regione, secondo il progetto del consigliere Rocco, metterebbe 200 euro il primo anno e 150 euro nei quattro successivi, fino a un massimo di 800 euro, mentre per le famiglie con Isee sotto i 20 mila euro, il contributo salirebbe a 300 euro il primo anno e 200 negli anni successivi: 1.100 euro complessivi in cinque anni. Soldi che, comunque, non andrebbero nelle tasche dei genitori, ma direttamente nel fondo pensione del figlio minore.

La domanda resta sul tavolo
Insomma, la pensione potrebbe  cominciare a costruirsi quando ancora si è alle prese con pannolini e primi passi. L’idea è quella di sfruttare il tempo e trasformarlo in previdenza. Resta però il punto più concreto: quanto sarà davvero accessibile questa misura alle famiglie che oggi faticano già a mettere da parte qualcosa? Perché se è vero che la pensione è lontana, è altrettanto vero che affitti, bollette e spese per i figli sono molto più vicini. Il progetto di legge dovrà ora affrontare l’iter in consiglio regionale. Solo allora si capirà se quella che oggi sembra una pensione costruita dalla culla diventerà una misura concreta.

di Redazione AltovicentinOnline

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