Il tema dei richiedenti asilo torna al centro del dibattito politico a Schio, ma il Consiglio comunale respinge la mozione presentata dal consigliere di Fratelli d’Italia, Alex Cioni, che chiedeva una revisione dell’adesione del Comune al progetto Sai e una gestione più rigorosa dei flussi di accoglienza sul territorio. Tagliente il commento del sindaco Marigo Cristina:”Cioni mescola piani diversi e descrive un quadro distorto, come se l’amministrazione promuovesse un’accoglienza indiscriminata. In realtà, vogliamo regole chiare, legalità e strumenti efficaci di integrazione per chi ha titolo a restare»”.
La mozione, depositata dal gruppo di Fratelli d’Italia, denunciava un presunto aumento dei richiedenti asilo in città, sostenendo che Schio stesse superando la soglia di sostenibilità prevista dagli accordi. Cioni aveva affermato che “dai 154 di due anni fa, siamo passati a 200” persone accolte, e aveva chiesto un controllo più stringente sugli alloggi e una revisione degli impegni assunti dall’amministrazione comunale per il triennio 2026-2028. Un analisi che lo stesso Cioni aveva redatto “secondo i dati aggiornati forniti in questi giorni dagli uffici comunali. Numeri che confermano un aumento costante e il continuo superamento della soglia considerata sostenibile. Una situazione che alimenta ulteriormente la concentrazione nel centro storico e rende ancora più urgente una gestione rigorosa e trasparente del fenomeno”.

Marigo precisa che: “il sistema Sai ed i Cas non sono la stessa cosa. Nel progetto Sai, al quale Schio aderisce insieme ad altri 12 Comuni, con Santorso come capofila,oggi non ci sono richiedenti asilo, ma solo persone a cui lo Stato ha già riconosciuto lo status di rifugiato o altre forme di protezione. A Schio, all’interno del Sai, le presenze sono 16: otto donne, un uomo e sette minori, organizzati in pochi nuclei familiari, in larga parte mamme con bambini-continua-Se guardiamo al criterio dell’1–2 ogni mille abitanti, citato dallo stesso consigliere Cioni, il Comune di Schio è ampiamente dentro i limiti. Su circa 39mila abitanti, la soglia massima sarebbe attorno alle 80 persone: nel Sai ne abbiamo 16. Parlare di ‘superamento sistematico dei parametri’ è quindi falso”.
Il numero di circa 200 persone citato da Cioni riguarda invece i Cas, i centri di accoglienza straordinaria gestiti direttamente dalla Prefettura, “su questo fronte però il Comune non decide né quanti né dove debbano essere accolti: le assegnazioni vengono effettuate dalla Prefettura, che deve rispondere a flussi decisi a livello nazionale-precisa ancora il sindaco Marigo-Possiamo, e lo facciamo da anni, segnalare criticità e chiedere una distribuzione più equilibrata, ma non possiamo bloccare gli invii né usare il Sai come una leva per ‘mettere in riga’ lo Stato, come vorrebbe far credere la mozione. Uscire dal Sai non toglierebbe una sola persona dai Cas: significherebbe solo rinunciare all’unico strumento di accoglienza ordinata, trasparente e controllata che abbiamo sul territorio”.
Nella sua mozione, inoltre, Cioni chiedeva controlli puntuali sulla dimora abituale e sulle condizioni igienico-sanitarie degli alloggi, avvalendosi degli uffici comunali, della polizia locale e dell’azienda sanitaria. “È doveroso verificare che gli appartamenti non siano sovraffollati e che gli ospiti risiedano dove dichiarano-rimarcava Cioni-Legalità e trasparenza servono a tutelare tutti, anche chi vive regolarmente nel nostro territorio”. Accusa alla quale, Marigo replica: “è completamente errata anche l’idea che il Comune non voglia effettuare controlli sugli alloggi. Sono la prima a chiedere legalità e rispetto delle regole. Ogni volta che arrivano segnalazioni, contatto Prefettura e cooperative. Ma è la stessa Prefettura a ricordarci che gli appartamenti destinati ai Cas non sono case comunali: i controlli regolari su sovraffollamento, condizioni igieniche e presenze effettive li svolgono loro, settimanalmente e a campione. Noi possiamo intervenire solo in casi specifici, concordando le modalità con le autorità competenti. Immaginare controlli ‘a tappeto’, come sembra suggerire la mozione, sarebbe illegittimo oltre che pericoloso”.

“È del tutto infondata anche l’accusa di voler trasformare Schio in un ‘hub’ dell’accoglienza. I numeri raccontano un’altra storia: nel Sai abbiamo poche famiglie, seguite con percorsi di lingua, formazione e lavoro finanziati interamente dal ministero dell’Interno, senza costi per il bilancio comunale. È un modello che aiuta le persone a diventare autonome e, allo stesso tempo, riduce quelle situazioni di marginalità e degrado che tutti vogliamo evitare. Dipingere tutto questo come una scelta di ‘accoglienza indiscriminata’ è profondamente scorretto verso la città e verso chi lavora seriamente su questi progetti-conclude il sindaco di Schio, Cristina Marigo-La bocciatura quasi unanime della mozione, con 17 voti contrari e il solo voto favorevole del proponente, evidenzia chiaramente come Schio non si riconosca nelle semplificazioni propagandistiche. Questo è un tema che va affrontato con serietà, non con proclami. Legalità, responsabilità e verità dei dati: sono questi i principi che guidano l’azione della nostra amministrazione, non le bandiere ideologiche”.
di Redazione AltovicentinOnline
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