Un anno di reclusione con pena sospesa. Si è chiuso così, davanti al giudice del Tribunale di Vicenza, il primo capitolo giudiziario di una tragedia che il 2 luglio 2022 ha segnato per sempre la comunità di Enego e l’intero Altopiano dei Sette Comuni. La condanna per omicidio colposo inflitta al malghese Walter Dalla Palma per la morte dell’imprenditore Maurizio Pezzato, inciampato con la sua mountain-bike in un filo spinato teso lungo la pista silvo-pastorale della Forcellona, non è solo un verdetto. È una profonda ferita aperta che costringe i Sette Comuni a fare i conti con una lezione collettiva, tanto dura quanto necessaria.
Al di là del dibattito legale e del preannunciato ricorso in Appello da parte della difesa, la sentenza lascia sul territorio un messaggio chiaro che ridefinisce i concetti di sicurezza, convivenza e responsabilità tra le montagne dell’Altopiano.
La fine dell’era del “si è sempre fatto così”
La prima, vera lezione che emerge dalle aule di giustizia smantella un’abitudine radicata. Per generazioni, delimitare i pascoli con il filo spinato o chiudere temporaneamente un passaggio per gestire il bestiame è stata una prassi comune, gestita con la logica della consuetudine alpina. La sentenza ricorda a tutti i malghesi e ai proprietari terrieri che le regole della montagna sono cambiate. La “diligenza” richiesta dalla legge non ammette la presunzione che un sentiero sia deserto, specie se inserito all’interno di circuiti turistici (come l’itinerario “C7” delle malghe di Valmaron). Un cantiere forestale post-Vaia o una recinzione zootecnica non esentano dal dovere di segnalare visibilmente le barriere, per proteggere chiunque si addentri sul territorio.
Il cortocircuito della comunicazione pubblica
La difesa del malghese ha puntato il dito contro un paradosso tipico della burocrazia moderna: l’esistenza di un tracciato di fatto convertito e pubblicizzato come ciclopedonale senza che chi gestiva la malga ne fosse pienamente edotto. Questo aspetto accende un faro sul dovere di comunicazione tra istituzioni pubbliche e attori privati.
Il messaggio per i Comuni dell’Altopiano è inequivocabile: la promozione turistica del territorio, tra e-bike, escursionismo e outdoor , non può viaggiare a una velocità superiore rispetto alla mappatura dei rischi e al coordinamento con chi la montagna la vive e la lavora ogni giorno. Tracciare una ciclabile su una mappa o su un portale online richiede una validazione di sicurezza costante e reale sul terreno.
Il messaggio per i Comuni dell’Altopiano è inequivocabile: la promozione turistica del territorio, tra e-bike, escursionismo e outdoor , non può viaggiare a una velocità superiore rispetto alla mappatura dei rischi e al coordinamento con chi la montagna la vive e la lavora ogni giorno. Tracciare una ciclabile su una mappa o su un portale online richiede una validazione di sicurezza costante e reale sul terreno.
Verso un patto di convivenza tra turismo e malghe
La tragedia di Maurizio Pezzato mette a nudo la fragilità dell’equilibrio tra l’economia legata al turismo di massa e l’agricoltura eroica di montagna. L’Altopiano non può rinunciare ai ciclisti e agli escursionisti, linfa vitale per l’indotto, ma non può nemmeno permettersi di criminalizzare o mettere in ginocchio il settore malghese, custode millenario del paesaggio rurale dei Sette Comuni.
La lezione più grande rimasta alla gente della montagna è dunque la necessità di un nuovo “patto di convivenza”.
La lezione più grande rimasta alla gente della montagna è dunque la necessità di un nuovo “patto di convivenza”.
La scomparsa di Maurizio Pezzato non deve restare solo un drammatico fascicolo giudiziario. Deve diventare il punto di svolta culturale per un Altopiano che vuole continuare a essere accogliente, ma che ha scoperto, nel modo più doloroso, di dover essere prima di tutto sicuro per chiunque decida di percorrerne i sentieri.
di redazione AltovicentinOnline (nella foto di copertina una immagine generica di filo spinato e il volto del ciclista Pezzato)
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