Felice Maniero, il famigerato boss della Mala del Brenta, ha 71 anni e vive in una Rsa. E’ stato un criminale da romanzo. “No me interessava i schei, giuro, quelli entravano e uscivano e se qualcuno ne aveva bisogno glieli davo, anche perché non erano miei. No, mi piaceva la sfida, se vincevo. Il resto era noia”. Lo dice intervistato dal Corriere della Sera. E ammette: “Non rifarei il bandito, forse. Non conviene, non ti resta niente. Ai ragazzi lo sconsiglio vivamente”.
“Non vedo più neppure i miei figli e questa è la cosa che più mi fa male, mi mancano tanto, li sento quando chiamo io e loro rispondono per forza”.
“Avevo 30 miliardi. Non li ho finiti, ne ho meno. Non li contavo, tanti comunque”. Dice che il più bel periodo della sua vita è stato “quando facevo l’hippie in Inghilterra a 15 anni, zero schei, autostop, dormivo per strada e andavo a caccia dei Jethro Tull, dei Genesis, dei Black Sabbath. Paranoid, meraviglia. Per un annetto e mezzo sono sparito lì”.
E il più bel “colpo”, “la rapina al Casinò di Venezia, che felicità, quel giorno li avevamo sbancati noi”. Poi ricorda la morte di Cristina Pavesi, durante l’assalto a un treno portavalori nelle campagne padovane: “Ho pagato troppo poco per la sua morte, la legge è ingiusta”.
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