C’è chi la considera una semplice superstizione, chi un gesto di buon auspicio e chi, invece, non rinuncerebbe mai a rispettarla. Anche quest’anno, all’alba del 1° agosto, in molte case del Veneto qualcuno ha alzato un piccolo bicchiere di vino bianco prima ancora del caffè. Bastano “do dei de vin bianco”, due dita di vino a digiuno, per onorare una delle tradizioni popolari più curiose e longeve della cultura contadina veneta.
Secondo la credenza tramandata dai nonni, questo rito avrebbe il potere di proteggere dal morso dei serpenti, dalla “febbre d’agosto” e, più in generale, dai malanni che un tempo accompagnavano la stagione estiva. Nelle campagne venete agosto era infatti il periodo del grande caldo, delle acque stagnanti, delle zanzare e del lavoro nei campi, quando il rischio di incontrare una vipera era tutt’altro che remoto.
Un rito nato nelle campagne
L’origine della tradizione affonda le radici nella civiltà contadina. Prima delle bonifiche, vaste aree del Veneto erano caratterizzate da paludi e zone umide dove la malaria era diffusa. Quella che oggi chiamiamo “febbre d’agosto” indicava proprio gli stati febbrili tipici dell’estate, spesso causati dalle punture di zanzara e dalle difficili condizioni igieniche dell’epoca. Il vino, considerato alimento oltre che bevanda, era ritenuto capace di rinvigorire il corpo e allontanare le malattie.
Anche il riferimento ai serpenti trova una spiegazione nella vita agricola. Agosto coincideva con un periodo in cui le vipere erano particolarmente presenti nelle campagne, mentre gli agricoltori continuavano a lavorare nei prati e tra i filari. Da qui la convinzione che quel piccolo gesto rituale potesse offrire una sorta di protezione simbolica.
La leggenda della Regina d’Ungheria
Come ogni tradizione popolare che si rispetti, anche questa è accompagnata da una leggenda. Si racconta che una regina d’Ungheria, durante un viaggio tra Venezia e Padova, si ammalò gravemente di febbre malarica attraversando le campagne trevigiane, allora ancora paludose. Quando ogni speranza sembrava perduta, la badessa di un convento le fece bere una caraffa di mosto di vino bianco fermentato. La regina guarì miracolosamente e da quel momento nacque l’usanza di bere un “goto” di vino bianco il primo agosto come auspicio di salute. Una storia priva di riscontri storici certi, ma che continua ad alimentare il fascino della tradizione.
Tra fede, scaramanzia e identità
Naturalmente non esiste alcuna prova scientifica che bere vino bianco a digiuno protegga da serpenti, virus o malattie. Al contrario, la medicina ricorda che l’alcol non ha proprietà preventive di questo tipo e che il suo consumo dovrebbe sempre essere moderato. Tuttavia il significato del rito non risiede nella sua efficacia terapeutica, bensì nel valore simbolico e identitario.
Come accade per molti riti del calendario agricolo, il gesto rappresenta un legame con il passato, con i nonni e con una cultura contadina che interpretava la natura attraverso segni, credenze e piccoli rituali tramandati di generazione in generazione.
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