Undici miliardi di euro in gioco e tredici poltrone pesanti da assegnare. È questa la posta della sanità veneta, e il primo vero banco di prova per il governatore Alberto Stefani. Martedì sera la partita sembrerebbe chiusa, dopo aver scremato 130 candidature e cercato di tenere insieme le diverse anime della maggioranza, lasciando allo stesso tempo un segno personale.

Non è stato facile. Dopo 15 anni di “era Zaia”, Stefani ha dovuto navigare tra malumori e qualche “corvo”. Come l’e-mail anonima arrivata a Palazzo Ferro Fini, che parlava di lobby, vecchi ingranaggi e manovre poco cristalline. Segno che, quando si tratta di certe poltrone, l’esclusione si sente eccome.

Tra riconferme e spostamenti. Cinque direttori sarebbero destinati a non perdere il posto: Carlo Bramezza, ora all’Usl Pedemontana potrebbe spostarsi alla Marca dopo il pensionamento di Benazzi; Mauro Filippi che sembrerebbe restare alla guida di Usl Veneto Orientale, Patrizia Simionato Usl Berica, ma si parla anche di un possibile ritorno alla Polesana, Patrizia Benini Usl Scaligera e Pietro Girardi – Usl Polesana. Accanto a loro, novità e spostamenti calibrati: Mattia Altini, manager proveniente dall’Ausl di Modena, che sembrerebbe destinato a Usl Euganea. Altri possibili cambiamenti interessano Pedemontana, Berica e Scaligera, dove sarebbero dati per certi i nomi di Achille Di Falco, Antonio Maritati e Girardi.

Le Aziende ospedaliere. Per Padova circola il nome di Claudio Pilerci, con Francesco Benazzi possibile commissario per il nuovo ospedale. Per Verona probabile l’uscita di Callisto Bravi e l’arrivo di Mauro Bonin. Per Azienda Zero sarebbe favorito Paolo Fattori: a lui spetterebbe il compito di guidare il ‘cervello’ amministrativo della sanità veneta.

Il direttore generale della Sanità regionale. Massimo Annicchiarico ha dato le dimissioni e resterà fino al 15 aprile. In corsa: Giancarlo Ruscitti e Giovanni Pavesi.

Dal primo marzo, una volta ufficializzati gli incarichi, i nuovi direttori entreranno in carica. Saranno loro a decidere, organizzare, investire e fissare le priorità. A contare, però, non sono i nomi: i cittadini chiedono una sola cosa, semplice e chiara. Che la gestione sia vera, concreta, capace di garantire servizi e qualità. Perché in Veneto, la sanità non è solo numeri e poltrone: è la vita delle persone.

di Redazione AltovicentinOnline

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