Dopo anni di promesse mancate e di attese diventate croniche, il governo prova a imprimere una svolta sul nodo più sensibile della sanità pubblica: le liste d’attesa. Il ministro della Salute Orazio Schillaci rilancia la stretta, rivendica i primi risultati del nuovo sistema di monitoraggio nazionale e manda un messaggio netto alle Regioni: con dati trasparenti e strumenti operativi, non ci sono più giustificazioni per ritardi e inefficienze.
In un’intervista a Il Sole 24 Ore, il titolare della Salute sottolinea come, dopo anni di stratificazione delle criticità, oggi esistano “regole chiare stabilite per legge, risorse stanziate e una piattaforma in grado di tracciare i tempi per singola prestazione e per ogni ospedale”. Un salto di qualità rispetto al passato, quando mancava una visione puntuale e comparabile delle performance delle singole strutture.
Monitoraggio puntuale e controlli mirati
Il cuore della riforma è la nuova piattaforma nazionale, che consente di rilevare i tempi di attesa per ciascuna prestazione a livello di singola struttura sanitaria. Non più medie aggregate, ma dati disaggregati, capaci di far emergere criticità specifiche: attese che arrivano a “diverse centinaia di giorni”, agende chiuse – pratica vietata – o un eccesso di prestazioni in intramoenia rispetto a quelle garantite dal Servizio sanitario nazionale.
Per il ministro, i numeri non rappresentano soltanto una fotografia dell’esistente, ma una leva operativa. Servono a sollecitare le Regioni in modo mirato, ad attivare verifiche puntuali e, quando necessario, controlli specifici con il coinvolgimento dei Nas. Il ministero esercita la vigilanza in un confronto costante con i presidenti di Regione, ma il primo livello di responsabilità resta in capo ai direttori generali delle aziende sanitarie.
Intramoenia sotto osservazione
Il tema dell’intramoenia è uno dei punti più delicati. La normativa stabilisce che l’attività libero-professionale non possa superare quella istituzionale e attribuisce ai direttori generali il compito di vigilare, fino alla sospensione dell’attività in caso di violazioni.
Secondo Schillaci non servono nuove leggi, ma l’applicazione rigorosa di quelle esistenti. Se un’azienda sanitaria registra un volume eccessivo di prestazioni a pagamento o mantiene agende chiuse, la Regione deve intervenire. “Non è accettabile – osserva – che prestazioni negate si recuperino in un baleno non appena compare una telecamera”.
Prestazioni nel privato pagando solo il ticket: un diritto
Tra le misure a tutela del cittadino c’è la possibilità, in caso di superamento dei tempi massimi, di ottenere la prestazione nel privato accreditato o in intramoenia pagando esclusivamente il ticket. Una facoltà già prevista, ma applicata in modo disomogeneo sul territorio nazionale.
Il ministro è netto: si tratta di un diritto che deve essere garantito dall’azienda sanitaria. In caso di rifiuto, il cittadino può segnalare e il ministero – assicura – interviene tempestivamente con la Regione interessata. È inoltre in arrivo una campagna di comunicazione per rafforzare la consapevolezza sui diritti degli assistiti.
Cup unificati e ambulatori aperti nei week end
Nel piano nazionale rientra anche l’unificazione dei Cup regionali, con l’obiettivo di integrare tutte le disponibilità, pubbliche e del privato convenzionato. Alcune Regioni hanno già completato il percorso, altre sono in fase di attuazione. Per Schillaci è una sfida decisiva: il privato accreditato deve contribuire pienamente al sistema, senza limitarsi alle prestazioni più remunerative.
Sul fronte organizzativo, tra le leve previste figura l’apertura degli ambulatori la sera e nei fine settimana, con incentivi economici per medici e infermieri. Il ministro cita il caso del Piemonte, dove nel 2025 sono state erogate oltre 250mila visite fuori orario, con un piano già in preparazione per il 2026. Un modello che, secondo il ministero, può essere replicato in altri territori.
Poteri sostitutivi, extrema ratio
Quanto all’ipotesi di ricorrere ai poteri sostitutivi previsti dalla legge in caso di inadempienze regionali, Schillaci parla di soluzione estrema. La priorità resta il lavoro condiviso con le amministrazioni territoriali per imprimere una svolta organizzativa.
Ma il messaggio politico è chiaro: con dati finalmente trasparenti e confrontabili, la stagione degli alibi è finita. Dopo decenni di criticità accumulate, la partita si gioca ora sull’attuazione concreta delle norme e sulla responsabilità gestionale. Gli strumenti, sostiene il ministro, ci sono. Ora la differenza la farà la capacità di usarli.
di Redazione AltovicentinOnline
Stampa questa notizia




