I medici hanno sviluppato uno strumento basato sull’intelligenza artificiale in grado di prevedere le probabilità di sopravvivenza di un paziente oncologico a partire da una singola fotografia del suo viso.
Dal modello derivano due strumenti complementari. FAHR-FaceAge stima l’età biologica, cioè l’età che la persona dimostra anziché quella anagrafica, e la utilizza per prevedere la sopravvivenza dei pazienti oncologici. FAHR-FaceSurvival stima invece la sopravvivenza direttamente dalla fotografia, senza passare per l’età biologica. Pur condividendo la stessa origine, i due algoritmi hanno raccolto informazioni diverse e complementari sullo stato di salute, e si basano su aree facciali distinte: FAHR-FaceAge considera le rughe che dai lati del naso raggiungono gli angoli della bocca, la fronte appena sopra le orbite e le tempie, mentre FAHR-FaceSurvival analizza la regione sotto gli occhi e intorno al ponte nasale.
Sul piano metodologico, secondo Hugo Aerts, co-autore senior dello studio, la novità sta nell’architettura. “Il principale progresso tecnico consiste nel fatto che FAHR-Face apprende una rappresentazione generale del volto da oltre 40 milioni di immagini, che può poi essere adattata a diversi parametri di salute come l’età biologica e la sopravvivenza”, ha detto Aerts al Guardian. “Questo approccio basato su un modello di base ci offre un metodo scalabile per sviluppare molteplici biomarcatori per la salute del viso, anziché dover addestrare ogni modello da zero.”
I dati clinici più rilevanti riguardano i pazienti oncologici statunitensi trattati con radioterapia. Secondo FAHR-FaceAge, chi dimostrava cinque o più anni in più rispetto all’età anagrafica aveva un rischio di decesso superiore del 21% nel corso di un follow-up medio di quattro anni, rispetto al resto del gruppo. Per chi ne dimostrava cinque o più in meno, il rischio risultava inferiore del 17%.
I ricercatori avvertono che la fotografia singola può rappresentare un metodo semplice ed economico a sostegno di scelte terapeutiche personalizzate, ma che servono ulteriori studi prima di un impiego su larga scala.
Stampa questa notizia





