Il colore delle fragole è sempre lo stesso, ma il sapore è cambiato, deludendo negli acquisti recenti oltre 7 italiani sui 10, tanto che negli ultimi 5 anni i consumi sono scesi di circa 3 mila tonnellate. A dirlo è una ricerca del Monitor Ortofrutta di Agroter su un campione di 3mila persone, secondo la quale il 27% dei consumatori non ha ancora trovato delle fragole che gli siano piaciute.

Il 54% degli intervistati, infatti, dichiara che il sapore è peggiorato e per il 9% è addirittura “decisamente peggiorato”. Delusione avvertita più forte perché questo frutto rosso risulta facile da mangiare e raffinato, un simbolo del periodo primaverile, protagonista in picnic e gite all’aperto, gelaterie e sagre come quella di Nemi ai Castelli romani che quest’anno, il 3 giugno, compirà 85 anni.

Ed è proprio l’insoddisfazione sensoriale del consumatore ad aver stimolato il mondo della ricerca a trovare una soluzione. Il Crea, Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, sta studiando nuove varietà di fragole che abbiano il profumo delle fragoline di bosco, attraverso incroci naturali e non in laboratorio; questo, per restituire quelle proprietà sensoriali che, secondo il Crea, sono state sottratte da una selezione puntata più alla maggior resa e ad una più lunga conservazione, che alla sua qessere costante ‘senza sorprese’, altro fattore chiave è la sicurezza alimentare. Oltre il 50% degli intervistati chiede fragole senza residui agrofarmaci, mentre quasi il 30% di conoscere la provenienza. Tra i sogni nel cassetto c’è anche il poter conservare il frutto intatto per una settimana; il 33% degli intervistati ha trovato almeno una volta fragole marce nella confezione, il 14% spesso e il 9% addirittura sempre.

Episodi che costringono a buttare via parte delle fragole acquistate e spesso a comprare altro. La sensazione di delusione è talmente forte che, secondo la ricerca, il 63% si dice disposto a pagare un sovrapprezzo pur di non trovare fragole marce nelle vaschette; di questi il 19% pagherebbe fino al 10% in più e il 5% fino al 20% in più. Colpa spesso di un packaging non adeguato a conservare questo delicato frutto, sul quale è intervenuta la ricerca studiando un cartone ‘intelligente’.

Si tratta di un contenitore irrorato con una miscela di oli essenziali naturali a lento e costante rilascio che permette l’abbattimento della carica microbica del prodotto, senza alterarne le caratteristiche organolettiche. In questo modo si allunga la vita di scaffale e di casa riducendo gli scarti.  (ansa)

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