Il grido d’allarme dei ristoratori vicentini: “Un clic può mettere in crisi anni di lavoro. Difendiamo i clienti, ma anche chi ogni giorno rischia e investe”
Una recensione falsa può valere quanto un colpo pesante al bilancio di un ristorante. Un commento negativo lasciato da chi non è mai entrato nel locale, un voto senza spiegazioni, una valanga di giudizi pilotati: nell’epoca delle stelle online anche poche righe sul web possono condizionare le scelte dei clienti e mettere in difficoltà un’attività.
È questo il timore sollevato da Fipe-Confcommercio Vicenza, che chiede maggiore tutela per le imprese della ristorazione dopo la pubblicazione delle linee guida dell’Antitrust sulla nuova normativa contro le recensioni false. La legge sulle piccole e medie imprese aveva rappresentato un primo passo per contrastare un fenomeno sempre più diffuso, ma secondo la Federazione servono ancora correttivi per evitare che il sistema continui a lasciare spazio ad abusi e distorsioni.
“Così com’è, c’è ancora molto da fare perché la normativa sia davvero efficace – spiega Gianluca Baratto, presidente di Fipe-Confcommercio Vicenza – ma è fondamentale che diventi operativa al più presto, perché le recensioni incidono concretamente sulla vita dei nostri locali”.
Un peso tutt’altro che marginale. Secondo le stime della Federazione nazionale, infatti, i giudizi online possono influenzare fino al 30 per cento del fatturato di un ristorante. Un dato che rende evidente quanto una recensione non autentica possa trasformarsi in un danno economico reale.
Nel Vicentino il settore rappresenta una fetta importante dell’economia locale: oltre 4mila imprese e circa 17mila addetti. “Siamo una realtà significativa dal punto di vista occupazionale ed economico – sottolinea Baratto – e chiedere trasparenza e correttezza sulle recensioni è il minimo. Non può essere normale che qualcuno possa giudicare un locale senza averlo mai frequentato”.
La richiesta degli esercenti è precisa: regole uguali per tutte le piattaforme che raccolgono recensioni, stop assoluto ai giudizi incentivati con sconti o premi, maggiore chiarezza sui criteri con cui vengono calcolati i punteggi e sui meccanismi che determinano la visibilità delle attività.
Tra le proposte anche il divieto dei voti anonimi senza motivazione scritta, che impediscono al ristoratore di rispondere e chiarire eventuali problemi, oltre alla creazione di strumenti più rapidi per segnalare e rimuovere contenuti falsi o illeciti.
La nuova disciplina introduce già alcuni paletti: una recensione viene considerata legittima se pubblicata entro 30 giorni dalla fruizione del servizio e se non è legata a vantaggi economici, sconti o regali. Inoltre, la presenza di documentazione fiscale, come uno scontrino o una fattura, rappresenta un elemento che rafforza la presunzione di autenticità. È previsto anche che i giudizi online non restino pubblicati per più di due anni.
Misure importanti, ma che per gli operatori non bastano ancora. L’attesa ora è rivolta al testo definitivo delle linee guida dell’AGCM, dal quale il comparto si aspetta indicazioni più incisive.
“Non pensiamo che una legge possa cancellare completamente il problema – aggiunge Baratto – ma si possono introdurre strumenti capaci di limitare un fenomeno che rischia di crescere sempre di più. Oggi il pericolo è che un singolo utente, un gruppo organizzato o perfino sistemi basati sull’intelligenza artificiale possano condizionare la reputazione di un’attività”.
Ma accanto alle regole resta anche un richiamo al senso di responsabilità dei clienti. “Una critica può essere utile e aiutare un locale a migliorare – conclude il presidente di Fipe-Confcommercio Vicenza – ma bisogna ricordare che dietro ogni ristorante ci sono persone, sacrifici, investimenti e lavoro quotidiano. Se qualcosa non funziona, il confronto diretto con il personale è spesso il modo migliore per risolvere il problema. E quando si decide di lasciare una recensione, dovrebbe sempre essere fatto con correttezza e spirito costruttivo”.
Per i ristoratori la battaglia non è contro le recensioni, ma contro quelle false. Perché un giudizio autentico può aiutare un’attività a crescere, mentre uno inventato può rischiare di rovinarla.
di redazione AltovicentinOnline
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