Pochi, decisamente pochi. Tra poliziotti e carabinieri, 216 ogni 100mila abitanti, il Veneto non sta benissimo secondo l’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani (Ocpi) dell’università Cattolica. Peggio di noi c’è solo la Lombardia. Un quadro amaro, reso ancor più triste da potere di acquisto dei loro stipendi, che fa scappare il personale al Sud.

Il rapporto veneto si ferma a 216 agenti e carabinieri ogni 100 mila abitanti
Lo studio condotto dall’università si basa su dati Istat del 2023 e si conclude in un risultato poco lusinghiero per il Veneto, che si piazza quindi al penultimo posto nella classifica nazionale. Un’analisi che cozza in un territorio dove il tema della sicurezza viene sventolato a spron battuto ma che, a conti fatti, i vari proclami non portano risultati in fatto di una maggiore presenza territoriale di agenti di polizia o carabinieri. A dominare la classifica è il Lazio, con un dato quasi fuori scala: 663,5. Ma la vera sorpresa è il Molise, secondo in Italia con 604,7 divise ogni 100 mila abitanti. Più del doppio rispetto al Veneto. Il Friuli Venezia Giulia è a quota 412,2, il Trentino-Alto Adige a 348,5.
Il Veneto risulta sottodotato. Una fotografia che rischia di diventare ancora più sgradevole mettendo in relazione il numero di forze dell’ordine con quello dei reati segnalati, il Veneto resta nelle ultime posizioni. L’indice è pari a 0,13, penultimo posto insieme all’Emilia-Romagna e appena sopra la Lombardia.

La percezione della sicurezza
Sempre secondo lo studio dell’Ocpi, in Veneto non si dormono sonni tranquilli. Il 18,2% delle famiglie dichiara di non sentirsi sicuro. Un dato che se confrontato con il 10,7% del Molise (la regione che sta messa meglio in fatto di ‘divise’) fa da cartina tornasole sull’insicurezza che vivono le famiglie venete. Stessa cosa in Lombardia, mentre in Emilia Romagna e Toscana questo senso di insicurezza di acutizza di 2 punti percentuali.
Stipendi
Sempre secondo i ricercatori della Cattolica, a penalizzare la percentuale di presenza delle forze di polizia è anche lo stipendio percepito. “Gli agenti in graduatoria, infatti, possono esprimere una preferenza per la sede di assegnazione; questa dipende anche da fattori socioeconomici, tra cui il costo della vita che determina il potere d’acquisto dello stipendio” spiegano. Al Nord, dove il costo della vita è più alto, il personale tende a scappare a favore del Sud. Tutto questo, per l’Ocpi, è la conseguenza di contratti nazionali senza adeguamenti al costo della vita. “Un agente percepisce lo stesso stipendio in euro a Milano e a Potenza, ma il suo potere d’acquisto varia in modo significativo, vista la diversità nel costo della vita per area geografica e per dimensione del centro abitato-spiegano i ricercatori-Per questi motivi, i capoluoghi delle regioni del Nord presentano anche una composizione delle forze squilibrata, con un numero di giovani poco esperti che attendono il trasferimento verso il Sud e un elevato turnover. Infatti, buona parte degli agenti, maturati i requisiti di servizio fuori regione, richiede il trasferimento verso le regioni d’origine e le meno costose, lasciando le zone a rischio di sicurezza (le più costose) con un deficit di agenti rispetto alle esigenze. Infatti, l’età media degli agenti è più bassa nelle questure del Nord, come Milano (38 anni), Torino (40), Bologna (41), Firenze (42), mentre è più alta a Bari (48 anni) e a Cosenza, Chieti, Teramo, Matera e Lecce (tutte a 52 anni)”.

In una regressione tra numero di agenti, ogni 100.000 abitanti, per regione e salario reale regionale, si osserva una relazione positiva: dove le retribuzioni delle forze dell’ordine sono più elevate in termini reali, a causa del più basso costo della vita, il numero di agenti aumenta. Nello specifico, un aumento di 10 euro del salario reale è associato, in media, a circa 6 agenti in più ogni 100mila abitanti. “Anche la regressione tra il rapporto forze dell’ordine/indice di criminalità e il salario reale restituisce un coefficiente positivo e significativo: un aumento del 10% del salario reale è associato a un aumento del 25% del rapporto forze dell’ordine/crimine. “In conclusione, sembrerebbe che parte dell’allocazione degli agenti non segua la domanda di sicurezza, bensì gli incentivi salariali reali-concludono nel loro rapporto i ricercatori dell’Ocpi-Dunque, oltre alle manovre di rafforzamento del personale, un approccio più naturale per colmare le carenze di agenti in determinate aree potrebbe consistere nel riallocare le forze in base alle necessità territoriali, incentivando tale riallocazione tramite l’indicizzazione dei salari al costo della vita regionale”.
di Redazione AltovicentinOnline
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