European Women’s Management Development il network internazionale fondato nel 1984 a Bruxelles da docenti e manager Europee presenterà il 28 novembre a Roma nella sala Cinema Europa Experience-David Sassoli, il libro ‘Impronte di donna. Realtà femminili nell’antichità classica’ di Mariarosaria Barbera, archeologa e studiosa dell’antichità che ha maturato una lunga esperienza gestionale presso il ministero della Cultura. I suoi numerosi incarichi tra cui quelli di soprintendente archeologa a Roma e direttore del Parco archeologico di Ostia antica le hanno fatto meritare molti premi e riconoscimenti. ‘Impronte di donna’ è una panoramica sulle donne ‘speciali’, quelle che, pur nella condizione di minorità cui la società antica e le sue leggi le costringevano, sono riuscite a lasciare traccia di sé, della loro vita e spesso delle loro capacità. Dopo un necessario accenno ai periodi più remoti, quando la protostoria diventa storia e viene narrata affiancando alla cultura materiale il supporto delle fonti scritte, Mariarosaria Barbera segue dapprima le donne etrusche “che tessevano lana e lino in gran quantità, come mostrano le numerose testimonianze archeologiche rinvenute, dando un importante contributo femminile all’economia domestica”. Questo lungo e complicato lavoro impegnava intensamente le donne di casa, sia le matrone, cui era riservata la produzione di abiti cerimoniali e di lusso, sia le ancelle/schiave, che producevano tessuti più correnti. Una certa autonomia femminile prima e dopo il matrimonio si può cogliere nella storia della regina Tanaquil, moglie del re Tarquinio Prisco, a cui Servio Tullio dovette la sua investitura. Inoltre, le donne etrusche avevano il diritto di possedere beni personali, potevano imparare a leggere e scrivere almeno a livello elementare e potevano mostrarsi in pubblico ai giochi. Poi Barbera segue lo sviluppo della società greca e di quella romana, nel rapporto con il genere femminile e soprattutto con un certo numero di donne rappresentative della loro condizione, dei disagi e delle conquiste. Le donne greche. Ci racconta Mariarosaria Barbera che “il concetto prevalente in area greca era quello di una dichiarata inferiorità del sesso femminile, variamente declinato anche dalle menti più acute. In ambito mediterraneo la concezione patriarcale ha imperversato sovrana: anche la Grecia, culla della civiltà europea, ha lasciato ai margini le proprie donne, alle quali il divieto di ereditare e gestire il patrimonio familiare rese impossibile una partecipazione attiva alle dinamiche della società.

La donna ateniese dell’età storica, se appartenente alla classe alta e medio-alta, era destinata a trascorrere la vita nel chiuso delle mura domestiche, limitando le uscite pubbliche alle celebrazioni religiose e ad eventi circoscritti al gruppo familiare, come nascite, matrimoni e funerali. L’istruzione era quasi ovunque un diritto riservato a pochissime, appartenenti di norma ai livelli più alti della società. “Tra i tanti filosofi citati, vorrei segnalare la posizione fortemente misogina di Aristotele. I suoi scritti sono permeati dal convincimento dell’inferiorità del genere femminile ‘… per natura l’uomo è più adatto della donna a comandare. Le donne sono considerate inferiori, più deboli e lente, meno intelligenti e longeve rispetto agli uomini’. Il filosofo di Stagira sostiene che il sangue delle donne è di qualità inferiore, diverse sono le suture del cranio e altro ancora; dulcis in fundo, la certezza che se si nasce femmina, significa che il seme non è di buona qualità, perciò dev’esserci stato un errore di natura”. Risulta più ampio lo spettro delle donne romane, presentate anche nel rapporto con la vita pubblica: il sacerdozio delle Vestali, il lavoro spicciolo ma anche imprenditoriale, la medicina, le humanae litterae e la filosofia, lo spettacolo e lo sport, la politica, nella quale molte donne si distinsero dalla monarchia all’avanzato periodo imperiale, lasciando il segno. Alcune figure femminili sono scolpite nelle nostre menti sin dall’infanzia, come Clelia che salvò le compagne da Porsenna, Veturia che convinse il figlio Coriolano a desistere dalla guerra contro Roma, Cornelia madre dei Gracchi che paragonava i suoi figli ai gioielli, per non dire delle numerose sante che affrontarono con coraggio torture e martirio a testimonianza della fede. Di contro, si levavano esempi totalmente negativi, come Tarpeia, la Vestale che tradì l’Urbe consegnandola ai Sabini, Cleopatra nemica e “prostituta egiziana”, Messalina adultera e lasciva, Agrippina Minore e Poppea, le donne dalla natura malvagia legate al cattivo Nerone. Il volume si conclude con un focus sulle donne ‘speciali’ dell’età tardoantica, quando l’irrompere del cristianesimo modifica gli equilibri politici e sociali, anche invertendo il percorso di autonomia femminile da tempo intrapreso e definendo la nuova condizione della donna cristiana, in un rapporto complesso e mutevole con i valori e le esigenze di autoconservazione della classe dirigente, già legata agli antichi culti.

 

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo su:
Stampa questa notizia