di Mattia Cecchin

In Veneto per più di sette imprese su 10 (75%) il cambiamento climatico sta avendo effetti nella destinazione in cui operano e sulla loro attività, soprattutto per l’aumento dei costi di gestione (energia, generi alimentari, e altro ancora). Un effetto minore ma comunque impattante viene rilevato anche per la variazione della stagionalità turistica riscontrato dal 28,5% delle imprese e il maggior rischio di esposizione ad eventi estremi (tempeste, siccità, incendi) per il 19,4%. C’è anche un 17,1% che non si è ‘accorto’ di niente: non rileva ancora nessun impatto sulla propria attività a seguito del cambiamento climatico, mentre percentuali più basse percepiscono già qualche problematica: il 7,5% ha difficoltà di approvvigionamento delle risorse (energia, acqua,) e il 6,3% sente un incremento della competizione tra destinazioni. Irrisorie le percentuali relative all’impoverimento della risorsa principale (eutrofizzazione delle acque, deforestazione, scarse nevicate) e al caos nella comunicazione (sugli impatti, sui rischi, sui servizi). In tutto questo, il clima sembra non aver ancora condizionato la stagionalità delle presenze turistiche. La maggior parte delle imprese infatti non ha riscontrato variazioni nella stagionalità turistica nel 2023. Mentre il 40% ha dichiarato che c’è stato un prolungamento della stagione estiva. Poche le imprese che riscontrano un anticipo della stagione estiva o un calo delle presenze in agosto. Se ne è parlato ieri,  alla Giornata del Turismo veneto “Il clima è cambiato, cambia anche tu”, organizzata da Unioncamere Veneto, Isnart, Regione e Camere di commercio. “Questo scenario richiede flessibilità e un cambiamento di approccio nei servizi turistici”, ha quindi avvertito l’esperto di marketing territoriale Marco Girolami.

In pratica ora si “impone capacità di gestire modifiche su durate, distanze, attività, programmazioni, quote e il rischio di cancellazioni, di studiare promozioni agili per massimizzare i periodi positivi e di dare valore alle risorse come l’acqua. Anche perché il 75% dei Millennials/Gen Y è disposto a cambiare le strategie di acquisto per riconoscere lo sforzo delle aziende da un punto di vista ambientale. Destinazioni e imprese dovranno spingere verso innovazioni di prodotto e di servizi, per restare competitive”, ha avvertito Girolami. In Veneto quattro imprese su 10 orientano la propria offerta sul turismo culturale, il 30% è specializzato in turismo sportivo e una su 10 punta sul turismo slow a contatto con la natura. Quanto alle innovazioni, oltre la metà delle imprese (51,2%) punta su efficienza, risparmio energetico e riduzione dell’impatto ambientale per i prossimi tre anni, il 34,8% su servizi integrativi della propria offerta. Per quanto riguarda i fattori critici di successo, il 75,6% delle imprese crede nell’importanza della crescita della clientela internazionale, il 68,7% punta su servizi green o sostenibili, per il 62,7% è vincente un’impresa con personale qualificato e punta a rafforzare la collaborazione e rete con altre imprese, mentre per il 58,2% sarebbe decisivo investire in nuovi software e risorse informatiche. “In Veneto le imprese turistiche sono 45.000, il 10% del totale. Abbiamo deciso di focalizzare l’attenzione sul tema del cambiamento climatico- commenta il presidente di Unioncamere del Veneto Mario Pozza- i cui effetti sono ormai evidenti e in grado di condizionare l’offerta turistica. I flussi turistici sono sia vittima di un clima sempre più violento e imprevedibile ma anche concausa del cambiamento climatico e dei suoi impatti, soprattutto nelle destinazioni più fragili”.

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