Il presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, esprime sincero apprezzamento per il messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che richiama ciascuno al valore più profondo della nostra democrazia: essere cittadini significa partecipare, costruire, assumersi responsabilità.

“Ringrazio il Presidente Mattarella per le sue parole, attente e chiare – spiega Stefani -. Il Veneto le raccoglie con gratitudine e, ne sono certo, risponderà al suo invito: ciascuno non si senta impotente di fronte alle sfide, ma si assuma la responsabilità di essere cittadino, per realizzare insieme un futuro di pace” sottolinea il Presidente della Regione.

Fra i tanti messaggi consegnati al Paese, Stefani evidenzia anche il richiamo ai diritti. “La forza della nostra Repubblica sta anche nella sua capacità di riconoscere la libertà delle persone e le autonomie delle comunità, rispettando le identità dei territori. Molto appropriata – insiste il presidente della Regione – anche la sollecitazione sul valore irrinunciabile del Servizio Sanitario Nazionale, che garantisce universalità e gratuità delle cure. In Veneto – chiarisce – abbiamo dimostrato che efficienza e solidarietà possono camminare insieme. Ora è il tempo di potenziare il nostro sistema sanitario, aggiornandolo alle nuove sfide e sfruttando le nuove opportunità offerte dalla tecnologia, per garantire cure sempre più rapide, vicine ed efficaci”.

“Rivolgo al Presidente Mattarella – dichiara infine Stefani – un plauso anche per l’esortazione rivolta ai giovani, affinché siano esigenti e coraggiosi. La Repubblica siamo noi – conclude Stefani – e ogni cittadino, ogni comunità, ogni territorio ha la responsabilità di difenderla e sostenerla, ma, in questa opera comune di tutela e sviluppo, il ruolo da protagonista spetta alle nuove generazioni”.

Cos’ha detto Mattarella

Ha detto che è “ripugnante chi rifiuta la pace“, ha citato Papa Leone XIV, ha ricordato che il 2026 porterà con sè la ricorrenza degli 80 anni della Repubblica italiana (facendo un tuffo nel passato e regalando una carrellata di immagini che parte proprio con il passaggio storico dalla monarchia alla Repubblica) e ha invitato i giovani a essere “esigenti”, “coraggiosi” e a scegliere per il loro futuro. È stato un discorso denso, quello pronunciato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella serata del 31 dicembre 2025, discorso che qualche giornalista ha però definito “più cupo” di altre volte, dove l’appello per la pace si è mescolato ad un ragionamento su “problemi vecchi e nuovi”. Mattarella, che ieri si cimentava con il discorso di fine anno per l’11esima volta, ha parlato per 15 minuti. Come ogni anno, il discorso del Capo dello Stato è stato trasmesso a reti unificate.

LA PACE

“La nostra aspettativa è anzitutto rivolta alla pace. Di fronte alle case, alle abitazioni devastate dai bombardamenti nelle città ucraine, di fronte alla distruzione delle centrali di energia per lasciare bambini, anziani, donne, uomini al freddo del gelido inverno di quei territori, di fronte alla devastazione di Gaza, dove neonati al freddo muoiono assiderati, il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte”, ha detto Mattarella. Che poi ha proseguito: “La pace, in realtà, è un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio. Il modo di pensare, la mentalità, iniziano dalla vita quotidiana. Riguardano qualunque ambito: quello internazionale, quello interno ai singoli Stati, a ogni comunità, piccola o grande. Per ogni popolo inizia dalla sua dimensione nazionale”.

LE PAROLE DEL PAPA

” Leone XIV – cui rivolgo gli auguri più affettuosi del popolo italiano – nei giorni di Natale, in prossimità ella conclusione del Giubileo della Speranza, ha esortato a “respingere l’odio, la violenza, la contrapposizione e praticare il dialogo, la pace, la riconciliazione”. Ha richiamato alla necessità di disarmare le parole. Raccogliamo questo invito. Se ogni circostanza diviene pretesto per violenti scontri verbali, per accuse reciproche, di cui non conta il fondamento ma soltanto la forza polemica, non si esprime una mentalità di pace, non se ne costruiscono le basi”.

GLI 80 ANNI DELLA REPUBBLICA

“Nell’anno che si presenta ricorderemo gli ottant’anni della Repubblica. Ottant’anni sono pochi se guardati con gli occhi della grande storia ma sono stati decenni di alto significato”. Per raccontare il “grande mosaico” degli 80 anni della Repubblica, Mattarella mette in fila diverse immagini e ricordi, uno dopo l’altro, in una sorta di “film della memoria” in cui si parte dai “padri costituenti” e si arriva al “nuovo millennio”. Passando, nel mezzo, per la nascita della Costituzione, il miracolo economico, gli anni del terrorismo e i “simboli della legalità” Falcone e Borsellino.

LO SGUARDO AL FUTURO

“Riflettere su ciò che insieme abbiamo conquistato è la premessa per poter guardare al futuro con fiducia e con rinnovato impegno comune. La consapevolezza di questa storia può conferirci forza per affrontare con serenità le sfide e le insidie del nostro tempo”, ha detto ancora Mattarella. “Vecchie e nuove povertà – che ci sono e vanno contrastate con urgenza – diseguaglianze, ingiustizie, comportamenti che feriscono il bene collettivo come corruzione, infedeltà fiscale, reati ambientali: crepe che rischiano di compromettere proprio quella coesione sociale che consideriamo un bene prezioso di cui disponiamo. Un bene che, tuttavia, non è mai acquisito definitivamente. Un bene per cui siamo chiamati a impegnarci, ognuno secondo il suo livello di responsabilità, senza che nessuno possa sentirsi esentato. Perché la Repubblica siamo noi. Ciascuno di noi. Abbiamo di fronte problemi vecchi e nuovi, accresciuti dall’incertezza del contesto internazionale che attraversiamo. Entriamo, inoltre, oggi, in un tempo in cui tutto diventa globale e interdipendente, dall’economia, all’ambiente, al clima, alle rivoluzioni tecnologiche che investono le nostre vite, ai rischi delle pandemie, alle reti del terrorismo integralista”.

I GIOVANI

La conclusione del discorso di Mattarella è dedicata ai giovani, a cui il Presidente dice: “Qualcuno – che vi giudica senza conoscervi davvero – vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna”.

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