Cresce l’occupazione femminile ma le donne continuano ad avere buste paga molto più leggere di quelle degli uomini, anche a causa del maggiore utilizzo del part time, legato al maggiore peso del lavoro di cura, qualifiche più basse e impiego in settori con stipendi in media inferiori.

Nel 2024 la retribuzione giornaliera media lorda delle donne nel settore privato, secondo il Rendiconto di genere dell’Inps appena presentato dal Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Istituto, è stata di 82,63 euro a fronte dei 111,25 medi degli uomini con un gap del 25,73%.

Il tasso di occupazione medio per le donne tra i 15 e i 64 anni nell’anno è stato del 53,3%, in salita ma ancora di 17,8 punti inferiore a quello degli uomini. Il tema degli stipendi è al centro anche di uno studio del Censis secondo il quale il 57,7% ritiene la propria retribuzione non adeguata al lavoro che svolge mentre solo il 36,1% ne è soddisfatto. Dalle interviste emerge la necessità di una maggiore conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro con il 71,3% degli intervistati che ritiene ci siano le condizioni tecnologiche ed economiche per tagliare il tempo dedicato al lavoro, con ad esempio la settimana corta di quattro giorni. E a pensarlo sono soprattutto i giovani con l’82,8% degli intervistati tra i 18 e i 34 anni a fronte del 64% degli over 50. I giovani risultano anche più capaci di staccare da lavoro con quasi sei su 10 che non rispondono a mail e chiamate fuori dall’orario di lavoro a fronte di solo un terzo degli over 50. “La parità di genere nel lavoro non si realizza con interventi simbolici, ma con misure strutturali e misurabili”, ha detto il Direttore generale Inps.

Le donne nel complesso, secondo il Rendiconto Inps, sono quasi il 60% dei laureati nelle lauree triennali di primo livello e il 57,8% nelle specialistiche mentre restano indietro in quelle Stem. Una volta laureate hanno una percentuale di occupazione lievemente più bassa degli uomini. Pur essendo mediamente più istruite fanno più fatica a fare carriera: tra i dirigenti solo il 21,8% è donna mentre tra i quadri solo il 33,1%.

In nove settori su diciotto esaminati nel settore privato, spiega l’Inps, “le donne percepiscono più del 20% in meno; nelle attività finanziarie e assicurative le donne percepiscono mediamente il 31,7% in meno, nelle attività professionali scientifiche e tecniche il 34,2% in meno e in quelle immobiliari il 40,2% in meno. Sul valore delle retribuzioni medie giornaliere incidono, oltre all’inquadramento contrattuale, anche altri elementi come i trattamenti individuali, il lavoro straordinario e il part time”.

Nel lavoro pubblico il gap delle retribuzioni tra uomini e donne è minore con stipendi giornalieri medi di 113,5 euro per le donne e 142,7 per gli uomini e una differenza del 20,5%. Nel servizio sanitario le donne percepiscono in media 135,74 euro lordi al giorno a fronte dei 169,34 degli uomini (-19,8%) mentre nella scuola, dove sono largamente maggioritarie, hanno retribuzioni medie giornaliere di 96,49 euro sostanzialmente in linea con i 96,94 euro degli uomini (-0,5%). Le donne che hanno contratto part time tra pubblico e privato sono circa il doppio degli uomini con 2,78 milioni a fronte di 1,35 milioni di uomini. Sul totale degli occupati quelle che hanno accettato questo tipo di contratto involontariamente sono il 13,7% a fronte del 4,6% degli uomini.

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