Redazionale

C’è una storia che a Zugliano si tramanda di padre in figlio con la stessa naturalezza con cui si passa una ricetta di famiglia. È la storia della Vecchia Latteria, uno dei ristoranti più amati e longevi dell’Alto Vicentino, che quest’anno festeggia quarant’anni di attività. Una storia che inizia con un uomo straordinario, il Cavalier Francesco Fontana, e con sua moglie Lidia Tessari, e che oggi continua con i figli, i nipoti e le nuore, in quella che tutti nel territorio conoscono oggi con un soprannome affettuoso e preciso: “La Famiglia Meravigliosa”. Da marzo il ristorante ha aperto le sue porte ogni giorno, a pranzo e a cena, per chi vuole semplicemente sedersi a tavola e mangiare bene, una scelta che non è solo commerciale, ma profondamente culturale.

Le radici: il Cavalier Francesco Fontana e Lidia Tessari

Per capire la Vecchia Latteria di oggi bisogna tornare indietro di quarant’anni, a un uomo che di mestieri ne faceva tre. Il Cavalier Francesco

Fontana era ciabattino, gestiva un bar a Fara Vicentino insieme a un negozio di calzature, e nel frattempo lavorava come operaio nella Cartiera Burgo di Lugo di Vicenza. Ma dentro di lui covava una passione che non riusciva a stare ferma: la cucina. Era anche sommelier, uomo di gusto e di visione, con una capacità imprenditoriale rara per quei tempi.
Quando uscì la notizia che era in vendita uno stabile a Zugliano, una vecchia latteria abbandonata da vent’anni, che nessuno voleva perché aveva un piano commerciale difficile da gestire, al cavalier Fontana balenò quella che lui stesso chiamava “una pazza idea”. La comprò, ci aprì un ristorante e ci credette con tutta la forza di chi sa riconoscere il momento giusto. Al suo fianco, sempre, la moglie Lidia Tessari: donna di casa, di valori, di quella tempra silenziosa che

regge le fondamenta delle famiglie venete vere.
La scommessa funzionò. E non si fermò lì. Dopo dieci anni il cavalier Fontana aprì un secondo ristorante a Thiene, La Corte del Belo. Il nome non fu scelto a caso, “il Belo” era il soprannome con cui tutti conoscevano il Cavaliere, e imprimerlo nel nome del locale era un modo per firmare anche quella creazione con la sua identità. Stava completando un terzo ristorante a Breganze, Casa Lidia, dedicato alla moglie, quando venne a mancare prima di vederlo ultimato. Un imprenditore capace di costruire, di espandersi, di immaginare il futuro, e di lasciare ai figli non solo dei ristoranti, ma un modo di essere e di stare nel mondo.
Aveva tre figli, e li aveva cresciuti nella stessa passione. Divise i ristoranti con equità: Ivan prese “La Vecchia Latteria” a Zugliano, Umberto il ristorante “La Corte del Belo” a Thiene, e Oscar “Casa Lidia”, diventata bed and breakfast nel 2020, a Breganze. Tre fratelli, tre locali, una sola radice.

Ivan Fontana: il racconto di una famiglia e di un’epoca

Ivan Fontana, figlio del cavaliere, sommelier come il padre, è una delle voci più capaci di raccontare cosa significhi aver vissuto quella stagione straordinaria e averla portata avanti. Quando parla del padre, lo fa con il rispetto e la gratitudine di chi sa di aver ricevuto qualcosa di grande. “Eravamo inconsapevoli, ma mossi dalla guida del papà,” racconta. “Una bella sfida. Eravamo partiti con l’idea di darsi il cambio qualche weekend a testa, invece il lavoro era tanto e ci siamo trovati a restare.”
I primi tempi la Vecchia Latteria era vista come una semplice trattoria. Poi arrivò la banchettistica, quasi per caso: un ragazzo venne a fare il cuoco, e suo fratello si sposò pochi mesi dopo. Fu il primo matrimonio celebrato nel locale. “C’erano pochi posti per i banchetti in zona,” spiega Ivan, “e quei pochi che c’erano erano vecchi, stavano scomparendo.” La Vecchia Latteria si trovò a rispondere a un bisogno reale del territorio, con numeri che crebbero rapidamente fino a raggiungere i trenta-quaranta matrimoni all’anno, spesso con duecento invitati ciascuno. Ivan ricorda con nostalgia e un filo d’ironia com’era un matrimonio quarant’anni fa in queste terre. “Si mangiava molto. C’era l’orchestra in sala, non come l’intrattenimento di adesso, e si faceva posto tra i tavoli per ballare il valzer, il tango, fino a notte fonda. Caffè e amari a volontà.” Il menù era un’impresa: buffet all’arrivo con fritti, polpette e cicchetti portati da un cuoco arrivato dalla zona di Treviso, che introdusse proprio qui l’idea del grande buffet, quando prima si usavano solo i gingerini e le tartine, poi antipasto, tre primi, la zuppa detta minestra in tingolo, fatta con il bollito avanzato, poi due secondi, il formaggio, la frutta. “Le famiglie contadine volevano il bollito, e a volte i genitori degli sposi portavano le galline da inserire nel menù. Era un’usanza.” Ci si sposava la mattina e si stava a tavola fino alle dieci di sera, poi si ballava fino alle due o alle tre di notte.
Il confronto con il matrimonio di oggi è netto, ma Ivan lo fa senza amaro: “Oggi si fa il buffet, si evita l’antipasto, si fanno più primi, un secondo e poi si scende in giardino per il taglio della torta. Verso mezzanotte si chiude. La gente non si sposa più, o lo fa in pochi. Le cerimonie ci sono ancora, abbiamo addirittura fatto una cerimonia di divorzio, ma i numeri sono cambiati radicalmente. Allora si arrivava a fare anche 40 matrimoni all’anno da 180-200 persone, oggi i numeri sono decisamente cambiati.” Quello che non è cambiato è la loro filosofia che però si scontra spesso con ciò che il mercato oggi chiede. “Oggi le persone vengono confuse dalle molte offerte del mercato,” riflette Ivan. “un esempio sono gli all you can eat, pensando di dare un senso quantitativo a ciò che si spende. Il ristorante viene visto come un posto gourmet dove si mangia poco e si paga tanto. Non è il nostro caso.” E aggiunge: “Ogni tanto cerco di far capire questo anche alle coppie giovani: il ristorante non è solo per le grandi occasioni. È il posto dove la famiglia si concede il piacere di stare bene insieme.”

L’America, la cucina veneta e un parente di Kennedy

Nel 1997 la storia della Vecchia Latteria fece un salto di scala inaspettato. Un avvocato parlamentare dello Stato del Rhode Island, che quando veniva in zona era entusiasta della loro cucina, li invitò in America per un mese intero. Il Cavaliere e Ivan Fontana attraversarono l’Atlantico e girarono i ristoranti americani presentando la cucina vicentina e veneta. Al fianco del Cavaliere c’era anche Marilisa, che Ivan aveva voluto con sé in quel viaggio: i figli piccoli erano rimasti a casa con i nonni materni, e la nonna Maria, per far passare l’attesa, li faceva occupare con un gioco semplice e tenero, passare le noccioline da un vasetto all’altro, una per ogni giorno che passava fino al ritorno dei genitori. “Abbiamo fatto il baccalà, i crostoli, le frittelle, il coniglio, anche se quest’ultimo non fu apprezzato, non erano abituati,” racconta il titolare sorridendo. “I fiori di zucca li stupirono: non sapevano che si potessero mangiare.” Usavano i prodotti italiani che trovavano a Little Italy, pagati carissimi. Ma il risultato fu straordinario: articoli sui giornali, passaggi in radio, riconoscimenti. La cucina di Vicenza era raccontata e cercata. In quel periodo venne a mangiare anche un parente di Kennedy, attratto dalla fama che quella cucina si era guadagnata. Fu, nelle parole di Ivan, “il momento in cui la nostra cucina era riconosciuta e ricercata per la sua qualità e tradizione.” Un episodio che dice molto su cosa fosse, e su cosa sia ancora, la Vecchia Latteria: non un ristorante qualunque, ma un presidio di identità culturale capace di attraversare l’oceano senza perdere nulla di sé.

Dottor Alessandro Fontana: la terza generazione tra stelle Michelin e asili nido

La storia continua con la terza generazione. Il dottor Alessandro Fontana, figlio di Ivan e Marilisa Rizzato, nipote del cavaliere, è il cuoco che oggi porta avanti la cucina della Vecchia Latteria con una formazione che pochi si aspetterebbero da chi poi ha scelto la tradizione sopra tutto. Marilisa, oggi titolare del ristorante, Ivan è in pensione da un paio d’anni, è parte integrante di questa storia fin dall’inizio: era giovanissima quando, ancora fidanzata con Ivan, iniziò ad affiancare la famiglia nel servizio in sala, costruendo mattone dopo mattone quella presenza discreta e fondamentale che tiene insieme un’impresa di famiglia.
Dopo la scuola alberghiera ha frequentato il corso di Scienze della Cultura della Gastronomia e della Ristorazione all’Università di Padova. Tra il 2004 e il 2006, ha fatto stage in due ristoranti stellati: La Peca a Lonigo e il Perbellini a Isola Rizza. Due scuole di altissimo livello, dove ha imparato la precisione, la tecnica, la cura del dettaglio. “Ho visto quel tipo di cucina, sono tornato a casa e ho provato a mettere in pratica quei piatti. Ma la gente che veniva da noi non era abituata, non li comprendeva. E soprattutto abbiamo capito che non era il tipo di vita che volevamo avere. Abbiamo scelto di rimanere fedeli alla cucina tradizionale, così come veniva fatta.”
Una scelta lucida, non una rinuncia. Alessandro ha vissuto la cucina stellata, la conosce e ha scelto di non farla, perché ciò che vuole offrire è qualcosa di diverso: il sapore di casa, la ricetta della nonna, il piatto che evoca un ricordo. Eppure quella formazione non è andata sprecata, si sente nella cura degli ingredienti, nella selezione dei fornitori, nell’attenzione alle materie prime. Per cinque anni, fino all’anno scorso, ha lavorato anche come agente di commercio nel settore della ristorazione e della fornitura alimentare, occupandosi di portare prodotti a ristoranti, hotel e strutture ricettive: una prospettiva inusuale che gli ha permesso di conoscere il mercato, i fornitori, le logiche dell’approvvigionamento. Competenze che tornano utili ogni volta che si tratta di scegliere i migliori ingredienti per la cucina di famiglia.
C’è poi un capitolo della sua storia professionale che sorprende e che dice molto sulla versatilità di questa famiglia. Tramite l’Università di Padova, Alessandro ha svolto uno stage con l’Ulss che lo ha portato a lavorare per tre anni come cuoco in un asilo di Thiene. In collaborazione con il dietista dell’azienda sanitaria, costruiva i menu per i bambini seguendo le linee guida nutrizionali. “La prassi era questa: il cuoco proponeva il menu, il nutrizionista lo aggiustava. Ma una volta capito il meccanismo, veniva approvato subito e si era più veloci per tutto l’anno scolastico. Così rimasi come cuoco per tre anni.” Un’esperienza che gli ha dato competenze precise sulla nutrizione infantile, sul bilanciamento dei pasti, sulle esigenze alimentari delle fasce più giovani. Chi porta i propri bambini alla Vecchia Latteria può quindi stare più che tranquillo: in cucina c’è qualcuno che conosce esattamente come nutrirli bene.

Tania Francesca Fontana: la più giovane, con il mondo in valigia

Sorella di Alessandro, figlia di Ivan e Marilisa Rizzato, Tania Francesca Fontana è la più giovane della famiglia e porta con sé un percorso costruito su esperienze molto diverse tra loro. Ha lavorato in una trattoria dove si serviva a pranzo per gli operai: ritmi veloci, quantità importanti, clienti con fame vera e aspettative concrete. Un banco di prova lontano dalle atmosfere ovattate dei locali di lusso, ma altrettanto formativo.
Perché Tania Francesca conosce anche quell’altro mondo. Ha lavorato all’allora NH Hotel di Bologna e al Grand Hotel Miramonti di Cortina d’Ampezzo, cinque stelle di lusso, dove il servizio è un’arte e le aspettative dei clienti non ammettono mezze misure. Due mondi agli antipodi, entrambi conosciuti dall’interno. Esperienze che, messe insieme, le hanno dato una visione rara: capire cosa vuole davvero chi siede a un tavolo, che sia un operaio con mezz’ora di pausa pranzo o una coppia in viaggio di nozze nelle Dolomiti. “Siamo sempre stati per la famiglia,” dice Tania Francesca. “La famiglia vuol dire tradizione. Quello che abbiamo visto nella nostra famiglia, le usanze, le preparazioni classiche, il ricordo della cucina della nonna, sono i valori in cui crediamo.”

La Vecchia Latteria oggi: 200 coperti, un giardino e una tavola aperta ogni giorno

Il ristorante che oggi accoglie i suoi ospiti a Zugliano sa sorprendere. Duecento coperti, un interno curato ed elegante, e un giardino esterno che negli anni è diventato una delle location più apprezzate dell’Alto Vicentino per matrimoni e cerimonie. Spazi verdi, ben tenuti, con quella bellezza discreta che si sposa con l’emozione dei grandi giorni. Chi ha scelto la Vecchia Latteria per il proprio matrimonio lo ricorda non solo per il cibo, ma per l’atmosfera, la luce, il senso di cura che si respira in ogni dettaglio, l’ospitalità.
La Vecchia Latteria rimane un punto di riferimento per chi cerca un luogo elegante e accogliente per i momenti più importanti della vita. Il locale si presta bene anche ad eventi di ogni tipo, e la famiglia continua ad accoglierli con la stessa cura riservata ai grandi banchetti di un tempo. Ma da marzo è cambiato qualcosa di significativo: la famiglia Fontana ha deciso di aprire le porte ogni giorno, a pranzo e a cena, per chiunque voglia semplicemente venire a mangiare bene. Nessuna occasione speciale richiesta. La domenica, in particolare, è pensata per le famiglie: il pranzo domenicale, quello vero, quello che una volta si faceva sempre e che oggi si è perso tra mille impegni. La Vecchia Latteria vuole essere il posto dove quella tradizione rivive, dove i nonni portano i nipoti, dove ci si ritrova tutti attorno a un tavolo come si faceva un tempo.
Il menu parla chiaro: cucina veneta della tradizione, ingredienti del territorio, carni di maiale da aziende agricole locali, asparagi di stagione, filiera corta. Il baccalà, storico piatto forte della casa, è ancora in carta, piccola resistenza culturale portata avanti con convinzione. I dolci sono classici e preparati con cura: il tiramisù è fatto in casa, con prodotti locali, come vuole la tradizione. La carta dei vini e la carta delle birre sono costruite con un occhio di riguardo al territorio, etichette venete, birre artigianali della zona, senza rinunciare a proposte più ampie per chi cerca qualcosa di diverso.

 

 

Una missione culturale: riportare la tradizione a tavola

C’è una frase che torna spesso nei racconti di questa famiglia e che riassume meglio di qualsiasi slogan il senso di ciò che fanno: “Siamo sempre attorno alla tavola, insieme.” La tavola come simbolo che unisce, che rafforza i legami, che dà senso al tempo condiviso. “Una volta le trattative aziendali più importanti si svolgevano a tavola,” ricorda Ivan. “Molti imprenditori di questa zona hanno concluso affari seduti qui. Ora ci si incontra nelle mense aziendali. C’era più voglia di parlare, di confrontarsi. Ora c’è molta fretta.” La Vecchia Latteria vuole essere un antidoto a quella fretta. “Viviamo in un mondo di esagerazione,” riflette Ivan, “e perdiamo il fondamento dei bisogni primari.” Il ristorante, ricorda Alessandro, nasce proprio da lì: le prime trattorie erano locande dove ci si fermava a dormire, e il pasto era una necessità vera, concreta, umana. Ritrovare quel senso, mangiare bene, stare bene insieme, è la missione che questa famiglia porta avanti da quarant’anni.
I giovani, racconta la famiglia con soddisfazione, stanno riscoprendo questo valore. Contro ogni aspettativa, molti ragazzi sono attratti dal fascino di quegli anni, vogliono sapere com’era, cercano autenticità. La terza generazione della famiglia Fontana, cresciuta tra ristoranti stellati e asili nido, tra hotel di lusso e trattorie per operai, ha trovato la sua risposta: non rinnegare il passato, ma rimetterlo a nuovo. Stessa traccia, stessa idea di fondo, continuità con le radici, ma con gli occhi aperti sul presente.
“Il ritratto della famiglia italiana,” li chiamano. E il soprannome “La Famiglia Meravigliosa”
non è un’autocelebrazione, è il riconoscimento che il territorio ha dato spontaneamente a una famiglia che incarna davvero quei valori. Chiassosa tra le loro mura di casa a volte, come tutte le famiglie vere. Capace di battibeccare e di tornare in armonia. Ma sempre lì, sempre insieme, sempre attorno alla tavola.
La Vecchia Latteria è a Zugliano, aperta ogni giorno a pranzo e a cena.

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