Nove anni dopo l’atleta thienese Alessio Zambon firma un’impresa straordinaria a La Palma: 48° assoluto in 8h34’, migliorando il proprio record di oltre un’ora, su una delle gare più iconiche e dure del panorama mondiale del trail running.
Un crono che non è solo un numero da top-50 in un contesto internazionale d’élite, ma che rappresenta un taglio netto di oltre un’ora rispetto al tempo registrato sullo stesso tracciato nel 2017 (9h46’).
La Transvulcania non è una gara per tutti. Si parte dal livello del mare, dal Faro de Fuencaliente, e si sale lungo la severa e bellissima Ruta del Bastón, accarezzando le creste vulcaniche fino ai 2.400 metri del Roque de los Muchachos, prima di tuffarsi nella picchiata tecnica verso Tazacorte e risalire fino al traguardo di Los Llanos de Aridane. In totale: 73,06 km con 4.350 metri di dislivello positivo.
Che gara è stata?
Una gara velocissima quest’anno, corsa fin dai primi chilometri su ritmi fuori parametro e senza tatticismi. In questo scenario di pura pressione, la vera differenza l’ha fatta la gestione della crisi. È una gara che ti obbliga a stare dentro per tante ore, fisicamente e mentalmente. Puoi prepararti bene, curare i dettagli, arrivare con fiducia, ma nelle gare lunghe c’è quasi sempre un momento in cui qualcosa non va come avevi immaginato. E spesso è proprio lì che si decide il valore della giornata: non quando tutto funziona, ma quando devi trovare una risposta. Per me quel momento è arrivato quando la pancia ha iniziato a darmi qualche problema. In passato, in una situazione così, avrei rischiato di irrigidirmi, innervosirmi, pensare che la gara stesse scivolando via. Questa volta invece sono riuscito a restare lucido. Ho cercato una soluzione, ho ascoltato quello che stava succedendo e ho provato a tirare fuori il meglio possibile dalla giornata. Di questo sono molto orgoglioso.
Come ha costruito il percorso di preparazione per affrontare una gara così lunga e impegnativa?
Sono arrivato a questa gara con un percorso diverso rispetto al passato. Meno basato sul “fare tanto” e più sul dare valore a ogni minuto di allenamento. Da quando sono diventato papà il tempo ha assunto un significato diverso: ogni uscita deve avere un senso, ogni chilometro deve servire a qualcosa. Forse non è stata la preparazione con più volume della mia vita, ma sicuramente una delle più consapevoli. Anche per questo torno da La Palma contento. Non solo per il tempo finale, ma per il modo in cui sono riuscito a viverla. Transvulcania è stata anche l’edizione dei record: David Sinclair ha vinto in 6h32’24”, abbassando il precedente primato di circa 20 minuti, e Blandine L’Hirondel ha vinto tra le donne in 7h43’47”, nuovo record femminile. Anche Lucy Bartholomew, seconda, è scesa sotto il precedente record. Tra gli uomini, i primi sei hanno chiuso sotto il vecchio primato della gara. Questo dà bene l’idea del livello altissimo di questa edizione. Una giornata velocissima, con condizioni favorevoli e un campo partenti davvero internazionale. Davanti si è corso su ritmi fuori parametro fin dai primi chilometri, in una gara senza tatticismi. Io ho vissuto la mia gara in modo diverso. Non ero lì per confrontarmi con chi stava scrivendo la storia davanti, ma per capire che cosa potevo esprimere io, con il mio percorso, la mia preparazione e il mio modo attuale di vivere lo sport.
A distanza di nove anni, cosa è cambiato dal punto di vista motivazionale?
In questi nove anni è cambiato molto. È cambiato il tempo finale, è cambiato il modo di correre, ma soprattutto sono cambiate le motivazioni con cui provo a dare tutto. Nel 2017 c’era tanto agonismo, tanta voglia di guadagnare una posizione in più, quasi a tutti i costi. Oggi l’agonismo c’è ancora, perché resta una parte importante di me, ma è diverso: meno rumoroso, più legato alla voglia di tornare a casa felice, sorridente, senza rimpianti e con ancora più desiderio di continuare a fare questo sport.Cosa è rimasto di più nel suo cuore?
La Palma è un posto che ti resta addosso. I colori del vulcano, il passaggio sulle creste, la discesa infinita verso il mare, il calore della gente a Los Llanos: è una gara che non si limita a misurare la tua prestazione, ma ti fa vivere un’esperienza completa. Ti porta dentro un’isola bellissima, in un ambiente che sembra fatto apposta per ricordarti quanto possa essere potente correre in montagna. Alla fine penso sia questo che cerco dalle gare lunghe: non che tutto vada bene, ma scoprire che so rimanere dentro anche quando qualcosa va storto. Questa volta sento di esserci riuscito. E per me, più ancora del tempo finale, è questa la cosa che conta davvero.
F.C.
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