Terapie sempre più efficaci, percorsi di cura personalizzati e una rete assistenziale capace di garantire a tutti i pazienti un accesso equo all’innovazione. È questa la direzione intrapresa dal Veneto nella lotta al mieloma multiplo, una delle più diffuse neoplasie del sangue, protagonista dell’incontro “Percorso di cura e innovazione nel mieloma multiplo: il modello Veneto tra bisogni di salute e soluzioni organizzative”, promosso da Motore Sanità con il contributo incondizionato di GSK.

L’evento ha riunito specialisti, rappresentanti della Rete Ematologica Veneta (REV), associazioni dei pazienti e professionisti del sistema sanitario per confrontarsi sull’evoluzione delle cure e sulle strategie necessarie a coniugare innovazione terapeutica, sostenibilità economica e qualità della vita.

Al centro del confronto il cosiddetto “Modello Veneto”, basato su appropriatezza clinica, integrazione tra ospedale e territorio e attenzione non solo ai risultati terapeutici, ma anche al benessere dei pazienti e al carico assistenziale delle famiglie.

Negli ultimi anni il trattamento del mieloma multiplo ha conosciuto una vera rivoluzione. «Le nuove classi di farmaci hanno migliorato in modo significativo la sopravvivenza e la qualità di vita dei pazienti», ha spiegato Renato Zambello, professore dell’Unità Operativa di Ematologia e Immunologia Clinica dell’Università di Padova e coordinatore della Commissione Mieloma della Rete Ematologica Veneta.

Oggi le combinazioni di inibitori del proteasoma, immunomodulanti e anticorpi monoclonali anti-CD38 rappresentano lo standard nelle prime linee di terapia, mentre l’immunoterapia ha aperto scenari fino a pochi anni fa impensabili. «Gli anticorpi bispecifici diretti contro BCMA o GPRC5D e le cellule CAR-T consentono di ottenere risposte profonde e durature anche in pazienti fortemente pretrattati. Le evidenze scientifiche più recenti indicano inoltre un impiego sempre più precoce di queste strategie, con l’obiettivo di prolungare la remissione e modificare la storia naturale della malattia».

Per Zambello, la disponibilità di numerose opzioni terapeutiche rende fondamentale una gestione altamente specializzata. «La scelta della sequenza terapeutica deve tenere conto delle caratteristiche biologiche della malattia, della fragilità del paziente, delle comorbidità e delle cure già ricevute. È quindi indispensabile un approccio multidisciplinare che coinvolga ematologi, radiologi, anatomo-patologi, farmacisti ospedalieri, infermieri dedicati e altri specialisti per garantire cure realmente personalizzate».

L’evoluzione delle terapie impone però anche un ripensamento dell’organizzazione sanitaria. A sottolinearlo è stato Mauro Krampera, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Ematologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona e coordinatore tecnico-scientifico della Rete Ematologica Veneta.

«Le nuove cure hanno aumentato la sopravvivenza dei pazienti di tutte le età, ma hanno anche reso più complessa la gestione clinica. La sequenzialità dei trattamenti, il follow-up, la gestione delle complicanze e la continuità assistenziale pongono nuove sfide, anche sotto il profilo della sostenibilità economica».

Secondo Krampera, proprio il mieloma multiplo dimostra quanto siano strategiche le reti cliniche regionali. «La collaborazione tra centri specialistici, il coordinamento multidisciplinare e l’integrazione tra ospedale e territorio sono indispensabili per garantire appropriatezza prescrittiva, equità di accesso e sostenibilità. La sfida dei prossimi anni sarà trovare il giusto equilibrio tra efficacia terapeutica, qualità della vita e gestione delle risorse, privilegiando, quando possibile, trattamenti in grado di garantire lunghi periodi liberi da terapia».

Accanto alla medicina, resta determinante anche il contributo del volontariato. Lo ha ricordato Daniela Vedana Spolaor, presidente di AIL Vicenza AViLL, evidenziando il ruolo svolto dalle associazioni nel sostenere pazienti e famiglie.

«La ricerca ha compiuto enormi progressi grazie allo sviluppo di farmaci biologici, anticorpi monoclonali e terapie cellulari. In Veneto la Rete Ematologica Veneta, sostenuta anche dalle sezioni AIL, rappresenta un modello di eccellenza nella ricerca e nella definizione dei percorsi diagnostico-terapeutici».

Accanto al finanziamento della ricerca, AIL continua a garantire servizi essenziali come assistenza domiciliare, supporto psicologico e nutrizionale, accoglienza nelle case alloggio e numerosi interventi a favore dei malati ematologici. «Solo attraverso una stretta collaborazione tra Servizio sanitario e volontariato – ha concluso Vedana Spolaor – è possibile rispondere in maniera sempre più efficace ai bisogni delle persone e delle loro famiglie».

Dal confronto è emersa una convinzione condivisa: il futuro della cura del mieloma multiplo non dipenderà soltanto dall’arrivo di nuove terapie, ma dalla capacità del sistema sanitario di organizzarsi in reti integrate, multidisciplinari e orientate alla persona, affinché l’innovazione possa tradursi in benefici concreti per tutti i pazienti.

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