Millenovecentocinque euro netti per una settimana lavorativa di cinque giorni da 40 ore, quindi 11 euro netti all’ora. Sono i termini di un salario mensile dignitoso di base transfrontaliero per l’Europa stando a quanto calcolato dalla Campagna Abiti Puliti nel suo ultimo report, presentato oggi nella sede romana dell’agenzia di stampa Dire.

Nel corso dell’incontro ne ha parlato Deborah Lucchetti, coordinatrice nazionale della Campagna Abiti Puliti. “Per giungere a questa soglia abbiamo impiegato una metodologia mutuata dai nostro colleghi asiatici delle filiere di produzione della moda che incorpora i concetti di salario familiare e transnazionalità”. Caratteristiche, ha proseguito Lucchetti, “maturate sull’esperienza delle donne lavoratrici del settore tessile, spesso uniche portatrici di reddito, e sulle particolarità delle catene di forniture della moda, che non hanno confini”.

Nel rapporto presentato oggi viene applicato all’Italia la proposta dell’Europe Floor Wage, a sua volta mutuata dal lavoro dell’Asia Floor Wage Alliance, un metodo di calcolo del salario dignitoso di base transfrontaliero per l’Europa. Il benchmark, spiega Abiti Puliti, è stato calcolato per il comparto moda ma è estendibile agli altri settori produttivi.

ORLANDO: “ITALIA AVANTI IN LINEA CON DIRETTIVA UE”

“Avanti anche in Italia con la direttiva europea sul salario minimo, una pagina importante per l’Europa dei diritti, consapevole delle specificità della realtà italiana. Per questo incontreremo le parti sociali”. Il ministro del Lavoro e delle politiche sociali Andrea Orlando lo sottolinea in un messaggio inviato all’apertura della conferenza “Il salario dignitoso è un diritto universale“, organizzato dalla Campagna Abiti Puliti nella sede romana dell’agenzia Dire.

Il ministro ha fatto riferimento all’accordo sulla direttiva europea raggiunto la settimana scorsa fra i negoziatori del Parlamento e la presidenza del Consiglio dell’Unione Europea.

Orlando ha anche ringraziato la Campagna Abiti Puliti, da anni impegnata nella tutela e nella promozione dei diritti dei lavoratori del settore della moda, soprattutto nei Paesi di produzione, per lo più in via di sviluppo, in quanto attivi in un comparto “strategico per l’economia italiana e centrale nel sistema del Made in Italy”.

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