Il crollo delle nascite in Italia non è il risultato di un minore desiderio di diventare genitori, ma delle difficoltà che impediscono a milioni di persone di realizzare il proprio progetto di vita. È questo il messaggio che emerge dal ‘Dossier Natalità 2026: Volere o Potere’, realizzato dalla Fondazione per la Natalità in collaborazione con Istat e presentato a Roma a Palazzo Wedekind, nel corso di un evento patrocinato dall’Inps, alla presenza di Gigi De Palo, Presidente Fondazione per la Natalità, Francesco Maria Chelli, Presidente dell’Istat e Valeria Vittimberga, direttore generale dell’Inps. Il rapporto fotografa un Paese in cui nel 2025 sono nati appena 355.000 bambini, minimo storico dal secondo dopoguerra, con un tasso di fecondità sceso a 1,14 figli per donna, ma dove la rinuncia alla genitorialità è determinata soprattutto da ostacoli economici, lavorativi e sociali.
I MOTIVI DELLE RINUNCE
Le cause della rinuncia sono principalmente economiche e strutturali. Oltre 2,8 milioni di italiani indicano le difficoltà economiche e lavorative come principale ostacolo alla scelta di avere figli. Quasi una donna su due (49,9%) teme conseguenze negative sulla propria carriera in caso di maternità, contro il 24% degli uomini. A questo si aggiunge il peso del welfare con oltre 3 milioni di donne risultate inattive per motivi familiari, contro 151 mila uomini, mentre 763 mila persone rinunciano ai figli anche per la necessità di assistere i genitori anziani. Il rapporto descrive inoltre un Paese sempre più anziano e caratterizzato da uno squilibrio demografico crescente. Nel 2025, a fronte di 355 mila nascite, si sono registrati 652 mila decessi, con un saldo naturale negativo di 297 mila persone. Se da un lato l’Italia vanta una delle aspettative di vita più elevate al mondo (83,4 anni), dall’altro questo primato rischia di mettere sempre più sotto pressione la sostenibilità del sistema sanitario, del welfare e del sistema pensionistico, chiamati a sostenere una popolazione sempre più anziana con un numero sempre minore di giovani.
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