L’Europa non aveva mai bruciato così. Questa volta i numeri non lasciano margine di interpretazione. L’ondata di calore che sta investendo l’Europa occidentale è la più grave e diffusa mai registrata su un’area così estesa, ed è resa possibile – lo dicono gli scienziati senza ambiguità – dalla crisi climatica prodotta dalla combustione di combustibili fossili.
Secondo lo studio del consorzio World Weather Attribution (WWA) quasi la metà delle 850 principali città europee sta affrontando le peggiori condizioni di calore mai misurate, tenendo conto non solo della temperatura ma anche dell’umidità. Quest’ultima variabile è decisiva, perché riduce la capacità del corpo di raffreddarsi attraverso la sudorazione, rendendo le ondate di calore sistematicamente più letali di quanto i termometri da soli non raccontino.
I dati storici aggravano il quadro. Fino al 2003, un’ondata di calore come questa sarebbe stata di 2° meno intensa, grazie al minore accumulo di CO2 nell’atmosfera. Nel 1976, un altro anno entrato nella memoria collettiva europea per il gran caldo, la differenza sarebbe stata di 3,5°. Le temperature notturne elevate sono oggi circa cento volte più probabili rispetto a vent’anni fa.
La causa meteorologica immediata – un sistema di alta pressione bloccato che intrappola aria calda e richiama flussi dal Sahara – non è insolita. Quello che è cambiato è l’intensità con cui il riscaldamento globale amplifica ogni configurazione estrema. Gli scienziati avvertono che, senza un’azione urgente, le future estati potrebbero rendere quella attuale un ricordo relativamente temperato.
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“Questo evento non sarebbe stato possibile a giugno senza i cambiamenti climatici”, ha affermato il dottor Theodore Keeping dell’Imperial College di Londra, membro del team WWA. “La velocità del cambiamento è allarmante.”


