Il Nordest vicentino chiama Roma. Con una lettera indirizzata al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, i sindaci dei 17 Comuni soci del Consorzio di Polizia Locale Nordest Vicentino – oltre 116 mila abitanti complessivi – chiedono al governo di mettere fine all’attuale caos normativo sugli autovelox. A firmare, in rappresentanza di tutti, è il sindaco di Thiene Gianantonio (Giampi) Michelusi, presidente del Consorzio Nevi.

Al centro della richiesta c’è il tema dell’omologazione dei dispositivi di rilevazione elettronica della velocità, finito negli ultimi mesi in una zona grigia giuridica dopo una serie di pronunce della Cassazione che hanno ribadito la necessità di una chiara omologazione ministeriale per gli apparecchi in uso sulle strade italiane.

“Vent’anni di investimenti messi in discussione”

Nella lettera, datata 27 maggio 2026, i sindaci ricordano come, in oltre vent’anni di attività del Consorzio, i Comuni abbiano investito “risorse economiche, organizzative e professionali” per rafforzare la sicurezza stradale: più pattuglie, più controlli, ma anche educazione, prevenzione, interventi infrastrutturali, monitoraggio dei tratti più critici e installazione di autovelox e altri sistemi elettronici.

Uno sforzo definito “costante e significativo”, motivato da una convinzione precisa: “la tutela della vita e dell’incolumità delle persone costituisce una priorità assoluta dell’azione pubblica”. Una priorità che, avvertono i sindaci, oggi rischia di essere indebolita dall’incertezza normativa che circonda gli strumenti di controllo della velocità.

L’effetto Cassazione: tra incertezza e rischio sicurezza

Il nodo è il susseguirsi di sentenze in materia di approvazione e omologazione degli autovelox, culminate nei recenti orientamenti della Corte di Cassazione. L’interpretazione più restrittiva ha aperto la strada a contestazioni, ricorsi, annullamenti di verbali e, di riflesso, a una prudente frenata nell’utilizzo degli apparecchi da parte dei Comuni.

Il risultato, scrivono i sindaci, è “una situazione di forte incertezza operativa” per gli enti locali e per gli organi di polizia stradale, con un effetto concreto: “una progressiva riduzione della capacità di controllo e prevenzione, proprio in contesti nei quali i cittadini chiedono con forza maggiori garanzie rispetto ai comportamenti di guida pericolosi”.

Il timore è che, in assenza di un quadro chiaro, le amministrazioni siano spinte a spegnere i dispositivi o a limitarne l’uso, con un impatto diretto sulla sicurezza, specie “nei tratti urbani e periurbani maggiormente frequentati da famiglie, studenti, anziani, pedoni e utenti deboli della strada”.

Non solo multe: la funzione deterrente degli autovelox

Nel testo i sindaci respingono implicitamente l’idea degli autovelox come meri “bancomat” per i bilanci comunali. I dispositivi di rilevazione elettronica della velocità vengono definiti “uno strumento fondamentale di prevenzione e deterrenza”, finalizzato “non alla mera repressione delle violazioni ma alla tutela dell’incolumità pubblica e alla salvaguardia della vita umana”.

Un punto su cui gli amministratori insistono, ricordando che la velocità eccessiva o non adeguata alle condizioni della circolazione resta tra le principali cause di incidentalità e di gravità degli incidenti, come confermato dalle statistiche nazionali.

Da qui l’esigenza, condivisa – scrivono – di operare “nel rigoroso rispetto della legalità, della trasparenza e delle garanzie previste dall’ordinamento”. Proprio per questo, aggiungono, è oggi “indispensabile una soluzione normativa e amministrativa chiara, uniforme e definitiva”.

La richiesta a Salvini: “Subito il decreto sugli autovelox”

Cuore politico della lettera è la richiesta esplicita al ministro Salvini di sbloccare il decreto – “da tempo annunciato” – che deve disciplinare in modo definitivo le procedure di omologazione degli autovelox e degli altri strumenti di controllo elettronico della velocità.

I sindaci chiedono che il Ministero “definisca e renda pienamente operativo il quadro regolatorio relativo all’omologazione dei dispositivi di rilevazione della velocità, superando le attuali incertezze interpretative e assicurando condizioni uniformi sull’intero territorio nazionale”.

Una disciplina chiara, sottolineano, consentirebbe di: garantire la piena legittimità degli accertamenti effettuati dalla polizia locale; tutelare i diritti dei cittadini attraverso procedure certe e trasparenti; sostenere le amministrazioni nelle attività di prevenzione e controllo; valorizzare gli investimenti effettuati in questi anni per la sicurezza stradale; rafforzare le politiche di sicurezza richieste dalle comunità, e contribuire concretamente alla riduzione dell’incidentalità e della gravità degli incidenti.

Sicurezza stradale come “priorità nazionale”

Nelle righe finali, Michelusi , in qualità di rappresentante legale del Consorzio Nevi e portavoce dei colleghi,  rivendica il ruolo dei Comuni nella tutela della sicurezza stradale, ma chiede al governo strumenti “efficaci, affidabili e giuridicamente inattaccabili” per rispondere alle “legittime aspettative dei cittadini”.

La sicurezza stradale, si legge, “deve rimanere una priorità nazionale” e non può essere lasciata in sospeso a causa di incertezze interpretative o ritardi regolatori. Il Consorzio si dice disponibile “per ogni utile confronto” con il Ministero. Ora la palla passa a Roma: dai tempi e dai contenuti del decreto sugli autovelox dipenderà non solo il futuro di migliaia di verbali, ma anche la capacità dei territori di continuare a presidiare, con strumenti adeguati, le strade dove ogni giorno si intrecciano le vite di automobilisti, pedoni e ciclisti.

di Redazione AltovicentinOnline

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