La Regione del Veneto rilancia sull’agricoltura e guarda con particolare attenzione alle aree montane. Con una delibera appena approvata, la Giunta ha deciso di rafforzare la dotazione finanziaria dei bandi del CSR 2023-2027, portandola a oltre 113 milioni di euro, così da poter finanziare tutte le domande ammissibili presentate sia dai giovani che dalle imprese agricole già attive.
Un risultato che racconta non solo il dinamismo del comparto agricolo veneto, ma anche una visione di sviluppo che mette le terre alte al centro delle politiche regionali.
«L’agricoltura veneta continua a dimostrare una straordinaria capacità di investimento e innovazione – ha sottolineato l’assessore regionale all’Agricoltura Dario Bond –. Di fronte a una domanda di contributi superiore alle disponibilità iniziali, abbiamo scelto di ampliare i fondi: vogliamo accompagnare la crescita delle imprese e sostenere il ricambio generazionale».
Le cifre raccontano un fermento senza precedenti: oltre 2.500 domande di aiuto, di cui 797 per investimenti produttivi, 918 per interventi legati alla tutela ambientale e climatica, 116 per la trasformazione dei prodotti agricoli e 44 per la promozione delle produzioni di qualità.
Particolare successo ha registrato l’“intervento giovani”, con 280 domande per nuovi insediamenti e 394 richieste aggiuntive collegate al Pacchetto Giovani, testimonianza del ritorno crescente dei giovani alla terra e delle nuove prospettive di impresa nelle aree rurali.
Ma il vero segnale arriva dai territori montani, verso i quali la Regione destinerà una parte rilevante delle risorse integrative. Le imprese zootecniche e agricole d’altura potranno contare su nuovi fondi per innovare, migliorare la sostenibilità e preservare paesaggio ed economia locale.
«Sostenere chi lavora in montagna significa custodire la nostra identità e il nostro ambiente – ha aggiunto Bond –. Le aziende delle aree alte sono presidio di territorio, di cultura e di biodiversità. Finanziare i loro progetti vuol dire dare futuro a una montagna viva».
Dopo anni difficili, tra pandemia, crisi energetica e mutamenti climatici, la politica regionale torna a credere nella montagna come spazio di opportunità, innovazione e sostenibilità. L’ampliamento dei fondi del CSR non è solo un atto amministrativo, ma un segnale di grande fiducia verso chi sceglie di vivere e produrre nelle terre più esigenti del Veneto.
Conclude Bond: «Ogni azienda sostenuta è un mattone per costruire il futuro agricolo della nostra regione. Le montagne venete devono poter continuare a essere non solo patrimonio naturale, ma laboratorio di vita, impresa e innovazione».
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