“Quando la disciplina non l’hai intorno, la devi trovare dentro di te. E così che ho cominciato a praticare arti marziali”. Ha una bella voce squillante il maestro Diego Faccin, classe 1969, quando parlare della sua passione.
Più che una passione, una ragione di vita, un modo di stare al mondo, che Diego ha cercato e cerca da sempre di trasmettere insegnando a Thiene Tai Chi Chuan da 25 anni.
“Il Tai chi è un’arte marziale molto lenta, fluida e armonica – spiega il maestro Diego Faccin –. Consta sempre di una fase di difesa e di contrattacco, ma è tutto molto lento e misurato. Serve a sviluppare la propria energia interiore, a lavorare sulla postura, mediante una respirazione controllata, e sulla concentrazione. Io dico sempre ai miei allievi che è un momento di pura libertà: cercare di eseguire bene il movimento libera la mente; mentre si esegue, si medita. A questa ci sono arrivato dopo avere praticato il Judo per dieci anni, prendendo la cintura nera”.
Maestro Faccin, quali sono le vere origini del Tai Chi ?
Non c’è certezza storica sulle origini del Tai Chi, ma la leggenda racconta di un monaco taoista, Zhang San Feng, che osservò un duello tra un serpente e un uccello rapace. Non vinse la forza delle ali, ma la flessibilità sinuosa del rettile. Da quella scena nacque un principio: non opporre rigidità a rigidità, ma lasciare che la morbidezza, la circolarità e la pazienza diventino strategia. È curioso pensare che un’arte nata dall’osservazione della natura sia sopravvissuta ai secoli, arrivando fino a noi con la stessa forza placida. In merito al tai chi, si potrebbe definire come un continuo gioco tra pieni e vuoti, tra Yin e Yang, tra immobilità e movimento. Tradizionalmente il Tai Chi era concepito come una forma di combattimento interno, dove la forza non derivava dalla potenza muscolare, ma dalla fluidità del movimento, dalla gestione dell’energia interna (il Qi) e dalla capacità di “assecondare” la forza dell’avversario per poi indirizzarla contro di lui. I movimenti lenti e continui, apparentemente innocui, erano in realtà un metodo per sviluppare una forza esplosiva e una reattività istintiva. Questa doppia natura, che combina morbidezza e potenza, ha dato vita a uno stile unico e affascinante.
Perché ci si avvicina al Tai Chi ?
Spesso per curiosità, o perché definito come ginnastica dolce. Ma ridurlo a semplice attività fisica sarebbe come osservare solo la superficie calma di un lago senza immaginarne la profondità. Le sequenze lente, se praticate con costanza, rafforzano i muscoli senza mai sovraccaricarli, migliorano l’equilibrio e riducono il rischio di cadute. Il respiro, sincronizzato con i movimenti, diventa più ampio, regolare, quasi meditativo. Non si tratta solo di tonicità o elasticità. È piuttosto una forma di educazione al rallentamento. Chi lo pratica con regolarità racconta di un miglioramento nella gestione dello stress, di un sonno più disteso, di una concentrazione più nitida. La lentezza, spesso temuta nella quotidianità occidentale, si rivela una risorsa. Il Tai Chi, quindi, non è solo un’attività fisica, ma un vero e proprio percorso di cura e prevenzione. E’ una dimostrazione di come un’antica arte marziale possa trasformarsi in uno strumento di salute e longevità, offrendo un ponte tra il dinamismo del movimento e la quiete della meditazione.Il Tai Chi è adatto a qualsiasi persona?
Sì, è così. Consiglio davvero a tutti di venire a provare, anche a chi è in età più avanzata e crede di non avere più un motivo per andare avanti. Il Tai chi, lavorando con movimenti lenti sulla respirazione, consente di tenere mobili le articolazioni, migliorando il flusso di energia. Avrei potuto perdermi e invece mi sono ritrovato. Ed è possibile a qualunque età, non credete a chi vi dice che è troppo tardi.
F.C .
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